Donizetti, Mercadante e Bellini a Napoli

I brevi testi che seguono hanno fatto da commento a “Note di donne”, concerto operistico svoltosi al Maschio Angioino, il 22 aprile del 2018. Presentano, in sintesi, Donizetti, Mercadante e Bellini e la loro attività a Napoli.

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Gaetano Donizetti (Bergamo 1757 – 1848)

Già in giovanissima età dimostrò una grande predisposizione per la musica che poi si concretizzò in ben 71 opere. Su incitamento del suo maestro, padre Mattei, si applicò sui temi più tradizionali delle scene del tempo puntando al drammatico. Nascono il Pigmalione (1816), Alfredo il Grande (1823), L’aio nell’imbarazzo (1824). Nel 1827 si stabilì a Napoli, ed eccolo far musica di chiesa e adattare cantate per le feste di Corte in onore delle loro Maestà. Trascurando le trame cerca i personaggi ed ecco L’Elisir d’amore e l’infelice Lucia di Lammermoor. Era buona abitudine nel primo Ottocento, da parte del pubblico, pretendere grandi cantanti, belle voci, nonché le cosiddette “arie da baule” ovvero quelle arie predilette. C’erano poi gli editori che pretendevano sempre nuove composizioni dagli autori di talento. E allora ancora opere di fresco conio.

Poliuto su libretto di Salvatore Cammarano, doveva aver luogo al San Carlo nel 1838 ma la censura, trattandosi di opera sacra ne vietò la rappresentazione in teatro. Al San Carlo fu poi rappresentata, riveduta e corretta, nel novembre del 1848. L’ultimo periodo creativo di Gaetano Donizetti annovera: Roberto Devereux (1837), La figlia del Reggimento e La favorita (1840), Linda di Chamounix (1842), Don Pasquale e Maria di Rohan (1843)

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Saverio Mercadante (Altamura 1795 – Napoli 1870)

Fecondissimo compositore di scuola napoletana, attivo in Italia e in tutta Europa. Direttore del Conservatorio di Napoli dal 1840 al 1862. Mercadante domina la vita musicale della Città con una inesauribile vena romantica e con il fascino che gli deriva dal successo dei suoi numerosi spartiti.

Tutta la sua poetica è compresa tra il mordente sentire della Napoli amorosa e il compiacimento del suo adattarsi alla nuova struttura dell’opera così come Rossini l’aveva ammodernata.

Compose oltre 60 opere teatrali, 4 balletti, cantate, sinfonie, 20 messe e l’oratorio “Le sette parole di nostro Signore sulla croce”, composizione scritta per la Quaresima del 1838, formata da un’introduzione e 7 meditazioni. E’ un efficace commento di grande intensità espressiva di un uomo in preghiera di fronte al Mistero della Morte e Resurrezione di nostro Signore.

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Vincenzo Bellini (Catania 1801 – Parigi 1835)

“Nzudduzzu”, l’amorevole nomignolo risuonò più volte nella chiesa catanese dei Cappuccini quella sera dell’Ottocentoquattro tra la gente stupita: Vincenzo Bellini, a soli tre anni dirigeva magistralmente l’orchestra che suonava durante le Quarant’ore. Ha inizio da qui la fortunosa, commovente, fantastica leggenda di quel giovane musicista dal colorito roseo e dai riccioli biondi. A diciott’anni Nzudduzzu, viene mandato per il compimento degli studi musicali al Conservatorio di Napoli, grazie a un sussidio dei duchi di Sammartino. A quel tempo imperavano in Città, a testimonianza di un gran fervore musicale, Gioacchino Rossini e Gaetano Donizetti. Bellini apprende il gusto della melodia, la competenza sui segreti della voce umana, impara a conoscere gli strumenti, a familiarizzare con l’orchestra. Incontra la soave e splendida giovane patrizia Maddalena Fumaroli e se ne innamora perdutamente. Cambia la sua vita mondana e gli arride il più sfrenato successo. Grazie alla sua appassionata personalità compone, tra le altre: Bianca e Germondo (1826), Il Pirata (1827), I Capuleti e i Montecchi (1830), La Sonnambula, la Norma, i Puritani.

 

 

 

Autore: Umberto Franzese

Fonte foto: dalla rete

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