Emanuele Filiberto di Savoia incontra Filippo II

La gloriosa giornata di Ingolstadt fu solo l’inizio della vera educazione militare del giovane Emanuele Filiberto che, a più riprese, partecipò alle sortite, alle intrusioni, alle schermaglie che spinsero la Lega di Smalcalda a togliere il campo e a portarsi verso il Reno per opporsi ai rinforzi che venivano dal Belgio. Fu mossa vana perché i rinforzi giunsero egualmente a riunirsi all’esercito imperiale e al nemico non restarono che poche speranze. Il denaro e le vettovaglie scarseggiavano, i soldati erano demoralizzati e ripiegavano, infine i capi della lega, Giovanni Federico e il Langravio, separarono le loro forze, cosicché le città presero ad arrendersi a Carlo V.

Pochi mesi dopo la situazione sembrò capovolgersi: Giovanni Federico batté Alberto di Brandeburgo ed il nemico andò riorganizzandosi e radunando ingenti schiere a Muhlberg. Qui fu ancora una grande giornata per Emanuele Filiberto che assistette alla disfatta del nemico, travolto e messo in fuga. Giovanni Federico ed Ernesto di Brunswick caddero nelle mani del Duca d’Alba. A Muhlberg, Emanuele Filiberto aveva condotto la sua cavalleria…

Intanto Francesco I spirava ed Enrico II ascendeva al trono di Francia rinnovando propositi bellicosi.

Emanuele Filiberto aveva saputo guadagnarsi anche la stima di Maria d’Ungheria, sorella dell’Imperatore e governatrice dei Paesi Bassi, la quale in suo soccorso richiamò al dovere il Conte di Crescentino che negava obbedienza al Duca di Savoia. In questo periodo cospicua fu pure la corrispondenza che il Savoia mantenne col Pontefice, coi cardinali, coi principi d’Italia. Nonostante continuasse a vivere in strettezze economiche, costretto a vendere i suoi beni, mostrava all’Imperatore la sua sagacia, la sua prudenza, la sua avvedutezza.

Non meno avveduto fu suo padre quando corse a rendere i suoi omaggi a Filippo, figlio di Carlo V, e gli si disse fiero di servire la causa imperiale sebbene le sue fortune fossero moleste. Lo spagnolo non tardò a promettere future glorie per il Ducato di Savoia. Quando Emanuele Filiberto seppe che suo cugino Filippo aveva lasciato Milano e si dirigeva in Germania, lasciò Bruxelles e gli andò incontro a Namur. Parlarono a lungo, probabilmente ancora delle condizioni del Ducato di Savoia e nuove promesse furono strappate sulla sorte dello stato. Due giorni dopo i due si rividero a Marimont, dove Maria d’Ungheria, rese Emanuele Filiberto protagonista di uno spettacolo celebrativo: era stato costruito un castello con fortificazioni e difese, fornito di artiglierie, fanti e cavalieri; Emanuele Filiberto inscenò un attacco, i difensori resistettero, il cannone eruttò fragoroso ed alla fine un irrompente assalto dette il castello al Savoia che, coi suoi, liberò le dame che vi erano prigioniere.

Quando cessò lo spettacolo molte furono le lodi che ricevette da Filippo. I due insieme, nella stessa sera, ripresero il viaggio per Bruxelles dove l’Imperatore attendeva il figlio.

I due cugini trascorsero tre mesi insieme poi Emanuele Filiberto volle accompagnare Filippo in Spagna, giunsero a Milano poi a Genova e, imbarcatisi sulle galee del Doria, in pochi giorni furono a Barcellona, mentre Emanuele Filiberto attese Massimiliano e la sua sposa che dovevano imbarcarsi per l’Italia.

Enrico II scelse di riaprire la guerra in questo tempo concentrandosi su Siena affinché l’influenza spagnola sulla penisola italiana cessasse e mancò poco che i francesi di Leone Strozzi non prendessero Barcellona! Lo Strozzi s’apprestò con le sue galee nella città catalana per tentarvi lo sbarco e metterlaal sacco, fu sorpreso nel vedere una folla tumultuante ed armata apparire al porto. A guidarla c’era Emanuele Filiberto ed il nemico dovette rinunciare all’impresa.

Emanuele Filiberto era ormai pronto per entrare pienamente in scena: Carlo V lo nominò comandante in capo, in sostituzione del defunto Adriano di Croy, Conte di Roeulx.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

 

Fonte foto: dalla rete

 

Bibliografia: G. Reisoli, Testa di Ferro, il vincitore di San Quintino; C. Moriondo, Testa di Ferro. Vita di Emanuele Filiberto di Savoia

 

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