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Il Castello di Sarre, un testimone del medioevo valdostano amato dai Savoia

Il Castello Reale di Sarre è uno splendido maniero situato nella località Lalex del comune di Sarre, vicino ad Aosta.

Risalente al XIII secolo, è oggi il testimone dello storico legame della regione con Casa Savoia, iniziato nel 1032 quando l’imperatore del Sacro Romano Impero Corrado II di Franconia, detto “il Salico”, concesse a Umberto I Biancamano, capostipite della dinastia sabauda, il titolo di conte di Aosta ed il dominio dell’intera valle.

L’edificio nacque come una casaforte, fatta costruire all’inizio del XIII secolo dai signori di Bard: una nobile famiglia che possedeva anche i castelli di Pont-Saint-Martin, Bard, Champorcher e Châtel-Argent. Posizionato sopra un’altura sulla riva sinistra della Dora Baltea, controllava la strada che ancora oggi conduce al valico alpino del Piccolo San Bernardo.

Le scorrerie dei signori di Bard

Nel 1191 Ugone di Bard, vivendo nel castello dove ora sorge il Forte di Bard, approfittò della sua posizione posta all’ingresso della Valle d’Aosta, per fare assalire i viandanti e imporre loro gravosissime taglie. Il signore era appoggiato dai figli Ugo e Guglielmo. Per dieci anni, prima il padre, poi il figlio Ugo, seminarono terrore, nonostante i signori di Challant, altra importante famiglia aristocratica, tentassero in tutti i modi di farli desistere.

Nel 1242 il conte Amedeo IV di Savoia incontrò Goffredo di Challant proprio nella casaforte di Sarre per decidere come fermare le barbarie di Ugo di Bard. Challant assalì il Castello di Bard e lo espugnò. L’edificio venne trasformato in fortezza, come oggi lo conosciamo. Ugo fu costretto a lasciare la Valle d’Aosta, ma i suoi due figli, Marco e Aimone, molto diversi dal padre, conservarono la proprietà dei manieri di Sarre e Châtel-Argent. I loro discendenti formarono le due famiglie nobiliari più longeve della nobiltà valdostana: i Sarriod de la Tour, che si estinsero nel 1921 e i Sarriod d’Introd, tutt’oggi esistenti.

 

I passaggi di proprietà nel Medioevo

Jacques di Bard, conte di Sarre, fondò una dinastia che rimase proprietaria del maniero fino al 1364. In quell’anno il casato si estinse e Amedeo VI di Savoia, detto il “Conte Verde”, concesse feudo e casaforte a Enrico di Quart. Alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1377, il maniero tornò ai Savoia, i quali lo affidarono nel 1405 a Thibaud de Montagny.

 

La ristrutturazione settecentesca

Nei secoli i passaggi di proprietà si susseguirono, fino a quando, nel 1708 arrivò un nuovo acquirente: Jean-François Ferrod d’Arvier, ricco industriale, la cui fortuna proveniva dallo sfruttamento delle miniere di rame di Ollomont. Il nuovo proprietario fece ricostruire interamente il castello conferendogli l’aspetto attuale. L’unico elemento che conservò il suo aspetto originale fu la torre.

Ma nel 1730 Ferrod andò in bancarotta e così, grazie ad un’ipoteca, il maniero tornò nella disponibilità di una delle precedenti famiglie proprietarie: i Rapet, ai quali successero i Nicole di Bard e la famiglia Gerbore.

 

Vittorio Emanuele II

Nel 1869 l’edificio venne acquistato da Vittorio Emanuele II, che assunse anche il titolo di conte di Sarre. Il sovrano possedeva la vicina Riserva Reale di Caccia del Gran Paradiso e si recava in queste zone nel mese di agosto, fermandosi da due a quattro settimane. Le battute di caccia avevano luogo in Valsavarenche, Val di Rhêmes e Val di Cogne. Il re amava molto conversare con la popolazione, rigorosamente in lingua piemontese ed elargiva molti aiuti ed elemosine.

Vittorio Emanuele fece ampliare il castello, trasformandolo in una delle maggiori residenze stagionali dedicate al piacere della caccia; venne innalzata torre centrale e realizzate le scuderie.

Anche il suo successore, Umberto I fu assiduo frequentatore del maniero e lo fece decorare con i numerosi trofei di caccia, oggi visibili nella Galleria dei Trofei e nella collezione museale. Il sovrano fece cambiare gran parte dell’arredamento, donando i vecchi mobili al sindaco di Sarre affinché venissero devoluti ai più̀ bisognosi. Il nuovo mobilio proveniva principalmente dal Palazzo Reale di Torino e dalla Villa Reale di Monza.

 

La regina Margherita e il suo amore per Gressoney

La regina Margherita, consorte di Umberto I, soggiornò nel castello soltanto un mese durante l’estate 1890, preferendo invece Gressoney-Saint-Jean, dove era ospite del barone Beck Peccoz. Il nobile le lasciava la sua villa e andava a dimorare altrove.

