Home / Sud / Il Dorìforo di Policlèto

Il Dorìforo di Policlèto

Dopo aver ammirato il mosaico della battaglia di Issos, torniamo al Museo Archeologico di Napoli per concentrarci sul Dorìforo di Policlèto, l’ideale di perfetta proporzionalità del mondo classico.

Nel suo trattato sulla bellezza e la proporzione delle forme, Policlèto fissò le regole per realizzare una scultura perfetta. Egli sosteneva che per raggiungere la bellezza ideale il corpo umano dev’essere lungo otto volte la misura della testa. Il Dorìforo è l’applicazione pratica delle sue teorie. La figura fu costruita appunto armonizzando tutte le sue parti sulla base di un’unità di misura specifica, la testa. Il risultato è questa spettacolare statua di un giovane portatore di lancia ritratto nell’atto di impugnare delle lance andate purtroppo perdute.

L’originale in bronzo è andato perduto e la copia più importante che conserviamo si trova a Napoli, presso il Museo Archeologico Nazionale. E’ questa di fabbricazione romana, alta circa 212 centimetri, risalente alla fine del II secolo a.C. ed è in marmo. Fu rinvenuta in una palestra di Pompei dove, evidentemente, era posta come modello di perfezione fisica. La fortuna dell’opera, in effetti, crebbe enormemente nell’Impero romano dove il Dorìforo fu preso come modello di perfezione per gli atleti ma anche per le raffigurazioni di imperatori (vd. Augusto di Prima Porta).

La figura poggia su una sola gamba, la destra, mentre la sinistra è leggermente arretrata e bilancia il corpo in una posizione naturale che detta una diversa articolazione delle parti superiori del corpo. Il bacino è inclinato scendendo verso la gamba flessa, il braccio destro è libero mentre è portante quello sinistro, la testa si piega un poco da un lato ed anche la linea delle spalle è inclinata piegando leggermente il collo. Il personaggio poggia il peso del corpo su una gamba sola in una evidente relazione inversa tra gambe e braccia. Ciò crea la tetragonia della statua, una simmetria opposta che provoca un effetto di movimento di tutta la figura. La gamba destra è portante come il braccio sinistro che teneva la lancia, mentre la gamba sinistra è in riposo proprio come il braccio destro. E’ questa la ponderatio tanto apprezzata dagli autori latini che descrivono la statua con le sue caratteristiche di naturalezza ed armonia.

Lo schema chiastico di Policlèto, presumibilmente quarantenne all’epoca dell’esecuzione del perduto bronzo, riscosse vasto successo e già i suoi contemporanei finirono col chiamare questa statua il kànon, proprio come il trattato che aveva scritto. Il fatto che lo scultore di Argo abbia sentito il bisogno di tracciare una regola partendo da un’osservazione empirica della realtà, dice chiaramente come il mondo ellenico non fosse tanto interessato alla semplice riproduzione della realtà, ma a coglierne lo schema segreto nascosto sotto l’apparenza delle cose.

Il superamento delle forme schematiche arcaiche rappresentò l’approdo alle forme osservate, intrinsecamente attraenti perché naturali eppure di una naturalezza ideale. Le singole parti divenivano perfettamente proporzionali, naturalistiche e vere, ma l’insieme non era quello di un uomo, non era la riproduzione di un individuo, ma la rappresentazione di una idea. Se al corpo veniva data una precisa lunghezza è perché questo rapporto numerico racchiudeva la sintesi perfetta delle proporzioni umane. Si toccava così un punto di equilibrio tra naturalismo ed astrazione enucleando dalla realtà viva le forme ideali.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

About historiaregni

Historia Regni è un portale telematico dedicato alla storia, anzitutto quella italiana. Nasce su iniziativa di Angelo D’Ambra, è senza scopo di lucro e si avvale di collaborazioni gratuite. Le foto presenti sono state, in parte, prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al nostro indirizzo email info@historiaregni.it e si provvederà alla rimozione.

Check Also

Sistemi monetari preunitari: i tarì arabo-normanni

Guardiamo da vicino i tarì arabo-normanni. Con rozza sintesi si può dire che per tutto ...

Uno commento

  1. Ulisse Lapegna

    molto interessante

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

5 × 4 =