Avigliana medievale, antica sede della corte sabauda

La città di Avigliana, ubicata lungo la Via Francigena, con il suo magnifico centro storico, i due laghi e la sua storia rappresenta la “perla della Val di Susa”. Tra il XII ed il XV secolo ha ospitato la corte dei Savoia nei periodi in cui essi risiedevano al di qua delle Alpi. Grandi figure, tra le quali il Beato Umberto III ed il “conte Rosso” sono associate a questa città; il castello ed il borgo medievale sono oggi la testimonianza di questo periodo glorioso. Con questo scritto faremo vivere al lettore l’epoca sabauda aviglianese, concludendo con una passeggiata tra gli edifici simbolo di quest’epoca.

I SAVOIA AD AVIGLIANA

Il legame tra i Savoia e la Valle di Susa iniziò nel 1046 quando Adelaide di Susa, figlia del marchese Olderico Manfredi II, sposò Oddone, quartogenito di Umberto I Biancamano, il fondatore della dinastia. Nel patrimonio dei Savoia entrarono così il Marchesato di Susa, il Passo del Moncenisio, la Contea di Torino, la Valle d’Aosta e le Contee di Albenga e Ventimiglia. Questo vasto territorio comprendeva il Castello di Avigliana, fatto edificare nel 924 dal marchese di Torino Arduino III detto “il Glabro”, bisnonno di Adelaide, alla quale si deve la costruzione del Borgo Nuovo, nato per unire il castello con il preesistente Borgo Vecchio, posto più in basso. Avigliana era l’ultimo caposaldo del dominio sabaudo e per la sua importanza non venne mai infeudata a vassalli, ma rimase sempre sotto il controllo dei sovrani, che ne fecero una sede di castellania con giurisdizione su 11 comunità vicine, tra queste: Giaveno, Coazze, Sangano e Reano. Quando il conte non c’era, nel maniero risiedeva un castellano da lui nominato.
Adelaide formalmente era marchesa, mai nei documenti ufficiali le veniva attribuito il titolo di contessa in quanto quello di marchese presupponeva l’uso delle armi, mansione poco consona per una donna. Rimasta vedova non dopo il 1060, governò prima per conto dei figli e poi del nipote Umberto II, destreggiandosi tra conti, vescovi e papi sempre in perenne lotta tra di loro. Per la sua abilità nel regnare fu adorata dalla popolazione, che affettuosamente la chiamava la “marchesa delle Alpi Cozie”.
Con la morte della nobildonna nel 1091, suo nipote e successore Umberto II perse le contee di Albenga e Ventimiglia, importanti sbocchi sul mare e molte altre città, tra le quali Rivoli ed il capoluogo del Piemonte, che finirono nelle mani dei vescovi di Torino.

COM’ERA FATTO IL CASTELLO DI AVIGLIANA

Il maniero, costruito nel 924, fu dimora dei Savoia fino al 1418, quando assunse la funzione di fortezza difensiva. Distrutto e ricostruito molte volte, nel maggio 1691 viene demolito definitivamente dalle truppe francesi del maresciallo Nicolas de Catinat con l’uso delle mine e mai più ricostruito in quanto aveva perso la sua importanza strategica. Le uniche due rappresentazioni di com’era la rocca ai tempi della corte aviglianese sono il dipinto nella Sala dei Tondi di Palazzo Cisterna a Torino e l’affresco quattrocentesco che ancora oggi si può ammirare nella Chiesa di San Pietro ad Avigliana. Ubicato sulla cima del Monte Pezzulano a 467 metri di altezza, il complesso era formato da una doppia cinta fortificata. Quella esterna, tramite un percorso obbligato, protetto da piccole torri, conduceva all’ingresso, controllato da una robusta torre a pianta quadrata, tramite la quale si entrava nell’area del dongione, dove si trovavano diverse costruzioni in comunicazione tra loro. La corte alta era rivolta verso il paese ed ospitava gli ambienti di rappresentanza, come gli appartamenti del signore e l’aula magna, dalla quale, mediante un ponte, si accedeva al cammino di ronda ed alla cappella dedicata a Santa Maria Maddalena. La corte bassa ospitava invece i locali di servizio come la cucina, i magazzini, le stalle e la cisterna. Oltre al castello i Savoia disponevano in città anche di altre residenze, tra le quali la Casaforte del Beato Umberto III in Via XX settembre. Non ha nessun legame con la dinastia l’edificio detto “Casa del Beato Umberto III”, che realtà era un ospedale per i pellegrini.

