Il Beato Bonaventura da Potenza, “martire dell’obbedienza”

Il Beato Bonaventura da Potenza, al secolo Carlo Antonio Gerardo Lavanga, nacque a Potenza il 4 gennio del 1651 in un famiglia umile di “povera gente ornata di singolare onestà di costumi e d´insigne cristiana pietà”. Suo padre, Lello Lavanga, era un sarto, e sua madre, Caterina Pica, una casalinga. Si prodigarono nel garantire al piccolo una infanzia serenza e già a sei anni egli ricevette il sacramento della Confermazione nella Cattedrale di Potenza.

A quindici anni il futuro beato lascò la città natale per non ritornarvi mai più da vivo e, trascorso il periodo di preparazione, indossò il saio francescano ed iniziò il noviziato nei Frati Minori Conventuali di Nocera Inferiore nel Convento di San Francesco, oggi dedicato a Sant’Antonio.

Nel 1675, ad Amalfi venne ordinato sacerdote. Per tutto l’anno Fra’ Bonaventura studiò la Regola francescana e le Costituzioni del suo ordine, poi, emessi i voti, fu inviato a studiare filosofia e teologia nel Convento di Sant’Antonio di Aversa. Qui però il giovane frate si rese conto di non essere portato per quegli studi. Fu inviato al Convento di San Francesco di Maddaloni, ma anche qui si presentarono problemi con lo studio. Finalmente, tenuto conto della sua inclinazione per la contemplazione, Fra’ Bonaventura fu inviato in un convento a Lapio, in provincia di Avellino, di cui oggi restano solo ruderi. Qui, soffrendo ogni genere di privazioni, il frate visse per tre anni e, ormai ventunenne, fu inviato al Convento di Amalfi per riprendere gli studi. Vi rimase otto anni, divenne diacono il 6 marzo del 1672 ed il 23 marzo del 1673 fu ordinato sacerdote.

Lo ritroviamo dal 1680 al 1687 a Napoli nel Convento di Sant’Antonio fuori Porta Medina. Durante questo soggiorno, accorrevano a lui per la guida spirituale popolo e nobili ed il suo misticismo si manifestò con numerose elevazioni da terra.

Fu spostato a Maranola, a Giugliano, a Montella, a Sorrento e a Capri. Ovunque seppe lasciare i segni di una presenza di grande spessore spirituale e di edificazione del popolo e dei confratelli. Il suo peregrinare per i Conventi era dovuto al fatto che tutti lo volevano essendosi diffusa la sua fama di santità. Ogni Guardiano lo richiedeva, tanto da essere definito “il religioso conteso” .

Ritornato a Napoli nel 1688, fu trasferito ad Ischia, nel Convento di Santa Maria delle Grazie. Rimase sull’isola per dieci anni, dedicandosi all’apostolato come predicatore e confessore guadagnandosi il nomignolo di “tagliagola dei peccati”. La sua opera lasciò una forte traccia tra l’apostolato ai pescatori e ai contadini, la cura spirituale delle Clarisse e la consolazione dei carcerati.

Tornò a Napoli poi ancora a Nocera Inferiore, dove, pur restio ad assumere alti incarichi, divenne responsabile dei novizi. Dopo 4 anni, nel 1707, fu ancora nel Convento fuori Porta Medina dove si dedicò alla cura dei colerosi portando con sé un vasetto con l’olio della lampada di Sant’Antonio col quale usava ungere gli ammalati ottenendo parecchie guarigioni.

Il 4 gennaio del 1710 fu destinato a Ravello. In quella che fu la sua ultima dimora terrena, Fra’ Bonaventura si occupò del vecchio convento che vessava in pessime condizioni ed in questo ambiente angusto visse da solo., ancora obbediente al mandato. Il Vescovo lo nominò suo confessore e gli affidò la direzione spirituale dei due monasteri di Santa Chiara e di San Cataldo. Nell’ottobre 1711, assalito dalla febbre, trascorse gli ultimi giorni nella sua cella in compagnia del Cristo Crocifisso che pendeva dalla parete. Spirò esclamando per te volte “Ave Maria!”.

Il suo corpo, prima di essere tumulato, fu portato in processione per le vie di Ravello. Durante il trasporto, alla vista del Tabernacolo, la salma aprì gli occhi, rimasti sempre chiusi dal momento in cui egli era spirato, e quasi chinò la testa di fronte al SS. Sacramento.

La vita religiosa del beato fu caratterizzata da un’obbedienza assoluta ed eroica, per cui è conosciuto come “martire dell’obbedienza”. Insigni discepoli si formarono con il Beato Bonaventura, tra i quali Fra Francesco Maria Tolbe di Abriola, Fra Bonaventura Casella da Napoli, il nocerino Fra Tommaso Albanese, Fra Paolo Misatro, Fra Giuseppe da Saponara, Fra Giuseppe Piecinisco, Fra Eugenio da Pescopagano, Fra Bonaventura GarofanoFra Bonaventura si distinse per l’altissima povertà, per l’austerità di rigidissime penitenze e la purezza verginale. Di temperamento forte e profondamente sensibili, accettò con serenitò le prove della sua vita e fu modello di mansuetudine e calma. Fu dichiarato beato il 26 novembre del 1775 da papa Pio VI.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

 

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