Di passaggio nelle Langhe e nel Roero, splendidi territori vitivinicoli del Piemonte, dal 2014 iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale dall’UNESCO, è possibile visitare una vera e propria meraviglia architettonica: il Castello di Govone.

Citato per la prima volta in un atto di vendita del 989, il maniero, insieme alle altre regge sabaude del Piemonte, nel 1997 è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dall’Unesco. Il suo aspetto attuale è opera dei Conti Solaro, antica famiglia nobiliare piemontese che ha scritto importanti pagine di storia locale.

Il suo scenografico scalone d’onore a due rampe è ricco di rilievi e telamoni che provengono dai giardini della reggia di Venaria Reale.

 

  • La famiglia Solaro

Il maniero apparteneva in origine al vescovo di Asti. Questi nel XIII secolo investe del castello e del feudo la famiglia Solaro.

Alla fine del XVII secolo la nobile famiglia affida all’architetto Guarino Guarini i lavori di ricostruzione dell’edificio.

E’ proprio ai Solaro che il maniero deve una delle sue meraviglie: le tappezzerie cinesi.

Acquistate all’inizio del XVIII secolo a Vienna dal Marchese di Breglio Giuseppe Roberto Solaro, rappresentano con dovizia di dettagli la fauna e la flora della Cina sud orientale nonché scene di vita quotidiana e produzioni artigianali.

Queste splendide carte da parati decorano interamente le pareti di quattro sale degli appartamenti delle principesse: la Camera di Udienza con i cicli della porcellana e del tè, la Camera da Letto con i cicli della seta e del riso, la Camera da Parata e il Gabinetto con rappresentazioni di uccelli e fiori.

Nel 1730 i Solaro ospitano qui il filosofo, scrittore e musicista svizzero Jean-Jacques Rousseau.

Le tracce di questa nobile famiglia le troviamo anche in un’altra importante sala: la Galleria del Gran Priore.

E’ stata fatta realizzare dal gran priore Antonio Maurizio Solaro per celebrare i suoi avi, anch’essi Gran Priori dell’Ordine di Malta. Sulle pareti sono presenti le copie delle tele originariamente disposte nelle nicchie in stucco.

Tra i ritratti esposti si possono ammirare quello di Obertino Solaro, che partecipò alla battaglia per la difesa dell’isola di Malta dagli ottomani nel 1565 e quello di Antonio Maurizio Solaro, che oltre a far realizzare questa sala dotò il castello della manica ad ovest nella seconda metà del XVIII secolo.

Nel 1792, con la morte senza discendenti del conte Amedeo Lodovico Solaro il castello diventa di proprietà dello Stato.

 

 

  • I Savoia

Viene in seguito acquistato da Vittorio Amedeo III, re di Sardegna. Il sovrano fa aggiungere all’ingresso del piano terra le cariatidi che gli erano state donate dalla Repubblica di Venezia.

Incamerato dalla Nazione Francese durante il periodo napoleonico, il castello nel 1810 viene messo all’asta ed acquistato dal conte Teobaldo Alfieri di Sostegno. Il nobile lo acquisisce per evitarne la demolizione e restituirlo un giorno alla famiglia reale. Sei anni dopo l’edificio viene infatti rivenduto al principe Carlo Felice di Savoia.

Nel 1820 Carlo Felice destina gli appartamenti al piano primo del padiglione di levante al fratello Vittorio Emanuele I ed alla cognata Maria Teresa d’Asburgo-Este. Il ricordo della coppia reale è ancora vivo nelle stanze del maniero. Il percorso di visita, che inizia con la Galleria di Levante, si snoda all’interno dell’Appartamento della Regina e poi di quello del re. Negli angoli della camera di udienza della sovrana, le fame alate poggiano i piedi su uno scudo con le iniziali di Maria Teresa d’Asburgo-Este, mentre il soffitto della camera da letto ha come colore di sfondo il blu Savoia.

L’Appartamento del Re, come quello della regina, è impreziosito da pavimenti in legno e pregevoli affreschi ad opera degli artisti genovesi Carlo Pagani e Andrea Piazza.

Carlo Felice, salito al trono nel 1821, insieme alla moglie Maria Cristina di Borbone si impegna molto per il rimodernamento del castello, che diventa la sua residenza estiva. Il parco viene abbellito con uno splendido giardino all’italiana arricchito da fontane, cascate, oggetti scultorei e da uno splendido roseto.

Tra le opere realizzate durante questo periodo, il Salone d’Onore, che viene affrescato interamente a trompe-l’oeil che riproducono pittoricamente il mito di Niobe. Le pareti vengono dipinte a chiaroscuro con finte colonne e statue che rappresentano Niobe e i suoi figli, mentre sulla volta nella parte centrale viene affrescato a colori l’Olimpo con Latona, Apollo e Diana. La scelta del tema mitologico è stata voluta da Carlo Felice che nel 1817 aveva visto il gruppo scultoreo a Firenze in occasione del fidanzamento del futuro re Carlo Alberto con Maria Teresa di Toscana, figlia del granduca Ferdinando III.

Il sovrano, non avendo figli, destina gli appartamenti del padiglione di ponente alle figlie di Vittorio Emanuele I e all’erede al trono Carlo Alberto. Il principe apparteneva al ramo cadetto dei Carignano e discendeva da Tommaso Francesco, ultimo figlio maschio di Carlo Emanuele I. A lui si deve lo Statuto Albertino, la carta costituzionale del Regno di Sardegna e poi del Regno d’Italia.

Alla morte di Carlo Felice il castello viene ereditato dalla vedova Maria Cristina, che, a sua volta, lo lascia in eredità al nipote Ferdinando di Savoia, duca di Genova, padre della regina Margherita. Nel 1870 viene venduto alla casa bancaria Tedeschi di Torino. Acquistato dai signori Ovazza e Segre di Torino, dal 1897 è di proprietà del Comune di Govone.

Il Castello di Govone è visitabile tutti i venerdì, i sabati e le domeniche dall’ultima domenica di marzo alla domenica prima di Natale.

Ospita inoltre il municipio di Govone ed è spazio espositivo per mostre ed eventi.

In primavera il giardino è tinto dalla fioritura delle rose di Carlo Felice e di una rara specie di tulipano selvatico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali