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Il Castello Falletti di Barolo nella storia

Il Castello del Barolo è un imponente maniero che dalla sua posizione domina le colline dove viene prodotto un pregiato vino che rende famosa l’Italia in tutto il mondo: il Barolo. Situato nell’omonimo comune, fa parte della Langhe, splendide colline a vocazione vitivinicola, iscritte insieme al Roero nel 2014 dall’Unesco nella lista del Patrimoni dell’Umanità. È appartenuto per più di 600 anni ad una famiglia che ha scritto molte pagine della storia di questi luoghi e che ha influenzato l’attività vitivinicola: i Falletti.
Il castello è stato fatto costruire all’inizio del X secolo da Berengario I, re d’Italia dall’888 al 924 d.C., come fortezza militare a difesa dai saraceni, i quali, con le loro scorribande, avevano distrutto ed incendiato molte città del Piemonte ed in particolare Alba. Tracce di questa prima fortezza le troviamo ancora oggi nella struttura del mastio e della parte bassa della torre orientale. Anche altri manieri delle Langhe e del Roero vennero fatti edificare con questo scopo, tra questi il Castello di Monticello d’Alba.

 

I FALLETTI

Il maniero venne affidato in gestione a diversi feudatari, per poi essere ceduto nel XIII secolo dai Signori di Marcenasco al comune di Alba, il quale lo alienò nel 1250 ai Falletti. I nuovi proprietari erano una potente famiglia di banchieri, che all’inizio del XIV secolo controllavano una cinquantina di feudi piemontesi. Con loro Barolo visse un periodo prospero ed il castello subì importanti lavori di ristrutturazione ed ampliamento. I Falletti si stabilirono inizialmente nel vicino Castello della Volta, un maniero situato lungo la strada che da Barolo porta verso La Morra e solo dopo il terribile incidente di inizio 1300, quando crollò la volta del salone centrale, si trasferirono al Castello di Barolo.
Nel 1486 il paese entrò a far parte del Marchesato del Monferrato e nel 1631, con il Trattato di Cherasco, diventò parte del Ducato di Savoia. Il castello, gravemente danneggiato nel Cinquecento a causa delle continue guerre tra spagnoli e francesi in cui il Piemonte per la sua posizione geografica si trovava sempre coinvolto, venne ricostruito da Giacomo e Manfredo Falletti e Barolo nei primi anni del Seicento fu elevato a contea. Nel 1730 diventò un marchesato.

 

PALAZZO BAROLO A TORINO E L’OTTOCENTO

Nel 1814 i Falletti si trasferirono a Palazzo Barolo, un elegante edificio patrizio situato nel centro di Torino entrato molti anni prima nella disponibilità della famiglia. Il Castello di Barolo diventò la loro residenza estiva. Gerolamo IV, primo marchese di Barolo aveva infatti sposato Elena Provana di Druento, figlia del conte Ottavio, proprietario del palazzo, nonché primo scudiero e gran guardarobiere di Vittorio Amedeo II. La storia dei due coniugi non fu però felice: Gerolamo, una volta appreso che il suocero non avrebbe lasciato alla figlia la ricca dote promessa al momento delle nozze, lasciò moglie e figli. Elena, allora ventiseienne, per la disperazione si gettò della finestra della sua camera e si dice che il suo spirito aleggi ancora oggi irrequieto nel palazzo. L’edificio fu ereditato da Ottavio Giuseppe, primogenito di Gerolamo IV ed Elena e poi alla sua morte, al figlio Carlo Tancredi.

