Il Museo delle Torture di Napoli

Il Museo delle Torture di Napoli presenta ai visitatori gli strumenti di tortura che nei secoli passati hanno incarnato il volto peggiore delle nostre società.

Raccapriccianti marchingegni che richiamano alla mente immagini d’orrore e sangue sono disposti nelle sale d’un piccolo museo che sorge a Napoli, a Vico Santa Luciella ai Librai, alle spalle di Via San Biagio dei Librai.

Intorno al 1630, viveva a Port’Alba, una giovane donna chiamata “Maria ‘a Rossa” cui venivano attribuite capacità da strega. La donna si rendeva protagonista di sortilegi e vendita di filtri magici, droghe e veleni. Il terrore indusse gli abitanti della zona ad assaltare la sua casa, a catturarla, a rinchiuderla in una gbbia che lasciarono appesa alle mura d’un’abitazione fino a quando la donna, morì. Questa leggenda è ricordata nel museo dove un cartello didascalico ben spiega che Napoli ed il suo Regno mai conobbero il Tribunale dell’Inquisizione. Tuttavia la tortura non era ad esclusivo pannaggio Santo Ufficio.

Oltre 60 i pezzi visibili, risalenti in buona parte ai secoli XVI, XVII ed XVIII, ed ogni strumento è correlato da un cartello esplicativo sia in italiano che in inglese. C’è da riflettere su come l’ingegno fosse messo al servizio del dolore: la “Sedia Inquisitoria“, lo “Straziatoio del Seno“, la “Gogna“, la “Tortura della cicogna“, la “Cintura di contenzione“, il “Cerchio schiacciatesta“…

Fa rabbrividire pensare a supplizi che patirono le vittime di questi strumenti. E’ esposto il famigerato “Martello delle Streghe” destinato ad infliggere la morte a coloro che finivano accusate di stregoneria: un puntello di legno sotto i colpi del boia spaccava lo sterno e le costole trafiggendo il cuore.

C’è anche la ricostruita la “Tortura del ratto” con un manichino a far da vittima bloccato su un cavalletto nella cui cavità c’è posto un ratto destinato a mangiargli i genitali. Ed ancora è descritta la “Tortura della segatura” che prevedeva che il condannato fosse appeso a testa in giù con le gambe divaricate per essere segato in due verticalmente dal basso fino alla testa.

Al Museo delle Torture di Napoli indubbiamento è tutto inquietante, un viaggio agghiacciante nella crudeltà eppure assolutamente da visitare.

 

Autore articolo e foto: Angelo D’Ambra

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