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Il carbonaro Michelangelo Castagna

Michelangelo Castagna fu Gran maestro della Carboneria e protagonista dei moti angolani del 1814.
Nacque a Città Sant’Angelo, nell’Abruzzo Ulteriore Primo, nel 1783. Studiò ai seminari di Atri e Chieti e si laureò in medicina alla Scuola Medica di Salerno nel 1806. A Napoli si avvicinò alle nuove idee repubblicane, delle quali condivideva i valori di libertà, giustizia ed indipendenza. Entrò così nella Carboneria e nel 1814 partecipò ai moti abruzzesi contro Murat.

Venne proclamato un governo provvisorio che adottò diverse riforme popolari, come la riduzione del prezzo del sale, ma Murat reagì reprimendo duramente i moti. Il 10 aprile, cinquemila soldati provenienti dalle guarnigioni delle città vicine, con tanto di cavalleria e artiglieria, comandati dal generale Florestano Pepe, dispersero gli insorti. Il re, però, non soddisfatto dell’atteggiamento morbido del generale Pepe, affidò al generale Carlo Montigny il compito di scovare e punire i responsabili della rivolta. Castagna finì arrestato insieme al parroco della Collegiata di Città Sant’Angelo, Domenico d’Andrea Metto, detto Marulli, ed a Filipo la Noce, nativo di Penna Sant’Andrea, entrambi capi carbonari.

Tutti e tre furono presi prigionieri e portati alla volta di Chieti dove era installata la corte militare che avrebbe dovuto giudicarli. Col calare della notte, le guardie vollero legarli per assicurarsi che nessuno sarebbe fuggito, invece Castagna approfittò proprio di quel momento per gettarsi in un dirupo e scappare mentre la truppa gli aprì il fuoco contro. Castagna restò accovacciato nel fossato, protetto dal buio, e a nulla valsero le ricerche condotte dai militari nell’aperta campagna. Il barone Nolli, commissario di Murat, pose sul suo capo una taglia di 300 ducati, fece poi arrestare la sua vecchia madre ed una sorella che, nubile, viveva accudendola. Le due donne furono incatenate e condotte a Chieti dove restarono segregate in una prigione, ma non rivelarono nulla del fratello. Intanto la corte militare emise il suo verdetto. Il Marulli fu condotto a Penne e qui sconsacrato e fucilato; la Noce conobbe la medesima sorte. I due furono pure decapitati e la loro testa restò esposta tra i compaesani sgomenti; con loro fu pure fucilato il capitano della legione provinciale, Bernardo de Michaelis, anch’egli di Penna Sant’Andrea, il quale aveva condotto 200 carbonari in armi nelle strade del paese. Le loro teste restarono chiuse in gabbie di ferro per giorni e giorni. Uno spettacolo macabro, di fronte al quale i parenti furono persino costretti ad applaudire e a gridare “Viva il Re”.

Castagna trovò riparo nella casa di un contadino e vi rimase un giorno ed una notte, poi si rifugiò ad Atri, da sua sorella. Restò nascosto per quattordici mesi, tornando a rivedere la luce del giorno solo quando Murat abbandonò il regno. Tornò a fare il medico senza però abbandonare il suo impegno politico e si ritrovò in prima linea nei moti del 1820. A Napoli fu proclamata la costituzione ed egli fu eletto al parlamento. Nel breve periodo in cui il Parlamento si riunì egli fu particolarmente attivo su questioni della finanza, della giustizia e dell’esercito e fu strenuo sostenitore delle autonomie locali. Nella seduta parlamentare del 17 novembre 1820, richiamando con energia la distinzione tra assemblea costituita e costituente, accusò apertamente il Ministro degli Interni Giuseppe Zurlo di tradimento della costituzione e dei valori della patria. Nel marzo del 1821, in vista della minacciata invasione austriaca, il Parlamento gli conferì i poteri di controllo su tutte le costiere del regno. Tutto durò troppo poco e, quando Ferdinando I di Borbone riprese il potere, dovette tornare ancora fare i conti con la reazione.

La polizia lo tallonò, limitò i suoi movimenti, lo obbligò con minacce al domicilio coatto a Napoli e solo nel 1826 poté tornare in Abruzzo. Qui non terminarono i suoi problemi. Nel 1828, nuove denunce gli costarono il divieto di far da scuola ai ragazzi del suo paese. Non ascoltò quelle disposizioni e continuò ad istruire i giovani sulla letteratura e le scienze. Nel 1847, scomparsa la moglie, la rivoluzione lo vide nuovamente protagonista: fu nuovamente eletto deputato al Parlamento. Ancora una volta la reazione lo obbligò però a tornare nell’ombra, rinunciando ad ogni ideale di cambiamento. A Città Sant’Angelo, il suo paese natale, si dedicò ad ogni malato con spirito caritatevole, senza ricevere compensi. Nel 1855 prestò generosi soccorsi agli affitti dall’epidemia di colera. Anche la sua salute risentì degli impegni. La rivoluzione del 1860 lo trovò malfermo. Spirò cinque anni dopo.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: L. Dragonetti, Notizie sul dottore Michelangelo Castagna

 

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