AMEDEO III

Il conte Amedeo III, bisnipote di Oddone e Adelaide, soggiornò a lungo nel Castello di Avigliana e nel 1139 concesse alla cittadina i primi Statuti degli Stati Sabaudi, un insieme di franchigie per gli abitanti del Borgo Nuovo. Vennero inoltre stabilite le materie di competenza del conte e quelle dei tribunali: il sovrano decideva in merito a fatti gravi come omicidi ed adulteri ed i cittadini aviglianesi potevano portare i loro debitori davanti al gastaldo e se questi continuavano a non pagare, venivano spogliati e fustigati nudi in piazza. Le donne non potevano seguire i funerali in chiesa ed alla morte del marito ereditavano solo la loro dote. Nuove franchigie furono concesse nel 1146 e permisero lo sviluppo del commercio e dell’artigianato. Il conte fondò inoltre l’Abbazia di Altacomba, fatta restaurare nel 1824 dopo le devastazioni della Rivoluzione Francese dal suo discendente re Carlo Felice.

UMBERTO III E LA SITUAZIONE GEOPOLITICA IN VALUSA

Umberto III, figlio di Amedeo III e Matilde di Albon, nacque nel Castello di Avigliana il 4 agosto 1136. Suo padre, prima di partire per la Seconda Crociata, lo affidò alle cure di Sant’Amedeo di Losanna, abate di Altacomba; sua sorella maggiore Mafalda fu la prima Regina consorte del Portogallo.
Durante il suo regno Umberto dovette affrontare sfide difficilissime ed un acerrimo nemico: l’imperatore Federico Barbarossa; va ricordato che in quel periodo Torino e Rivoli  erano controllate dai vescovi, mentre l’alta valle della Dora, il Colle del Monginevro, Bardonecchia e Pragelato erano dei Delfini di Vienne, discendenti dai signori di Albon ed il confine era a metà strada tra Chiomonte e Gravere, lungo il corso del torrente Clarea. Nel 1349 Umberto II, signore del Delfinato, cedette i suoi possedimenti al Regno di Francia e queste terre diventarono dei Savoia soltanto nel 1713 con il Trattato di Utrecht.
Umberto III salì al trono nel 1148 e dovette subito affrontare il vescovo di Torino Carlo I, il quale, sostenuto da Federico Barbarossa, reclamava Avigliana e molti territori dell’ex Marca Arduinica. L’imperatore, irritato dall’appoggio dato da Umberto alla Lega Lombarda, confermò l’autorità del vescovo su diverse città come Chieri, Rivoli, Giaveno ed Avigliana, ma nel marzo 1168 subì una grande umiliazione: costretto a fuggire da Roma a causa della peste, per transitare dal Moncenisio dovette restituire al conte di Savoia i possedimenti tolti. Se i rapporti tra i due sovrani parvero rasserenarsi nel 1178, si deteriorarono nuovamente nel 1184, quando il vescovo di Torino accusò Umberto di avergli sottratto i castelli Avigliana, Pianezza e Rivalta. Enrico VI, figlio del Barbarossa, scese allora in Italia, distrusse il maniero di Avigliana e dichiarò Umberto III decaduto da tutti i suoi feudi, non osando però toccare la Moriana e la Savoia. Il conte di Savoia morì a Chambéry il 4 marzo 1189 e fu il primo sovrano sabaudo ad essere seppellito nell’Abbazia di Altacomba. Durante il suo regno fece edificare nel 1171 il Castello di Collegno e nel 1188, con l’intento di creare una foresteria per i pellegrini e un lazzaretto per coloro che erano afflitti dal fuoco di Sant’Antonio, fece costruire lungo la Via Francigena, tra Rivoli e Avigliana, la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso. Il sovrano venne beatificato nel 1838 da Papa Gregorio XVI.

