C’era una volta la “Giaveno sabauda”

Giaveno, il principale nucleo abitativo della verde Val Sangone, è una magnifica cittadina ricca di tesori. Attraversata dal fiume Sangone e circondata da verdi boschi, ha come cornice le bianche vette delle Alpi Cozie.
Il paese ha origini antichissime, risalenti al primo secolo dopo Cristo, quando la famiglia Gavi dell’Augusta Taurinorum costruì qui una casa colonica ed è stato citato nella Cronaca di Novalesa, uno scritto risalente alla metà dell’XI secolo, opera di un monaco anonimo, che narra le vicende dei monaci benedettini dell’Abbazia di Novalesa dal 726 al 1050.
La cittadina nei secoli ha legato suo il destino alla Dinastia Sabauda, la quale dimorava nel castello medievale in occasione delle sue visite alla Sacra di San Michele.

IL PRIMO ATTO SABAUDO

Il primo importante atto compiuto dai sabaudi fu la donazione datata 22 giugno 1103 del territorio di Giaveno all’Abbazia di S. Michele da parte del conte Umberto II. Il sovrano, che portava i titoli di conte di Savoia, Aosta e Moriana e marchese d’Italia, nel 1091 era succeduto alla nonna Adelaide, la donna che permise ai Savoia di espandersi al di qua delle Alpi. Figlia del marchese arduinico Olderico Manfredi II, ella nel 1046 sposò Oddone di Savoia, quartogenito di Umberto I Biancamano, il fondatore della dinastia. Alla morte di Adelaide il nipote Umberto II perse le contee di Albenga e Ventimiglia, importanti sbocchi sul mare e molte altre città, tra le quali Rivoli ed il capoluogo del Piemonte, che finirono nelle mani dei vescovi di Torino, acerrimi nemici dei Savoia.
Suo nipote, il beato Umberto III, salito al trono nel 1148, dovette affrontare due agguerriti avversari: l’imperatore Federico Barbarossa ed il vescovo di Torino Carlo I; quest’ultimo reclamava molti territori dell’ex Marca Arduinica. Il Barbarossa, irritato dall’appoggio dato da Umberto alla Lega Lombarda, confermò l’autorità del vescovo su diverse città come Chieri, Rivoli, Giaveno ed Avigliana, ma nel marzo 1168 subì una grande umiliazione: costretto a fuggire da Roma a causa della peste, per transitare dal Moncenisio dovette restituire al conte di Savoia i possedimenti tolti. Se i rapporti tra i due sovrani parvero rasserenarsi nel 1178, si deteriorarono nuovamente nel 1184, quando il vescovo di Torino accusò Umberto di avergli sottratto i castelli Avigliana, Pianezza e Rivalta. Enrico VI, figlio del Barbarossa, scese allora in Italia, distrusse il maniero di Avigliana e dichiarò Umberto III decaduto da tutti i suoi feudi, non osando però toccare la Moriana e la Savoia. Il 26 gennaio 1195 la città di Giaveno fu sottratta ai possedimenti della Sacra di San Michele e donata al vescovo Arduino di Valperga. Tornò agli abati di San Michele il 21 febbraio 1209 grazie ad una donazione di Tommaso I, figlio di Umberto III. Il nuovo conte di Savoia, al contrario del padre, riuscì ad intrattenere rapporti amichevoli prima con Enrico VI e poi con il figlio Federico II di Svevia, ottenendo la restituzione dei possedimenti tolti. I monaci benedettini, constatate le turbolenze che scuotevano la contea, provvidero a fortificare la piazza con una robusta cinta muraria e fecero edificare un castello. Nel 1374 l’abate Roldolfo di Mombello promosse la costruzione di una nuova cinta fortificata con mura alte sei metri, intervallate da cinque torri circolari. Il perimetro di quest’imponente opera è ancora oggi ben leggibile.