 

CARLO TANCREDI E GIULIA FALLETTI DI BAROLO

Il comune di Barolo e la città di Torino ricordano con affetto gli ultimi due esponenti del casato Falletti: Carlo Tancredi e Giulia, due coniugi che si prodigarono molto per il bene della popolazione, aiutando tantissime persone.
Nato il 26 ottobre 1782 a Palazzo Barolo di Torino, Carlo Tancredi era figlio del marchese Ottavio e di Paolina d’Oncieu di Chaffardon. Dopo aver girato l’Europa con il padre, diventò ciambellano alla corte di Napoleone I ed il 18 agosto 1806 sposò a Parigi la nobile Juliette Colbert di Maulévrier, pronipote del famoso ministro del Re Sole. Nel biennio 1826-1827 fu sindaco di Torino e fondò molte scuole gratuite per i figli dei poveri; adibì inoltre il suo palazzo di Torino ad asilo infantile. Nel 1828 contribuì in modo determinante all’edificazione del cimitero monumentale del capoluogo sabaudo e durante l’epidemia di colera del 1835 fece allestire ospedali temporanei per accogliere i malati. Morì il 4 settembre 1838 a Chiari, mentre era in viaggio verso il Tirolo dove andava a curarsi. Per le sue opere di bene è stato nominato Servo di Dio e nel 2018, per l’eroicità delle sue virtù è stato dichiarato venerabile. È in corso la causa per la sua beatificazione.
La sua consorte Juliette, in Italia conosciuta come Giulia, oltre a fondare insieme al marito la congregazione delle suore di Sant’Anna, si impegnò molto a favore delle carcerate e nel 1821 diventò soprintendente del carcere femminile di Torino. Tra le numerose opere di bene da lei compiute, va ricordata la fondazione nel 1821 di una scuola per fanciulle povere nel quartiere Borgo Dora e due anni dopo dell’Istituto del Rifugio nel Borgo Vanchiglia, destinato alle ragazze madri. Nel 1847 fondò a Palazzo Barolo di Torino una scuola professionale per le ragazze di famiglia operaia e tra il 1848 e il 1853 un asilo a Castelfidardo ed una casa per ragazze a Lugo di Romagna. Finanziò inoltre la costruzione della Chiesa parrocchiale di Santa Giulia a Torino, dove riposa insieme al marito.
A partire dal 1845 si dedicò inoltre al perfezionamento della coltivazione e della vinificazione del celebre vino Barolo e delle Uve Nebbiolo, valorizzandone ulteriormente la qualità.
La sua causa di beatificazione è ancora in corso, ma per le sue opere di bene è Serva di Dio e nel 2015 è stata dichiarata “venerabile per le sue virtù eroiche”.

L’OPERA PIA BAROLO

Nell’Ottocento la rocca diventò la residenza di campagna di Carlo Tancredi e Giulia, che qui ospitarono illustri personalità, tra le quali lo scrittore Silvio Pellico, che diventò responsabile della biblioteca. L’autore di “Le mie prigioni” soggiornò anche in altri manieri del Piemonte, come il Castello di Masino, ospite dei Valperga.
Nel 1864 alla morte della marchesa Giulia, rispettando le sue ultime volontà, venne costituita l’Opera Pia Barolo, un’istituzione pubblica di assistenza e beneficenza, le cui principali finalità sono la carità e l’istruzione; essa sostiene ancora oggi numerose attività caritative, il cui svolgimento è affidato a enti fondati dalla marchesa stessa, come l’Ospedale di Santa Filomena, eretto nel 1843 per bambine rachitiche ed oggi affidato all’Associazione Camminare Insieme, che assicura gratuitamente le cure ai poveri; l’ Orfanotrofio delle Giuliette; l’Istituto del Rifugio e Rifugino e l’Istituto delle Maddalene e Maddalenine. Oggi l’Opera Pia Barolo ha sede a Palazzo Barolo di Torino e le sue attività consistono nel sostegno ad ex carcerati, nell’accoglienza ai barboni, nell’assistenza medica ad extracomunitari e nel servizio agli anziani. Le attività educative sono svolte dalle Suore di Sant’Anna, queste ultime fondate dal marchese Carlo Tancredi di Barolo nel 1834, mentre la gestione del pensionato universitario e del centro di accoglienza è affidata alle Suore del Buon Pastore.