IL CONTE VERDE

Avigliana tornò saldamente nelle mani dei Savoia con il figlio di Umberto III, Tommaso I. Un altro sovrano emblematico per queste zone fu Amedeo VI, detto il “conte Verde” per il colore con cui amava abbigliarsi; trisnipote di Tommaso I, diede origine a molti simboli sabaudi, tra i quali blu Savoia, ancora oggi usato nelle maglie delle nazionali sportive italiane. Egli il 20 giugno 1366 dovette partire per la crociata contro i turchi voluta da Papa Urbano V per prestare aiuto all’imperatore bizantino Giovanni V Paleologo; la flotta era composta da 17 navi e 2000 uomini ed era guidata dalla galea veneziana del conte, sulla quale volle che accanto allo stendardo famigliare rosso-crociato in argento, sventolasse una bandiera azzurra con raffigurata l’effige di Nostra Signora in campo seminato di stelle oro. Da questo atto di fede, il colore azzurro divenne la tinta ufficiale della Dinastia Sabauda.
Con Amedeo VI gli interessi sabaudi si spostarono a Rivoli, città conquistata nel 1280, che divenne una delle capitali itineranti. Nel settembre 1350 al Castello di Rivoli, in occasione delle nozze tra sua sorella Bianca e Galeazzo Visconti, Amedeo creò l’Ordine del Cigno Nero, l’antenato dell’Ordine del Collare, fondato dal conte nel 1362 per riunire i cavalieri più valorosi nella difesa della fede e della giustizia. L’obiettivo era quello di tenere uniti i nobiluomini, facendo in modo che ponessero le loro armi a servizio del sovrano. L’onorificenza nel 1518 divenne l’Ordine della Santissima Annunziata ed è ancora oggi la massima decorazione di Casa Savoia, paragonabile per importanza all’Ordine della Giarrettiera. L’attuale Gran Maestro è Vittorio Emanuele IV di Savoia. Ad Amedeo VI è anche legata la triste vicenda di Filippo II di Savoia-Acaia: il principe, per vendicarsi della sua esautorazione da poteri e possedimenti a favore del fratellastro Amedeo, saccheggiò il borgo di Sant’Ambrogio, appoggiato dall’abate Pietro III della Sacra di San Michele.  Il “conte Verde” lo fece rinchiudere nelle carceri del Castello di Avigliana e giustiziare per annegamento nelle acque del Lago Grande il 21 dicembre 1368. Il suo fantasma aleggerebbe ancora oggi sulle acque. Il “conte Verde” punì anche i monaci benedettini della Sacra di San Michele, chiedendo al papa la soppressione dell’autorità dell’abate. Per l’edificio religioso iniziò così il lungo periodo della commenda e della decadenza, che terminò nel 1836. Amedeo VI morì il primo marzo 1383 nel Castello di Santo Stefano di Campobasso, dove stava effettuando una spedizione militare. La sua salma imbalsamata venne posta in una cassa di cipresso ed imbarcata su un veliero verso il Piemonte, ma il viaggio fu disturbato da tempeste. Il marchese Lazzarino I di Finale Ligure, in cattivi rapporti con i Savoia, impedì al feretro di sbarcare nel suo territorio.

IL CONTE ROSSO

Se il “conte Verde” preferiva il Castello di Rivoli, la moglie Bona di Borbone era molto legata ad Avigliana. Per avere un erede maschio era solita pregare davanti al pilone votivo raffigurante l’icona della Madonna del Latte, sulla riva del Lago Grande. Il suo desiderio venne esaudito ed il 24 febbraio 1360 nel castello nacque il figlio Amedeo. La contessa volle che l’edicola di fronte alla quale aveva pregato fosse trasformata in una cappella; nacque così il Santuario dei Laghi, edificio che nei secoli rimase molto legato a Casa Savoia. Amedeo succedette al padre nel 1383 e fu chiamato il “conte Rosso” per il fatto che ricevuta la notizia della nascita del primogenito, il futuro Amedeo VIII, vestì abiti rossi per festeggiare, abbandonando così il lutto per la morte del genitore. Tra i successi del “conte Rosso”, va ricordato l’ottenimento dello sbocco sul mare: nel 1388 riuscì infatti a conquistare la città di Nizza, nominando i Grimaldi come suoi governatori sabaudi e signori di vari feudi adiacenti.

