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Garibaldi e i Mille

In questo breve brano tratto dalle Memorie, Giuseppe Garibaldi esalta i suoi Mille, fieri di essere stati prescelti dalla sorte per affiancare i Picciotti di Trinacria nella loro impresa.

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O notte del 5 maggio, rischiarata dal fuoco di mille luminari cui l’Onnipotente adornò lo spazio, l’infinto! Bella, tranquilla, solenne, di quella solennità che fa palpitare le anime generose che si slanciano all’emancipazione degli schiavi! – Tali erano i Mille. – Adunati sulle spiagge dell’orentale Liguria, raccolti in gruppi, penetrati dalla grande impresa, ma fieri d’esservi caduti in sorte, succedean pure  i disagi e il martirio. – Bella la notte del gran concerto. Tu rumoreggiavi nelle file di quei superbi, con quell’armonia indefinita, sublime, con cui gli eletti sono beati, contemplando nello spazio sterminato l’infinito! Io l’ho sentita quell’armonia in tutte le notti che si somigliano alle notti di Quarto, di Reggio, di Palermo, del Volturno. E chi dubita della vittoria, quando portati sulle ali del dovere e della coscienza, si è sospinti ad affrontare i perigli, la morte?

I Mille battono il fucile sulla roccia, come il corsiero generoso impaziente della battaglia. E dove vanno essi a battagliare in pochi, contro numerose ed agguerrite soldatesche? Han forse ricevuto l’ordine d’un sovrano per invadere, conquistare una povera infelice popolazione, che, rovinata dalle imposte di governatori dilapidatori, ha rifiutato di pagare? No, essi corrono verso la Trinacria, ove i Picciotti, insofferenti del giogo d’un tiranno, si son sollevati ed hanno giurato di morire piuttosto che rimanere schiavi. E chi sono i Picciotti? Sotto questo modestissimo titolo essi altro non sono che i discendenti del grandissimo popolo dei Vespri, che in un’ora sola trucidò un intero esercito di sgherri, senza lasciare vestigio.

 

 

In copertina “Nchiuccatevello buono ncapa. L’uno… e doje… e tre.. L’lu Papa, nun’ è Re”, caricatura tratta dal giornale satirico “Arlecchino”. Fonte: foto dalla rete

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