Il culto del Crocifisso di Monreale

Il culto del Crocifisso di Monreale giunge sino ai nostri giorni direttamente dal Seicento.
Con ancora nella mente il triste ricordo della peste del 1575, Monreale piombò nel panico quando si diffusero, nel 1623, nuove voci di contagio.

L’Arcivescovo Girolamo Venero provò a calmare la folla disperata guidandola nella preghiera come nel controllo del territorio.

Si impegnò pure nella costruzione di una vera e propria cinta muraria affinché nessuno entrasse o uscisse senza permessi. Nonostante tutte le precauzioni necessarie, le misure non portarono effetti. Non si spense però lo zelo del religioso che impartì severe disposizioni per evitare la diffusione della peste, istituendo più rigidi controlli e regole igieniche e confrontandosi quotidianamente coi medici. Quando il morbo passò, nel 1626, Monreale si scoprì con molti meno lutti delle città vicine e, giubilante, elevò ringraziamenti al Cielo.

Interprete fedele della Controriforma, l’arcivescovo Girolamo Venero incalanò la religiosità popolare verso il Crocifisso, che si conservava nella Chiesa del SS. Salvatore, opera di Antonello Gagini.

Proprio il Seicento rappresenta il momento culminante nello sviluppo delle manifestazioni di religiosità popolare controriformistica. Forse a causa delle sempre più dilaganti calamità naturali e delle pestilenze si giunse all’apice dello sviluppo di forme di pietà spettacolari, ma fu anche il momento in cui si svilupparono nuove devozioni proprio come il culto del Crocifisso di Monreale.

Per Girolamo Venero il Crocifisso era fondamento sicuro e stabile di vera fede
cristiana, di ortodossia, in linea con il Concilio di Trento. Frenò dunque l’esaltazione di San Castrense, protettore della città fin dal tempo di Guglielmo II, di Santa Rosalia, tantò venerata a Palermo, e di San Benedetto, patrono dell’ordine che reggeva il Duomo di Monreale.

Da allora i festeggiamenti si ripetono ogni anno, dal primo al tre maggio, con concerti, corse dei cavalli, sbandieratori ed infine la tradizionale e commossa processione.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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