Gli studenti di Sant’Andrea a Nilo ed il sacrificio del maiale

Il maiale, animale sacrificale di Demetra, dea assimilata a Cerere, fu al centro di un rituale pagano sopravvissuto a lungo a Napoli.

Gli studenti napoletani infatti, ad inizio anno di studio, si recavano presso la Chiesa di Sant’Andrea a Nilo con un cero accesso e poi ammazzavano un maiale, proprio come anticamente si faceva in quel luogo, remoto sito del tempio di Cerere. Dalla “Guida Sacra della città di Napoli” di Gennaro Aspreno Galante si legge: “Ma nel 1300 le suore, abbandonato l’antico monastero di Donnaromita e la chiesa di S. Andrea, fondarono il nuovo contiguo colla chiesa sacra alla Vergine, che pure si disse DONNAROMITA… Allora S. Andrea a poco a poco fu quasi deserta, finché venne concessa ad uso di congrega agli studenti, i quali nel di sacro al S. Apostolo, vi si recavano processionalmente con un cereo acceso in mano; e poscia a modo di ricreazione innanzi la chiesa si uccideva un porco e dividevasi ai loro maestri; era questo un antico rito gentilesco di sacrificare il porco a Cerere, il cui tempio era ove fu l’antica Rotonda”.

Anche Francesco Ceva Grimaldi in “Della città di Napoli…” riporta che “…innanzi s. Andrea a Nilo per antichissimo costume s’uccideva un porco, che poi al tempo che questo luogo era stato dedicato per luogo di studii, si distribuiva ai Maestri ed agli studenti. L’origine di quella cerimonia era la seguente: il porco per sua natura scava la terra e mangia i semi delle biade, questo tempio era prossimo al tempio di Cerere, perciò ivi si uccideva quest’animale per sacrificarlo alla stessa Dea Cerere protettrice delle biade, e quantunque col tempo prese dominio la religione Cristiana, si seguitò ad uccidere il porco”.

“In questi sacrificij – scrisse il Summontel’immolavano anco la Porca, come che gli piacesse vedersi morir avanti il suo nemico, il quale non solo guasta le biade, ma rivoltando col Griso i Campi, và ritrovando fin sotterra il grano, e lo divora… Indi io giudico che trahesse origine quella usanza in Napoli, riferita dal Falco, d’uccidere ogn’anno un Porco nell’Arcivescovato, la qual poi è andata in dissuetudine, se ben egli scrive che per altro accidente, cioè del Porco, che per un tempo apparve molto noioso, il qual’estinto in memoria poi del fatto, fusse ordinato che ogna’nno se ne uccidesse uno: questa usanza non è del tutto interlassata, imperoche si come nota il Stefano, la Vigilia di Sant’Andrea, è obbligato l’Abbate di quella Chiesa far’ammazzare un Porco è ripartirlo tra i Lettori dello Studio: i quali all’incontro sono obbligati andare processionalmente con tutti i Scolari con le torcette à offrirle all’altare di Sant’Andrea al Seggio di Nido, onde non è in tutto estinta la vittima di Cerere in questa Città, se ben con altro ordine, & altr’uso”.

Così, in “Historia della città e regno di Napoli”, lo storico ricollega tutto all’antico culto di Cerere, “Dea delle biade e della Cultura” cui i napoletani dedicavano i riti eleusini. Le cerimonie duravano vari giorni e si svolgevano di notte con fiaccole, venivano offerti frutta e miele ed infine si sacrificava il maiale. Tutto ciò sarebbe sopravvissuto oltre il crollo dell’Impero Romano trasformandosi in un rito di convivialità.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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