IL DECLINO

A partire dal XV secolo terminò per il castello l’epoca dei fasti di Casa Savoia e l’edificio assunse il ruolo di una fortezza difensiva. Il 10 agosto 1449 il maniero vide ancora la nascita di Bona di Savoia, figlia del duca Ludovico I e di Anna di Cipro. Bona nel 1468 sposò il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza. Suo fratello Luigi, sposando la cugina Carlotta di Lusignano, portò alla Dinastia Sabauda, anche se solo formalmente, i titoli di re di Cipro, Gerusalemme e Armenia. Su Cipro regnò infatti ancora Giacomo II, fratellastro di Carlotta, la cui vedova Caterina Corner nel 1489 cedette l’isola alla Repubblica di Venezia. Il Castello di Avigliana venne attaccato dai francesi nel 1536 e restaurato da Carlo di Castellamonte nel 1629. Nel 1691 venne distrutto completamente da Nicolas de Catinat e mai più ricostruito, in quanto aveva perso la sua importanza strategica. I Savoia, pur mantenendo l’interesse per il Santuario del Laghi di Avigliana, quando erano in zona soggiornavano infatti nel trecentesco Castello di Giaveno. L’ultima visita di un membro del casato nella cittadina fu quella del principe Umberto il 5 settembre 1926.

LA MEMORIA DELLA CORTE OGGI

La memoria della Corte Sabauda oggi rivive grazie al Palio Storico dei Borghi, un evento che si tiene a giugno e prevede cene e spettacoli medievali, rievocazioni storiche, stand enogastronomici e giochi per ragazzi. Protagonisti sono gli otto borghi storici: Borgo Vecchio, Borgo Sant’Agostino, Borgo Paglierino, Borgo Pertusera, Borgo Drubiaglio, Borgo San Pietro, Borgo Bertassi e Borgo Nuovo. Vi partecipano circa 500 figuranti e l’evento più importante è la grande corsa di cavalli che assegna il palio al borgo vincitore. Questa manifestazione si basa su un fatto storico: nel 1389 Valentina Visconti, figlia del duca Gian Galeazzo, partita da Pavia per recarsi a Parigi a conoscere il suo sposo, il principe Luigi di Valois, figlio di re Carlo V, passò da Avigliana. Qui il “conte Rosso”, insieme al cugino Amedeo di Savoia-Acaia, organizzò grandi festeggiamenti che durarono più giorni, videro la presenza di tutti i nobili della zona e si conclusero con un torneo di giochi ed un palio dei cavalli.