Innamorata di quel luogo, nel 1889 fece costruire Castel Savoia, splendida villa in stile ecclettico, dove trascorse lunghi periodi di villeggiatura fino al 1925 e ospitò illustri personalità, tra le quali il poeta Giosuè Carducci. La regina partiva da qui per fare lunghe escursioni, inerpicandosi su ghiacciai e creste, come nell’agosto 1893, quando raggiunse i 3647 metri della punta Gnifetti, la seconda vetta del Monte Rosa. A lei è dedicata la Capanna Margherita, il rifugio più alto del gruppo del Monte Rosa, a 4554 metri.

 

Vittorio Emanuele III

Vittorio Emanuele III, come il padre ed il nonno, usava il Castello di Sarre, ma come base per lunghe passeggiate: il re al fucile preferiva la macchina fotografica.

L’ultima grande battuta di caccia nella Riserva Reale del Gran Paradiso si svolse nel 1913. Tre anni dopo il sovrano cedette il territorio allo Stato, con la clausola che si prendesse in considerazione l’idea di istituire un parco nazionale per la protezione della flora e della fauna alpina.

Il 3 dicembre 1922 Vittorio Emanuele firmò il decreto legge che istituiva il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Nel 1936 venderà Castel Savoia all’industriale milanese Ettore Moretti, i cui discendenti lo cederanno alla Regione Valle d’Aosta nel 1981.

Con il passare del tempo il monarca si recherà di rado a Sarre, preferendo trascorrere i periodi estivi nella Tenuta di San Rossore e a Sant’Anna di Valdieri, un piccolo paese nelle valli cuneesi, molto amato dalla regina Elena. Il re qui si dedicava alla pesca nel fiume Gesso e la moglie organizzava molte attività benefiche. Ogni anno il 18 agosto, giorno di Sant’Elena, la popolazione andava a raccogliere i fiori di campo per donarli alla sovrana.

 

Umberto e Maria José

Grandi amanti del Castello di Sarre furono i principi Umberto e Maria José, i quali fecero rimodernare gli ambienti nel 1935, con l’installazione degli impianti elettrico, sanitario e di riscaldamento.

La coppia usava il maniero come residenza stagionale per i soggiorni dedicati alle numerose escursioni alpine, durante le quali la futura “regina di maggio” si cimentava anche in arrampicate impegnative con corda e picozza. Il 12 settembre 1941 raggiuse addirittura la vetta del Cervino.

Maria José rubò i cuori dei valligiani con la sua gentilezza, l’attenzione per i bisogni della gente del posto e la sua passione per la montagna, ereditata dal padre re Alberto I dei belgi.

I principi erano spesso accompagnati dai quattro figli, per la sicurezza dei quali i gradini all’ingresso principale furono sostituiti con altri meno scivolosi. Nel giardino venne allestita una casetta per i loro giochi.

Maria José trascorse al Castello di Sarre i tragici eventi del settembre 1943. Giunta in loco con i figli dopo essere stata confinata a Sant’Anna di Valdieri per motivi di sicurezza, l’8 settembre apprese la firma dell’Armistizio. Prima di rifugiarsi in Svizzera, volle rendere un’ultima visita all’Ospedale Militare di Aosta, dal quale riuscì a scampare alla cattura da parte dei tedeschi grazie ad una porta sul retro dell’edificio.

La regina tornerà a Sarre nel 1988, mentre il marito Umberto II, partito in esilio all’indomani del referendum, assunse il titolo di “conte di Sarre”. Con la repubblica il maniero non fu espropriato a Casa Savoia, ma i suoi membri, essendo in esilio, non poterono più soggiornarvi. Nel 1972 fu acquistato dallo Stato Italiano, il quale nel 1989 lo affidò alla Regione Valle d’Aosta. Completamente restaurato, oggi è visitabile.

 

Una visita al castello

Il maniero, situato in posizione dominante su una collina, è composto da un massiccio corpo longitudinale di tre piani, rivestito in pietra, con al centro un’alta torre merlata a base rettangolare.

Fa parte del complesso una piccola cappella reale a navata unica, caratterizzata da sobrie decorazioni e un altare di ispirazione barocca.

Sul retro dell’edificio si trova un ampio cortile prativo, costeggiato da due camminamenti su entrambi i lati e dalla struttura delle scuderie voluta da Vittorio Emanuele II.

Le sale del piano terreno, che un tempo ospitavano l’appartamento del principe ereditario, quello del custode e una sala da pranzo, sono oggi sede una mostra permanente sui Savoia.

Al primo piano si trova l’Appartamento Reale, splendido insieme di stanze in stile umbertino, con arredi originali e tessuti minuziosamente riprodotti.  Tra queste la Camera del Re e quella della regina. Nella Galleria e nel Salone dei Trofei si ammirano centinaia di corna di stambecchi e camosci, che decorano le pareti ed i soffitti, per un totale di circa 3.612 elementi.

Il secondo piano in origine ospitava le camere da letto per gli ospiti. È stato riarredato da Umberto e Maria José e vi è custodita la loro collezione di tele di autori italiani dell’Ottocento e del Novecento, tra i quali uno splendido dipinto che ritrae il loro matrimonio, celebrato l’8 gennaio 1930 nella Cappella Paolina del Quirinale. Fa parte dell’arredamento la culla scolpita in legno d’ulivo donata dal popolo sardo ai principi di Piemonte in occasione delle loro nozze.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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