Il modello delle corporazioni

Indispensabile perché l’evoluzione commerciale si realizzasse fu l’organizzazione del lavoro secondo il modello delle corporazioni.

Un insieme di funzioni di carattere religioso, assistenziale e previdenziale era affidato a questi organismi, ma in primis essi esercitavano un ruolo primario nell’organizzazione economica e di disciplina del mercato.

In ogni città, ciascun mestiere poteva essere esercitato soltanto da chi era parte della corporazione ed aveva accettato le regole per l’esercizio di quella professione.

Nelle corporazioni i meccanismi della domanda e dell’offerta erano regolati in modo singolare. Il controllo sull’offerta e, dunque, sull’accesso al mercato delle nuove forze produttive era disciplinato dall’assemblea dei membri della corporazione, che votava sull’idoneità dell’aspirante all’esercizio della professione e con ciò disciplinava l’offerta.

Il mercato, in pratica la domanda, avrebbe poi determinato il successo o il fallimento del singolo mercante.

Le dinamiche del commercio erano disciplinate inoltre da una fitta regolamentazione che interveniva nei rapporti tra maestri ed apprendisti, favoriva l’introduzione di nuove industrie e di maestranze specializzate, stabiliva la misura dei salari, fissava le modalità di vendita delle merci e la qualità delle stesse. Ciò da un lato, permetteva ai mercanti di poter gestire la propria attività e di prevedere l’evoluzione del mercato, dall’altro lato garantiva lo sviluppo delle città.

Fenomeno singolare era, dunque, che una parte considerevole della normativa economico-giuridica vigente nelle città, pur incidendo direttamente sull’intera collettività, nasceva all’interno delle singole corporazioni.

Non ci si può, pertanto, stupire se via via quei collegia assunsero una funzione primaria e dominante negli assetti politici ed istituzionali dei Comuni: fu giocoforza che ciò avvenisse.

La corporazione, infatti, non costituì soltanto un fenomeno associativo e rappresentativo di interessi particolari, essa fu una vera e propria fucina di norme. La sua potestas statuendi ebbe caratteri simili a quella dello stesso Comune e fu oltremodo proficua: gli statuti mercantili costituirono, per dirla con Calasso, un «imponente» complesso normativo la cui applicazione fu compito dei giudici delle corporazioni stesse. Ne derivava un vero e proprio circuito, in forza del quale i mercanti erano autori, interpreti e destinatari di un ius speciale ed autonomo.

 

Autore articolo: Davide Alessandra

Fonte foto: dalla rete

Fonti Bibliografiche: – Dispense corso universitario Francesco Mastroberti

 

Davide Alessandra, laureando in giurisprudenza e studente di archivistica, paleografia e diplomatica presso la scuola dell’Archivio di Stato di Palermo.

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