 

 

IL CASTELLO DI BAROLO OGGI

Il Castello di Barolo diventò quindi un collegio, attivo tra il 1875 e il 1958. L’istituto fu per anni l’unica opportunità di studio per i giovani della zona, in particolare per i più poveri. Per ospitare gli allievi la rocca venne trasformata ed assunse l’aspetto che la caratterizza ancora oggi. Dopo un periodo di inutilizzo, nel 1970 venne acquistato dal Comune di Barolo che lo restaurò e lo aprì alle visite. Dal 1982 nelle sue cantine è allestita l’Enoteca Regionale del Barolo e dal 2010 le sue stanze ospitano il Museo del Vino, una mostra storica, artistica e multimediale dedicata al vino, tra le più importanti al mondo. Al piano nobile il visitatore ammira splendidi saloni, tra i quali la Sala degli Stemmi, il cui soffitto è decorato con i blasoni dei Falletti e delle famiglie con cui si sono imparentati; la sala, caratterizzata da un monumentale camino e da una cinquecentesca decorazione in stucco, ospita le sedute del consiglio comunale. Nella Stanza della Marchesa è presente uno dei pochi letti in stile impero presenti in Italia, mentre la biblioteca, un tempo curata da Silvio Pellico, contiene circa tremila testi di epoca compresa tra il XV e il XIX secolo.
Il Castello di Barolo dal 2007, insieme ai manieri di Grinzane Cavour, Serralunga d’Alba, Govone, Magliano Alfieri, Roddi, Mango e Benevello, fa parte del circuito degli Otto Castelli Doc.

 

LA PRODUZIONE DI VINO A BAROLO

Con l’estinzione dei Falletti l’attività vinicola è stata proseguita da un’altra famiglia: gli Abbona, i quali, nella prima metà dell’Ottocento avevano fondato la propria cantina “Cavalier Felice Abbona e Figli” ai piedi del castello dei marchesi. Nel 1929 Pietro Abbona insieme al fratello Ernesto ed alle sorelle Marina e Celestina, riuscì ad acquistare le antiche cantine di vinificazione ed affinamento dei Marchesi di Barolo. Oggi, la famiglia continua a produrre vini di alta qualità. La cantina più antica della città è quella Borgogno, fondata nel 1761 da Bartolomeo Borgogno ed il cui vino è stato servito nel 1909 al Castello di Racconigi in occasione della visita dello zar Nicola II. Nel 2008 la cantina è stata acquistata dalla famiglia Farinetti.

IL CASTELLO DELLA VOLTA

Faceva parte del patrimonio dei Falletti anche il Castello della Volta, situato lungo la strada che da Barolo porta verso La Morra. Fatto costruire nel XII secolo dai marchesi di Saluzzo, diventò in seguito di proprietà del comune di Alba e poi dei Falletti, signori di Barolo. Deve il suo nome ad un evento tragico: Il crollo della volta del salone centrale avvenuto all’inizio del XIV, mentre alcune persone stavano facendo un’orgia collettiva, evento che si dice voluto dal diavolo per impadronirsi delle loro anime. Si dice che nelle notti di luna piena le anime delle vittime del crollo si aggirino irrequiete tra le mura del castello, mentre nelle notti di tempesta si udirebbero gemiti e grida e si scorgerebbero fiammelle scorrazzare attraverso le sale. La torre di questo edificio è chiusa e da tempo immemore nessuno è più riuscito a trovare l’accesso.
Il Castello della Volta era utilizzato da Giulia Falletti di Barolo, che trascorreva molto tempo nel suo giardino in compagnia di Silvio Pellico, all’ombra degli ippocastani, oggi non più presenti. Danneggiato nel 1944 dai tedeschi, è oggi di proprietà dell’azienda vinicola Marchesi di Barolo della famiglia Abbona.

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

 

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