A spasso per Ravello

Da Ravello, levata verso il cielo della costiera amalfitana, lo sguardo ammaliato incontra alberi, tetti e guglie poi cade a precipizio sul mare, sul panorama azzurro costellato di imbarcazioni.
Pietre e decorazioni del Duomo cantano di epoche passate, pronte a lasciare l’attenzione al mistero del sangue di San Pantaleone. A pochi passi, Villa Rufolo è araba come Cordoba o Granada, normanna come una città di Puglia, mediterranea come i roseti che la impreziosiscono. Diremo che non c’è un’unica stagione per visitare questo centro. Una fugace passeggiata primaverile, persino invernale, non avrebbe nulla da invidiare a quella estiva, anzi il paese si risveglia come un’alba quando va tramontando il turismo balneare.

Scalinate e chiese, taverne e squarci panoramici costituiscono un composito patrimonio artistico, paesaggistico, culinario e storico che non conosce crisi e svalutazioni. Si contendono la piazza il Duomo e la Villa Rufolo.

Il primo edificio risale all’anno Mille. Dal bel portale in bronzo, opera di Barisano da Trani, intarsi marmorei e due amboni con raffigurazioni bizantine arricchiscono l’interno. Quello a destra è opera di Nicola di Bartolomeo da Foggia, è datato 1272 e presenta geometrie raffinate, mentre quello a sinistra mostra una raffigurazione dell’episodio biblico di Giona con la balena.

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Dalla navata sinistra del duomo si accede ad ambienti adibiti a museo con opere pittoriche e scultoree. Bellissimi il polittico di Giovanni Filippo Criscuolo e le opere di Giovanni Angelo e Giovanni Antonio D’Amato. Famoso anche l’altorilievo in marmo del XIII secolo raffigurante un “falconiere”. La vera attrattiva è però il busto marmoreo di Sichelgaita, opera di Nicola di Bartolomeo da Foggia. Questa “testa muliebre con diadema” è indicata dai critici come capolavoro dell’arte duecentesca meridionale ed è facile capire il perchè.

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Sempre sulla sinistra del presbiterio vi è una cappella del XVII secolo, dove è conservata l’ampolla contenente il sangue di San Pantaleone. Tra numerosi reliquiari, nella cappella del Santo si può anche ammirare l’opera di Girolamo Imperiali “Martiroio di San Pantaleone” risalente al 1638. Ma a rapire l’attenzione è sicuramente l’ampolla che è al centro del miracolo dello scioglimento del sangue: il 27 luglio di ogni anno, infatti, lo strato di sangue, abitualmente opaco, contenuto nel reliquiario sigillato, diviene limpido e trasparente, d’un color rosso rubino.

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Poco distante, l’antica Villa Rufolo, giunta a noi nelle sembianze dei restauri ottocenteschi voluti dallo scozzese Francis Neville Reid, cattura il nostro sguardo con la Torre Maggiore che compete in altezza col campanile del Duomo. Varcato l’ingresso si accede al Chiostro Moresco ed maestosi giardini e sembra di stare a Cordoba. Il belvedere, il bagno turco, il pozzo e la sala da pranzo ci riportano nel pieno del romanticismo ottocentesco. Oltre ad essere stata citata da Giovanni Boccaccio nel “Decamerone”, questa villa ispirò anche il celebre musicista Richard Wagner che qui immaginò il “giardino di Klingsor” nel secondo atto del Parsifal.

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Autore articolo e foto: Angelo D’Ambra

 

 

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