Enrico Bernardi, sfortunato pioniere dell’automobilismo

Anche se a scuola, trattando la seconda rivoluzione industriale, pochi insegnanti di Storia lo ricordano ai loro alunni, la prima fabbrica italiana di automobili è nata a Padova. Fu il veronese Enrico Bernardi (1841-1919), professore di “macchine idrauliche, termiche e agricole” alla facoltà di Ingegneria dell’Ateneo patavino, a fine Ottocento, a compiere gli esperimenti che diedero inizio a quella che possiamo considerare (purtroppo) una grande occasione mancata.

 

Ancora nel 1882, il docente universitario montò un motore a benzina di sua ideazione su un triciclo di legno, che nel 1884 fu presentato all’Esposizione Internazionale torinese.

Ma il grande successo venne nel 1889, quando il Bernardi costruì il motore che battezzò “Lauro” in onore di suo figlio, il quale lo poté collaudare applicato alla sua bicicletta: il primo veicolo a benzina su due ruote. L’accademico brevettò quindi il motore a scoppio alimentato a benzina prima dei tedeschi Gottlieb Daimler (1834-1900) e Karl Benz (1844-1929), e nel 1894 espose a Padova una vettura motorizzata a tre ruote, che non ebbe tuttavia l’accortezza di brevettare come «automobile», cosicché la fama gli fu oscurata. Eppure il veneto non era stato il perfezionatore dei progetti di altri, bensì il creatore di una macchina originale e innovativa. Ugo Mastellone scrisse: «Con l’opera di Enrico Bernardi si chiude il periodo dell’infanzia dell’automobile e si inizia quello della maturità».

Nel 1896, grazie all’aiuto dei due giovani ingegneri Giacomo Miari De Cumani (1870-1946) e Francesco Giusti del Giardino (1871-1945), il professore poté assistere alla commercializzazione della sua invenzione, applicata ai mezzi realizzati dalla ditta Miari Giusti & C.

Le primitive vetture, prodotte a Padova in piccolo numero, potevano raggiungere i 35 chilometri all’ora in pianura e viaggiavano con una velocità media di circa 25 chilometri orari.

I due imprenditori erano facoltosi, ma poco avveduti o forse scarsamente preparati a pubblicizzare i loro prodotti e già nel 1898 Bernardi dovette rilevare l’azienda, ormai sull’orlo del fallimento. La Miari Giusti & C. venne sciolta il 5 maggio 1899 e si fuse con la nuova Società Italiana Bernardi. L’impegno non fu ripagato e l’impresa ebbe sfortuna, complice anche l’eccessiva sobrietà del nuovo titolare nel presentare al mercato il suo capolavoro senza trovate eclatanti.

Il geniale inventore morì a Torino il 21 febbraio 1919, e nel 1920 Luigi Vittorio Rossi, per l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti (di cui il Nostro era stato membro), lo volle ricordare esaltandone la semplicità: «Egli fu un vero scienziato, di fondata coltura tecnica, di ingegno eccezionale e di ingegnosità più unica che rara, e tali sue doti riuscirono più simpatiche per la modestia dell’uomo che lo rendeva a tutti accessibile e lo faceva Maestro desiderato anche da cultori delle stesse discipline».

Tra il Settecento e gli inizi del Novecento il Veneto rimase una regione con un’economia principalmente agricola; nel Padovano – a dispetto delle opere di bonifica più o meno efficaci e compiute – buona parte della nobiltà ereditaria era ancora maggiormente propensa a considerare i suoi campi come una rendita passiva anziché come spazi in cui mettere in atto degli investimenti (e c’è una bella differenza). Oggi possiamo solo fantasticare su quali avrebbero potuto essere gli effetti economici della crescita di una grande industria automobilistica nella regione, all’epoca ancora drammaticamente povera…

 

 

 

Autore articolo: Riccardo Pasqualin, insegnante di materie umanistiche, si dedica allo studio della Storia Veneta e del legittimismo. Tra i suoi testi si può ricordare “Il paesaggio rurale storico nel Comune di Candiana” (2020).

I copertina: “Autoritratto di Enrico Bernardi” (da Capetti A., Enrico Bernardi, in «L’Aerotecnica», Vol. VII, anno V, n. 6, luglio 1927) e “Vettura triciclo Bernardi” (da I.V., Una gloria italiana dell’automobilismo: l’ing. Enrico Bernardi, in «Le vie d’Italia», anno XXXIV, n.1, gennaio 1928)

Bibliografia: Atti del Reale Istituto Veneto di Lettere, Scienze ed Arti, Tomo LXXIX, serie nona, tomo quarto, parte prima, 1920; Chiaretto E., Storie nella storia di Maserà, Susil, Cagliari 2018; De Martino V., La giornata dei trasporti, in «Annali dei lavori pubblici», fasc. 1, gennaio 1942;  Guarnieri M. Da Habilis a Jobs, Esculapio, Bologna 2019; Mastellone U., Il contributo italiano all’avvento e all’evoluzione dell’autoveicolo, in «Bollettino dell’ispettorato generale ferrovie, tramvie ed automobili», anno XVII, n. 7, 3 luglio 1939

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