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I Della Rovere a Pesaro

Si chiudeva il sipario sulla Signoria degli Sforza a Pesaro con la morte di Giovanni nel 1510. Invano suo figlio Galeazzo tentò di riottenere da Roma l’investitura della città. Papa Giulio II non ne volle sapere. Il pontefice favorì suo nipote Francesco Maria della Rovere, già Duca di Urbino, famoso condottiero nelle file pontificie e veneziane.

Il Della Rovere, pagando ogni anno a Roma una tazza d’argento del peso d’una libbra, unì Pesaro al Ducato d’Urbino con l’amministrazione dello Stato Vecchio e dello Stato Nuovo. Lo Stato Vecchio comprendeva Urbino, Gubbio, Cagli, San Leo, la Provincia di Massa, Castel Durante, Sant’Angelo in Vado, Mercatello e Fenigli, mentre lo Stato Nuovo comprendeva Pesaro, Sinigaglia, Fossombrone, Pergola, Mondolfo, San Costanzo, Tomba, Montesecco, Orciano, Barchi, Fratte e Montebello.

conservò Pesaro sino al 1516 quando, in seguito alla morte dello zio, un nuovo papa, Leone X, preferì affidare la città a suo nipote Lorenzo de Medici. Drammaticamente dal porto di Pesaro dovettero fuggire moglie e figlio del Della Rovere, su una fusta inviata dal Duca di Mantova. Ciò che ne derivò fu una lunga e silenziosa guerra tra le due famiglie che si protrasse sino al 1521, anno della morte di Leone X. Lorenzo de Medici era già spirato da due anni ed un drappello d’armigeri al soldo del Della Rovere si apprestò alle mura di Pesaro circondandola, poi un corteo con quaranta militi capeggiati proprio dal Duca di Urbino entrò attraverso Porta Curina. L’anno dopo, il nuovo papa, Adriano VI, ridonò Pesaro a Francesco Maria della Rovere.

Alla sua morte, il 20 ottobre del 1538, gli succedette suo figlio Guidobaldo II che amò talmente tanto Pesaro da donarle la propria insegna: “Vi dono la mia rovere e voglio che essa sia posta nell’arme della comunità con quattro mani che abbraccino e stringano la rovere e sotto le mani un motto che dica: Perpetua et firma fidelitas, e voglio essere chiamato signore e padre vostro” (L. Bertuccioli, Mutamenti governativi nella città di Pesaro).

L’avvento dei Della Rovere e l’unione di Pesaro col Ducato di Urbino portarono prosperità e floridezza. Pesaro divenne sede centrale del Ducato e vi convennero numerosi artisti, poeti, letterati, uomini d’ingegno che favorirono il nascere di manifatture e lo sviluppo del commercio. La città divenne un centro noto pr la produzione di maiolica, i laterizi, la lana e la seta e si dette anche un nuovo volto urbanistico con le nuove mura pentagonali costruite da Pier Francesco da Viterbo. Gli imponenti lavori si protrassero per svariati anni e modificarono le difese della città, prima imperniate su Rocca Costanza, creando una serie di grandi bastioni pentagonali di terra, incamiciati poi di muro, rinforzati da cavalieri posti alla mezzeria delle cortine. Proprio sotto Guidobaldo II i cittadini di Pesaro videro erigere la Basilica di San Giovanni e Palazzo Montani-Antaldi. Nello stesso periodo si ebbe anche la ristrutturazione della piazza e l’ampliamento del Palazzo Ducale.

Questa trasformazione ebbe però dei costi molto alti. Francesco Maria II, che subentrò al padre nel 1578, dovette da subito affrontarli. La condizione finanziaria di Pesaro era tremenda. La città non era ridotta alla miseria, ma la dispendiosa vita di Guidobaldo aveva quasi prosciugato le casse cittadine. Francesco Maria II si ritrovò costretto a ridurre le spese di corte, al contempo, per evitare sommosse, il signore scelse pure di eliminare alcuni dazi. Ciononostante si preoccupò della costruzione di un nuovo porto in sostituzione di quello antico, ormai praticamente interrato. Francesco Maria II, educato alla corte di Spagna e forte dell’amicizia personale con Filippo II, trasformò col suo rigore Pesaro in una piccola Madrid e ciò volle dire anche con un esasperato cerimonialismo.

Un’altro problema che attanagliava il Duca di Urbino era quello della discendenza. Vedovo di Lucrezia d’Este, privo di figli, rischiava di vedere estinta la sua dinastia. Chiese, dunque, al papa Clemente VIII l’autorizzazione per convolare a nuove nozze e sposò la quattordicenne Livia Della Rovere, facente parte di un ramo collaterale della famiglia. A quattro anni dal matrimonio nacque Federico Ubaldo che appena raggiunta la maggiore età fu posto alla guida di Pesaro con l’abdicazione di suo padre. Federico Ubaldo però morì prematuramente, ufficialmente in seguito ad un attacco epilettico, obbligando il padre a ritornare alla guida della città.

Pesaro fu così retta da Francesco Maria II della Rovere sino alla sua morte, l’ 8 aprile del 1631. Fu l’ultimo dei Della Rovere, con lui terminò la signoria perchè Roma iniziò ad amministrare direttamente la città e l’intero ducato.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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