IL PARLAMENTO DI GIAVENO

Il conte di Savoia Amedeo IV, succeduto al padre Tommaso I nel 1233, durante il suo regno si trovò in conflitto con i fratelli Aimone e Pietro per la divisione dei domini paterni, ma nel 1234 riuscì a trovare con loro un accordo: al sovrano venne riconosciuto il possesso della Valle d’Aosta e della contea, al fratello Aimone andarono le terre al di là del Gran San Bernardo e fino all’Arve, mentre Pietro ricevette i castelli di Lompnes e San Ramberto. Tommaso II, un altro fratello di Amedeo, per la sua fedeltà ricevette tutti i territori a sud di Avigliana, comprese le città di Torino e Pinerolo. Amedeo IV si spense nel 1253 ed il suo unico figlio maschio Bonifacio morì dieci anni dopo. Il trono sarebbe dovuto andare a Tommaso III, figlio di Tommaso II. Malauguratamente le cose si complicarono in quanto la corona fu pretesa sia da Filippo, figlio di Tommaso III, che dallo zio Amedeo, un altro figlio di Tommaso II. La situazione fu talmente complicata che si rese necessario l’arbitrato del re d’Inghilterra, il quale decise in favore di Amedeo. A suo nipote Filippo fu attribuito un feudo pedemontano che aveva come capitale Pinerolo. Egli fui il primo principe d’Acaia, titolo che passò ai suoi discendenti fino al 1418, anno di estinzione di questo ramo collaterale di Casa Savoia.
Amedeo, diventato Amedeo V, volle fare confermare la decisione del monarca britannico da un’assemblea composta dai rappresentanti dei nobili, dei dignitari, del clero e delle comunità piemontesi.
Questo parlamento si riunì a Giaveno il 24 maggio 1286, presso la Borgata Villa, al di là della Torre delle Streghe. Parteciparono all’assemblea dodici delegati dell’alta nobiltà piemontese, tredici castellani, gli abati di San Michele, San Giusto e Novalesa ed una ventina di rappresentanti dei Comuni del Piemonte. Le discussioni furono moderate dal notaio Bricco, castellano di Avigliana.
Intorno al 1290, in prossimità del luogo dove si tenne questa grande riunione, Martino Borello fece edificare una casaforte, denominata Torre delle Streghe. Esso fu aiutato da Ugoneto Bertrandi, signore di Cumiana, nonché esponente di una delle famiglie feudali più potenti della zona, paragonabile addirittura agli Challant in Valle d’Aosta. La scelta di questo luogo non fu casuale: qui transitavano merci e persone dirette ai feudi del signore della Val Chisola. L’edificio deve il suo nome ad una domestica del Borello accusata di stregoneria: Giovanna, detta anche Clerionessa. Essa, nell’intento di ottenere un elisir di eterna giovinezza, creava continuamente intrugli che faceva bere agli sfortunati che le capitavano sottomano. Nel 1298 uno di questi malcapitati morì dopo atroci spasimi e la donna venne rinchiusa nelle prigioni del castello, ma dopo 15 giorni scomparve improvvisamente. Da quella data ed ogni 15 giorni, vicino alla casaforte iniziarono a sentirsi urla e voci.

IL CASTELLO DI GIAVENO

Il maniero, risalente al 1279, venne fatto edificare dai monaci benedettini e nel 1363 diventò la sede del potere temporale dell’abate commendatario della Sacra di San Michele. Fino al 19 maggio di quell’anno gli abati governavano dal Castello di Sant’Ambrogio, ma in quella data l’edificio venne distrutto dalle truppe di Filippo II di Savoia-Acaia in lotta contro Amedeo VI. L’edificio era anche utilizzato dalla famiglia reale come base per salire alla Sacra di San Michele. Da qui partiva infatti la Strada dei Principi, che attraverso la valletta della Mortera saliva al monastero. Sovrani e principi erano aiutati dai marrons, fatti arrivare appositamente da Novalesa. Nell’ottobre 1578 alloggiò nel maniero San Carlo Borromeo; egli dopo essersi recato a piedi a Torino per venerare la Sindone, sostò nel castello prima di salire alla Sacra.

