Don Carlos ad Estella

Presentiamo una lettera pubblicata dal Times da un suo corrispondente che narra dell’ingresso di Carlo VII ad Estella e ripresa da La Frusta, numero 207, di mercoledì 10 settembre 1873. Consigliamo al lettore di prendere visione dell’introduzione Cronache della terza guerra carlista estratte da “La Frusta”.

 

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Avevo appena consegnata la mia lettera di ieri al messaggiere che doveva recarla in Francia, che dovei mettermi tosto en route con don Carlos per Estella. Il re aveva approfittato di un’ora di riposo per visitare e consolare i poveri feriti per la sua causa.

Grandi furono gli applausi delle truppe schierate alle due parti della strada allorchè passò il corteggio reale, quindi ciascun reggimento si pose in marcia dietro alla scrota. Le campane suonavano a distesa in tutti i villaggi da noi attraversati e l’accoglienza fatta a don Carlos ed al suo seguito era veramente entusiastica. I cavalieri fortunatamente sfuggivano ai segni più dimostrativi dell’ammirazione popolare, poichè gli uomini a cavallo non possono essere abbracciati facilmente, ma i soldati erano baciati senza ritegno, ciò che non piacque troppo al mio domestico inglese ch’ebbe la sua parte in queste espansioni.

Qualche tempo prima di giungere ad Estella si poteva distinguere il fumo della fortezza incendiata, di tanto in tanto si udiva l’esplosione di una bomba. “E’ soltanto una o due bombe che non abbiamo trovato fra la munizione e che esplode ora pel caldo, disse un nobile francese ch’era stato coi carlisti sino allo scoppio della guerra”. “Però non siamo malcontenti soggiunse egli, poichè i nostri compagni trovarono 1500 fucili, 700 cartuccie, oltre a parecchi strumenti da mina di cui avevamo gran bisogno”.

La piccola città è piena di truppe, essendo arrivati tre nuovi battaglioni sotto gli ordini del generale Lizzarraga dalal Guipozcoa da un villaggio distante poche miglia. Il giorno prima passarono dei momenti critici nel campo realista. Tutto dipendeva dalla presa di San Francisco, la fortezza republicana. Il re aveva soltanto tre battaglioni e due cannoni da opporre alla colonna Sesma ch’era stata fortemente rinforzata e le sue comunicazioni col Nord erano interrotte. Si trattava della salvezza personale di don Carlos, poichè probabilmente non si sarebbe accordato quartiere se fosse stato preso prigioniero. La caduta del forte fece piegare la bilancia in suo favore, si sapeva che altri quattro erano in marcia ed il massimo entusiasmo regnava fra le truppe pel successo riportato dai loro camerati ad Estella. Per la stessa ragione i republicani erano molto abbattuti. Le truppe del governo avevano tentato di liberare la guarnigione assediata e non erano riuscite. Esse non avevano alcuna fiducia nei loro generali Villapadierna e Santa Pau.

Finalmente giunse loro la notizia che San Francisco era stata circondata dai carlisti. Fu in queste circostanze che la colonna republicana dovè attaccare una forte posizione, difesa da uomini non molto inferiori ad essi in numero, ma molto superiori per disciplina e rispetto all’autorità. Era quindi naturale che non riuscisse nell’intrapresa, e continuerà a subire sconfitte finchè il governo di Madrid non si persuaderà che in primo luogo i generali devono avere la facoltà d’infliggere la pena capitale, altrimenti sarà loro impossibile tenere in freno i bollenti meridionali, e in secondo luogo che le migliori truppe, allorchè sono guidate da capi incapaci, sono sacrificate inutilmente. L’artiglieria pure non manovrò bene, poichè avrebbe forse potuto firare la nostra destra ed impedirci parte del successo.

 

 

Fonte foto: dalla rete

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