UNA PASSEGGIATA NEL CENTRO STORICO DI AVIGLIANA

Una passeggiata ad Avigliana, sulle tracce del periodo sabaudo, non può non iniziare in Borgo Vecchio, precisamente in Via Alliaud, dove si trova la “Casa del Beato Umberto III”; un imponente edificio tardomedioevale, articolato in un corpo centrale e in maniche laterali, erette a delimitare un’ampia corte centrale. Questa casaforte aveva una funzione residenziale e difensiva ed era abitata da una famiglia prestigiosa. La tradizione vuole che il sovrano sia nato in questo edificio il 4 agosto 1136, anche se molto probabilmente esso vide la luce nel castello. Di fronte si trova l’edificio detto “Casa del Sale”, dalla caratteristica forma allungata con archi e bifore. In onore del conte la piazzetta prospiciente è stata denominata Largo Beato Umberto. Poco più avanti è possibile ammirare la trecentesca Casa Senore, caratteristica per il paramento murario a spina di pesce, il portico con archi a sesto acuto ornati da cornici in cotto e capitelli in pietra e le eleganti bifore al primo piano. Questi edifici, anche se visibili solo dall’esterno, meritano di essere ammirati. Il centro storico è disseminato di porte e murature, che facevano parte del sistema difensivo della cittadina medievale, realizzato in tempi diversi a partire dall’XI secolo. L’itinerario sulle tracce della Dinastia Sabauda prosegue attraverso la Porta di Santa Maria verso la piazza soprastante, dove si trovano magnifiche costruzioni medievali ornate da decorazioni gotiche in cotto del XV secolo. La Parrocchiale di Santa Maria Maggiore, risalente al XII Secolo, è nata come pieve del castello ed in età medioevale era sede delle pubbliche assemblee annuali della comunità aviglianese, che si tenevano il giorno dell’Epifania. La grande salita termina alla Casa di Porta Ferrata, risalente al XV secolo e riprodotta per la sua bellezza da Alfredo d’Andrade nel Borgo Medievale di Torino. Dell’edificio originario purtroppo, non resta che la facciata, caratterizzata da eleganti bifore trilobate e da un portico con arcate a sesto acuto rette da pilastri tondi in muratura, a loro volta coronati da capitelli scolpiti con figure fantastiche.
Si giunge quindi in Piazza Conte Rosso, contornata da edifici a portici ogivali con riprese architettoniche barocche. Questa piazza nel medioevo era sede di mercati e fiere. Spiccano le botteghe ed i laboratori artigianali, che permettono di riscoprire il sapore delle cose di un tempo. Da vedere anche il Palazzo del Municipio, con la sua caratteristica manica trecentesca, il pozzo monumentale del secolo XIV ed il seicentesco Oratorio di Santa Croce. Dalla piazza di può ammirare il castello, oggi diroccato, dove nacque Amedeo VII. Accessibile liberamente, gode di una vista mozzafiato che comprende i due laghi, il centro storico e la Sacra di San Michele; nelle giornate serene anche il Castello di Rivoli e la Basilica di Superga.
Scendendo, il percorso prosegue poi alla Chiesa di San Giovanni, risalente al XIII secolo. Cela molti tesori come gli splendidi affreschi quattrocenteschi, una raccolta di tavole opera di Defendente Ferrari ed un pulpito ligneo splendidamente intagliato. Adiacente alla chiesa, la Torre dell’Orologio, di forma ottagonale e risalente a fine 1300. Passando sotto Porta San Pietro, caratteristica per la sua muratura a mattoni e pietre coronata dalla merlatura ghibellina, la visita prosegue in Via San Pietro, dove si trova la Chiesa di San Pietro, risalente al IX secolo e costruita su un preesistente tempio pagano. Al suo interno possiamo ammirare numerosi cicli di affreschi realizzati fra XII e XVI secolo, tra i quali uno rappresentante il castello, rara testimonianza di come fosse realmente il baluardo di Casa Savoia.
Il percorso sabaudo prosegue al Santuario della Madonna dei Laghi, costruito in stile barocco tra il 1622 e il 1642 per volontà dei duchi di Savoia Carlo Emanuele I e Vittorio Amedeo I. Da qui si gode di una stupenda vista sul Lago Grande. Il pilone dove si recava in preghiera Bona di Borbone si trova nella parte retrostante l’altare maggiore e l’immagine è stata rimaneggiata nel 1447. La chiesa custodisce magnifici dipinti donati nel Seicento dal cardinale Maurizio di Savoia, tra questi: la grande tela che raffigura San Michele nell’atto di sconfiggere Lucifero, opera di Antonio Maria Viani e il “San Maurizio” di Guido Reni. Veramente splendidi sono il polittico di primo Cinquecento dell’altare maggiore, opera di Defendente Ferrari  ed il monumento funebre in marmo del conte Ludovico Provana, vero e proprio capolavoro di scultura seicentesca.
Ultima tappa di questo “viaggio sabaudo” è la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, fatta edificare dal beato Umberto III nel 1188. Ubicata nel territorio del Comune di Buttigliera Alta, è uno dei monumenti medievali più importanti e meglio conservati del Piemonte. Il nome Ranverso deriva dal fatto che la chiesa è rivolta verso nord. Il complesso, che per potenza rivaleggiava con la Sacra di San Michele, fino al 1776 è stato gestito dagli Antoniani, per poi venire assegnato da Papa Pio VI all’Ordine Mauriziano, che lo detiene tutt’oggi. La Precettoria custodisce pregevoli affreschi realizzati nel Quattrocento da Giacomo Jaquerio, il maggior rappresentante della pittura tardo gotica in Piemonte ed un pentittico del Defendente Ferrari, donato il 17 gennaio 1531 dagli abitanti di Moncalieri come voto dopo un’epidemia di peste.

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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