Comenio e Lutero: il diritto all’istruzione e la scuola popolare

In questo articolo analizzeremo l’evoluzione della concezione di istruzione universale da Lutero a Comenio.

Il XVI ed il XVII sono secoli peculiari, in cui l’Europa si trova in una fase di transizione e di conflitto per cause religiose. In questo clima, si assiste alla nascita del concetto di diritto giuridico all’istruzione universale.

A Martin Luther, fervente predicatore tedesco che diede inizio alla Riforma, si deve la creazione di un programma pedagogico ed educativo rivolto al volgo, quindi una scuola di massa.

Per capire i motivi della scelta pedagogica di Lutero dobbiamo innanzitutto esaminare i suoi concetti dottrinali, nella teologia protestante infatti non è ammessa una mediazione tra l’uomo e Dio (il clero), quindi con la dottrina del sacerdozio universale ogni uomo deve necessariamente saper leggere le Sacre Scritture e dargli un’interpretazione personale (Dottrina del libero esame).

Lutero, già dagli anni in cui fu nascosto dal Principe elettore di Sassonia nel Castello di Wartburg, aveva iniziato la traduzione in tedesco del Nuovo Testamento, ispirandosi alla traduzione dal greco dell’umanista Erasmo Da Rotterdam, questo tentativo era già stato fatto nei secoli precedenti da altri movimenti riformatori considerati eretici dalla Chiesa.

Nel 1524 con la “Lettera ai Borgomastri ed ai Consigli di tutte le città tedesche” promuove una scuola obbligatoria per tutti gli uomini, sia di sesso maschile sia di sesso femminile, il tutto per un fine religioso ed una buona educazione, così facendo il popolo avrebbe avuto la possibilità di emanciparsi. Per Lutero l’interesse religioso coincide con quello politico.

L’istruzione primaria prevede un’alfabetizzazione di base affiancata dall’apprendimento di un mestiere pratico, quest’ultimo è visto come un momento di avvicinamento a Dio, con momenti di canto corale, intesi come importanti momenti comunitari. Il tutto in un’atmosfera gradevole per l’alunno.

L’istruzione secondaria, riservata solamente ai ragazzi meritevoli, prevede l’insegnamento del Greco e del Latino (sempre per scopi religiosi/teologici), congiuntamente alle tradizionali discipline del Trivio (Grammatica, Dialettica e Retorica) e del Quadrivio (Aritmetica, Geometria, Astronomia e Musica), è esclusa invece la Filosofia, dando più importanza alle materie umanistiche come la Storia, il Diritto e la Medicina.

Tuttavia Lutero più che rivolgersi al volgo sembra interessarsi alla borghesia e non ai ceti più umili come ad esempio i contadini, per i quali Lutero stesso aveva invitato i principi tedeschi alla repressione delle rivolte.

Infine la scuola primaria sembra rimaner confinata dentro i limiti di una strumentalità di base a fini religiosi, va inoltre detto che Lutero a causa della sua sfiducia nei confronti dell’uomo e della dottrina del Servo Arbitrio non riesce a fondare una vera e propria pedagogia.

Con l’avvento della Controriforma nascono parecchi ordini monastici per la difesa della Chiesa cattolica e delle verità di fede, tra questi ordini monastici si contraddistinguono quelli degli Oratoriani, dei Somaschi e dei Barnabiti, impegnati nell’educazione popolare e dotati di un piano di studi simile a quello di Lutero.

Si deve attendere il XVII secolo per vedere un mutamento nella concezione dell’istruzione universale, questo cambiamento si dovrà al filosofo e teologo boemo Jan Amos Komenskij, un uomo di impronta fortemente religiosa e appartenente alla dottrina hussita e dotato di un forte senso nazionalista. Lottò per tutta la propria vita per l’emancipazione, l’indipendenza e l’istruzione del proprio popolo.

Le sue opere principali sono il Ratio Studiorum, in cui delinea il suo innovativo piano di studi, l’Orbis Sensalium Pictus, il primo libro illustrato per l’infanzia della storia, e la Schola Ludus.

Con Comenio nasce la Pedagogia moderna e si ritrova l’ideale della scuola popolare, ma non più per motivi puramente pratici o religiosi, ma per un ideale più alto, sintesi della religione cattolica e dell’ideale umanista della dignitas hominis, la pansofia, riassunta nel motto “omnmia omnibus omnino” (ovvero insegnare tutto a tutti interamente), l’obiettivo di Comenio non è quello di formare dei ministri o dei politici, ma di formare l’uomo in modo che questo possa realizzarsi pienamente per la sua natura umana, quindi a differenza di Lutero, la debolezza umana non è un ostacolo per l’apprendimento dell’uomo.

La scuola che delinea Comenio è assai moderna, è intesa come un luogo piacevole e divertente, dove alle ore di studio si alternano momenti di svago e dove tutti (senza distinzione di sesso, religione, etnia, capacità mentali, quindi anche ragazzi con handicap) possono imparare, è una scuola dell’apprendimento e non dell’insegnamento, dove si parte da esempi concreti e da esperienze, è inoltre una scuola che dura tutta la vita.

Ora dobbiamo chiederci cosa ci ha lasciato in eredità Comenio, innanzitutto la maggior parte degli stati moderni ha dei sistemi educativi che prevedono un insegnamento completo, gratuito e rivolto a tutti senza distinzioni. Anche organizzazioni come l’Unicef e l’Unesco rispecchiano gli ideali di Comenio. L’Unione Europea nel 2002 ha lanciato una serie di progetti facenti parte del Lifelong Learning Programme (programma di apprendimento permanente) ed uno di questi è intitolato al grande educatore boemo, Comenius. Si ricordano anche i progetti Erasmus, Leonardo Da Vinci, e Twinning e Grundtvig. Lo scopo di questo progetto è di favorire una collaborazione internazionale ed interculturale tra gli stati dell’Unione Europea. Ritroviamo poi l’ideale di Comenio nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, approvata dall’Onu il 20 novembre 1989 a New York ed entrata in vigore il 2 settembre 1990.

 

 

Autore articolo: Marzio Bruno

Fonte foto: dalla rete

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