LA PESTE E LA GUERRA

Il XVII secolo fu un periodo decisamente nefasto per Giaveno, infatti la popolazione fu stremata dalla peste detta “manzoniana” perché citata dal Manzoni nel romanzo “I promessi sposi” e dalla Guerra di Successione di Mantova e del Monferrato. Il 22 settembre 1612 il duca Francesco IV Gonzaga morì senza eredi diretti e suo suocero il duca Carlo Emanuele I di Savoia iniziò a pretendere i suoi territori. Il ducato passò dapprima al cardinale Ferdinando Gonzaga, fratello di Francesco IV, poi all’altro fratello Vincenzo II, anch’esso cardinale. Nel 1627, alla morte di quest’ultimo, si estinse il ramo diretto dei Gonzaga di Mantova. Iniziò allora una vera e propria guerra che vide schierati da un lato il Ducato di Savoia, Sacro Romano Impero e Spagna e dall’altro Francia e Repubblica di Venezia, che appoggiavano le pretese di Carlo I di Gonzaga-Nevers, esponente di un ramo cadetto del casato. Il conflitto si concluse con il Trattato di pace di Cherasco, siglato il 6 aprile 1631, con il quale Carlo I Gonzaga-Nervers divenne sovrano di Mantova e del Monferrato. Durante la guerra Giaveno fu invasa dai francesi ed il duca Enrico II di Montmorency, luogotenente generale dell’armata francese in Italia, venne in città il 13 maggio 1630 dopo essere fuggito da Avigliana, in quel momento devastata dalla peste. Egli fece aprire un’ampia breccia nelle mura trecentesche all’altezza dell’attuale Via Maria Teresa Marchini. Gli invasori portarono in paese la peste, che in quell’anno causò la morte di ben 1.199 persone. Le comunità di Coazze, Giaveno e Cumiana, stremate da questo flagello, fecero solenne voto perpetuo di effettuare ogni anno un pellegrinaggio al Santuario della Madonna dei Laghi di Avigliana, cosa che avviene ancora oggi la domenica successiva alla Pasqua. Il 28 luglio 1630 il Comune di Giaveno fece inoltre voto alla Beata Vergine Maria ed ai santi Rocco, Carlo e Sebastiano di edificare una chiesa in loro onore: nel 1645 venne così costruita la Chiesa di San Rocco, una delle due meraviglie barocche cittadine insieme alla Chiesa dei Batù, risalente al 1576.

MAURIZIO DI SAVOIA

Maurizio di Savoia, nato a Torino il 10 gennaio 1593, era il sestogenito del duca Carlo Emanuele I e di Caterina Michela di Spagna. Per motivi politici fu avviato subito alla carriera ecclesiastica e venne nominato cardinale all’età di tredici anni. Nel 1611 diventò abate commendatario della Sacra di San Michele. Nel 1637 suo fratello morì lasciando il trono al figlio Francesco Giacinto, di appena cinque anni e al decesso di quest’ultimo, avvenuto l’anno seguente, all’altro figlio maschio, Carlo Emanuele II, nato nel 1634; entrambi i fanciulli erano sotto la reggenza della madre Cristina di Francia. Fu proprio in questo momento che Maurizio cercò di prendersi il trono, tentando di ottenere l’appoggio delle monarchie vicine e portando allo scoppio della Guerra Civile Piemontese. Questo conflitto si risolse nel 1642 con la salita al trono di Carlo Emanuele, la cui sorella Luisa Cristina, detta Ludovica, appena tredicenne, dovette sposare suo zio Maurizio, allora quarantanovenne. Questo per impalmarla lasciò la porpora cardinalizia e assunse il titolo di principe di Oneglia e la carica di governatore di Nizza.

