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Capitolare di Quierzy dell’877

Alla vigilia della partenza per l’Italia, dove andava a prendere quella corona imperiale che gli era stata assegnata da Papa Giovanni VIII con il concorso dei Romani e dei grandi, laici ed ecclesiastici, del Regno Longobardo italico, Carlo il Calvo emanò uno dei testi di legge più famosi della storia del diritto feudale e dell’intero Medioevo: il Capitolare di Quierzy-sur-Oise (877).

Come è stato giustamente notato, però questo capitolare non istituì (come troppo spesso si dice) l’ereditarietà dei benefici maggiori, cioè dei comitati. Esso si limitò a prendere atto, senza nemmeno ratificarlo fino in fondo, di uno stato di fatto che comportava un duplice stravolgimento: della nozione di carica pubblica e della natura del beneficio.

Nei decenni precedenti, diffondendosi sempre più l’uso di giuramenti prestati in cambio di un bene materiale, ossia i giuramenti di vassallaggio, i conti, vassalli dei re e degli imperatori carolingi, presero ad intendere come beneficio non solo le terre e i diritti connessi alla carica di conte, ma la carica stessa (e la circoscrizione territoriale ad essa collegata); con ciò determinando un cambiamento netto della sua natura.

Contemporaneamente, la spinta ad intendere in senso ereditario i benefici in genere, e le cariche di conte in particolare, divenne sempre più forte. All’incrocio di queste due tendenze, lo stato si sarebbe trovato spogliato della sua capacità di gestire la funzione pubblica fondamentale, quella del conte, ormai nelle mani di un’aristocrazia ereditaria, dalle quali non poteva essere strappata se non a prezzo di conflitti sanguinosi del tutto fuori della portata delle forze, sempre più deboli, degli ultimi Carolingi.

A Quierzy, Carlo il Calvo dovette tenere conto degli umori dei suoi seguaci, preoccupati di ciò che poteva accadere nel Regno franco occidentale in loro assenza; per cui creò una sorta di comitati di gestione, che dovevano garantire, in caso di scomparsa di un conte, che nulla sarebbe stato fatto fino al ritorno del re e dell’esercito: in pratica prefigurando il diritto degli eredi (che magari erano in Italia con lui) a succedere al padre. Lo stesso dovevano fare i conti con i loro uomini. Nel discorso pronunciato in occasione dell’emanazione del capitolare, poi, Carlo fu ancora più chiaro, affermando esplicitamente il diritto ereditario delle famiglie comitali.

 

Autore articolo: Davide Alessandra

Fonte foto: dalla rete

 

Davide Alessandra, laureando in giurisprudenza e studente di archivistica, paleografia e diplomatica presso la scuola dell’Archivio di Stato di Palermo.

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