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I grandi navigatori italiani

L’impulso degli italiani alle esplorazioni marittime fu enorme. I celebri nomi di quelle imprese volte a spazzare via la tenebra che nascondeva agli sguardi dell’Europa medievale l’altra parte del globo, sono scritti nella memoria.

Così, fin dal 1291, i liguri Ugolino e Vadino Vivaldi avevano già concepito e tentato il periplo del contenente africano, trovando la morte nel golfo di Guinea. I loro conterranei faranno tesoro di quell’impresa visitando le Canarie, Madera, Portosanto, le isole di Capo Verde, le Azzorre.

E mentre Sorleone Vivaldi penetrava nell’Oceano Indiano dal Mar Rosso raggiungendo Mogadiscio nel 1310, Pietro Querini navigava alle Lofoten sperdute nel nord, toccandole nel 1432.

Non si taccia di Lanzarotto Malocello che scorpì l’isola di Lanzarotte, nè di Nicolò de’ Conti che esplorò le Indie nel 1430 e di Alvise Cadamosto e Antonino Usodimare che toccarono le sponde del Gambia nel 1460, sotto le bandiere di Enrico il Navigatore. Agli inizi del XIV secolo il giovane regno portoghese aveva affidato ai Pessagno, genovesi, l’organizzazione e il comando della propria flotta.

Un nuovo modo di sentire e di pensare animò i marinai italiani e si preparò così la strada a Colombo che, nella solitudine dell’isola di Portosanto, pianificò il suo viaggio sulle carte dategli dal cosmografo fiorentino Paolo Tocanelli con i suoi calcoli sulla superfice del globo, secondo cui, calcolando a 24 mila miglia la circonferenza terreste all’equatore e perciò a diciottomila quella al parallelo 41, navigando su quel parallelo verso Oriente bastava percorrere 6500 miglia e toccare il Catai e il Cipango. Quanti errori c’erano in quei calcoli! Eppure Colombo ne trasse l’impulso decisivo per la sua avventura. Nessun avvenimento umano ha avuto forse più vaste ripercussioni.

Dante Alighieri, accettando l’idea che la terra fosse sferica, immaginava la presenza della montagna del purgatorio agli antipodi di Gerusalemme, cioè nella parte del globo opposta alla città del sacrificio di Cristo. In effetti sugli spazi oltre l’oceano esisteva un alone di mistero, ma non si era mai esclusa l’idea che il pianeta fosse tondo. Una gran confusione caratterizzò le conoscenze geografiche degli europei che ancora non avevano toccato vaste parti del pianeta, ma non si era persa memoria di pensatori antichi che già avevano supposto che la terra possedesse una forma sferica e che, in teoria, fosse possibile tornare nel luogo di partenza dopo aver compiuto un intero giro del globo.
Per le civiltà mediterranee, il mondo allora conosciuto era circoscritto ad alcune parti dell’Asia e dell’Africa Settentrionale. Che cosa esistesse al di là di queste terre era dunque materia di riflesisoni fantasiose e meditazioni religiose. C’era pure chi sosteneva l’esistenza di confini invalicabili e, lo possiamo asserire con sicurezza, nessuno immaginava certo che al di là dell’Atlantico, tra l’Europa e le “Indie” esistesse un continente di dimensioni immani, un continente animato dalla presenza di antichissime civiltà capaci di costruire pirami di volumi maggiori di quelle egizie pur ignorando l’uso della ruota. Non lo immaginava neppure Colombo! La scopeta dell’America, non lo si dimentichi, fu il frutto di un colossale errore di prospettive: cercando la rotta per l’Asia, Colombo si imbattè in un ostacolo imprevisto ed anzi non si accorse neppure del clamoroso abbaglio continuando a considerare le terre in cui aveva messo piede come asiatiche a tutti gli effetti.

Altri italiani continuarono la sua opera: Giovanni e Sebastiano Caboto che si spinsero fino ai ghiacci della baia di Hudson, poi Amerigo Vespucci, che aprì la via alla circumnavigazione del portoghese Magellano, poi toccò a Giovanni da Verrazzano salpare l’oceano e spegnere il suo sogno d’avventura alle Bahamas. Fu l’ultimo grande navigatore italiano.

Di tante terre toccate nessuna era italiana, nessuna. Nel frattempo i veneziani, esclusi da uno sbocco sull’Oceano, avevano patito un colpo fatale e si destinavano alla rovina. Gli italiani tolsero il centro dei commerci dal Mediterraneo e l’Italia non seppe seguire le nuove vie.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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