IL CASTELLO DI GIAVENO CON MAURIZIO DI SAVOIA

Maurizio, che nel 1615 aveva fatto realizzare sulla collina di Torino Villa del Cardinale, oggi Villa della Regina, diventato abate della Sacra assunse anche la carica di signore di Giaveno. Egli fece trasformare l’antico castello in una sfarzosa residenza in grado di competere con le regge utilizzate dalla corte. I lavori di ristrutturazione iniziarono nell’ottobre 1620 ed il progetto venne affidato all’architetto militare Carlo Morello. Maurizio recandosi a Giaveno spesso si fermava al Santuario della Madonna dei Laghi di Avigliana, edificio al quale donò una serie di dipinti realizzati da alcuni degli artisti più importanti dell’Italia del primo Seicento, tra questi la grande tela che raffigura San Michele nell’atto di sconfiggere Lucifero, opera di Antonio Maria Viani e il “San Maurizio” di Guido Reni.
Dopo cinque anni di lavori il Castello di Giaveno venne trasformato in una magnifica reggia; accanto alla vecchia torre di origine medievale ne venne elevata una nuova, collegata alla precedente da una galleria ornata da colonne in pietra di Chianocco. Il maniero comprendeva un ampio salone per i ricevimenti, l’appartamento della torre, destinato al cardinale, l’appartamento delle Infante Maria e Francesca Caterina sorelle del cardinale e terziarie francescane, una cappella, la cucina e la cantina. La residenza aveva un bellissimo giardino ed un parco di 17 giornate, che seguiva la sponda del torrente Ollasio, dove crescevano platini, olmi, carpini, pioppi e pini. Grossi vasi di pietra con agrumi incorniciavano i verdi spazi rettangolari in cui il parco era diviso. C’erano anche fontane fatte realizzare dal principe sul modello delle ville laziali, che funzionavano con l’acqua prelevata dal Sangone. Una di queste, in travertino di Chianocco, era il Mascherone. Oggi l’opera è posizionata di fronte al Municipio.

LA CORTE SABAUDA A GIAVENO

Nel settembre 1622 arrivò a Giaveno la madama reale Cristina di Francia insieme al consorte Vittorio Amedeo I; la coppia ducale soggiornò nuovamente nel maniero l’estate seguente. Nell’estate 1628 in occasione delle visite delle sue sorelle Maria e Francesca Caterina, il cardinale fece rappresentare un balletto nella piazza di fronte al castello, che da allora prese il nome di Piazza del Balletto.
Nel settembre 1656 soggiornò a Giaveno il duca Carlo Emanuele II, mentre l’anno successivo si spense l’ex cardinale Maurizio di Savoia. La sua morte non pose fine al periodo d’oro del Castello di Giaveno, infatti nel 1659 alloggiò nell’edificio la seconda madama reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours. Ella fece molta beneficenza e la popolazione, grata per il suo buon cuore, le donò alcuni caprioli catturati nei boschi e varie ceste dei celebri funghi della Val Sangone.
Nel 1691 il castello fu saccheggiato e incendiato dalle truppe del generale francese Nicolas de Catinat, il quale distrusse anche i manieri di Avigliana, Trana ed il Castellaccio di Piossasco.
Contrariamente agli altri manieri sopraccitati, quello di Giaveno venne ricostruito per essere usato dai Savoia come base di salita alla Sacra e trovare un po’ di refrigerio durante le calde estati torinesi.
Vi soggiornarono anche Vittorio Amedeo II ed il cugino Eugenio di Savoia-Soissons. Il periodo decadenza iniziò nel 1783, quando i terreni che costituivano il parco furono donati al Comune, che li ridusse a semplici coltivazioni ed una parte del parco fu inglobato in ville.
Uno degli ultimi soggiorni della corte fu quello di re Carlo Emanuele IV e della consorte Maria Clotilde di Francia nel 1787. Nel corso dell’Ottocento il maniero fu adibito a Casa di Ricovero dei Poveri Vecchi dalle suore del Cottolengo. Oggi è un condominio residenziale.

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali.

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