Il pontificato di Pio IV

Nella notte di Natale del 1559 salì al soglio pontificio il milanese Gian Angelo Medici. Sessantenne, aveva tre figli ed un fratello, Giangiacomo “il Medeghino”, che faceva il pirata nelle acque del Lago di Como. Prense il nome di Pio IV, al termine di un conclave durato quattro mesi.

Le cronache lo consegnano a noi con un carattere ora mite, ora passionale ed in effetti il suo operato traduce perfettamente questa doppia anima.

Pio IV riaprì il Concilio di Trento e lo portò a conclusione con la bolla “Benedictus Deus” e l’approvazione dei decreti conciliari che posero le solide basi della Chiesa Cattolica dopo lo scossone luterano; promulgò anche l’Index Librorum Prohibitorum – l’Indice dei Libri Proibiti – e dispose l’immediata condanna di cinquantanove tipografi rei di aver stampato opere anonime o totalmente o parzialmente proibite.

Il suo predecessore, Paolo IV, era stato un prelato religiosissimo, molto rigido, uomo dal carattere spigoloso, ancorato ad interessi mondani, ma anche fondatore dei Teatini. L’ostilità aperta agli spagnoli, la guerra riportata nella Penisola, la violenza intransigente nella repressione delle eresie, ne avevano fatto un papa detestato e temuto. Appena si diffuse la notizia della sua morte, il 18 agosto del 1559, i romani avevano devastato il Palazzo dell’Inquisizione e sfregiato la sua statua.

Pio IV era diverso, doveva esserlo. Confermò nella dignità imperiale Ferdinando I d’Asburgo ed affiancò al rigore teologico uno slancio neorinascimentale, un amore per l’arte e la cultura che consegnarono all’Urbe una nuova stagione di splendore. Gli interventi urbanistici spostarono l’interesse dal centro abitato, già ricco, già monumentale, verso il limite delle sue mura, oltre le porte urbiche per erigere la “Civitas Pia”. Il pontefice si dedicò con solerzia al decoro di Roma, creando nuove strade ed edifici. Fece erigere la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri e Villa Pia, nonché il Borgo, il rione che confina col Vaticano. A lui si dovette oltretutto la permanenza a Roma di Michelangelo al quale commissionò, tra l’altro, la costruzione di Porta Pia.

Probabilmente proprio la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, destinata ad occupare gli spazi del frigidarium delle Terme di Diocleziano, è il più bel lascito artistico di questo pontefice, ma non può zittire il sangue che scorse a corte. Pio IV , infatti, nonostante avesse nominato suo nipote Carlo Borromeo come Arcivescovo di Milano e suo fratello Federico come Generale dell’esercito pontificio, combattè il nepotismo del suo predecessore con spietatezza e fece arrestare e giustiziare il Cardinale Carlo Carafa, nipote di Papa Paolo IV e Capitano generale della Chiesa, destinando ad egual sorte suo fratello Giovanni, Conte di Montorio e Duca di Palliano, il cognato Ferrante Carafa, Conte di Alife, e il loro cugino Leonardo de Cardenas, tenne invece in carcere per un anno Scipione Rebiba, cardinale di Pisa e governatore di Roma, mentre al Cardinale Alfonso Carafa concesse la grazia. In una sorta di finzione giuridica, i nipoti di Paolo IV vennero accusati dell’omicidio per adulterio di Violante Carafa, moglie incinta di Giovanni, divenuta celebre con la novella La duchessa di Paliano di Stendhal, di trattative con principi eretici e turchi, di ladrocinio e tradimento verso lo zio. In realtà, attraverso loro si intendeva punire proprio Paolo IV. I corpi dei giustiziati furono esposti all’imboco di Ponte Sant’Angelo. su piccoli catafalchi coperti di tappeti di velluto nero affiancati da ceri. L’ambasciatore veneziano riferì che la pioggia forte e la calca di gente fecero cadere il cataletto ed i cadaveri finirono nel fango.

La strage si rinnovò quando fu scoperta la Congiura di Benedetto Accolti, figlio illegittimo del cardinale Pietro Accolti. Dei congiurati uno fu esiliato, tre, compreso Benedetto Accolti, furono condannati a morte.

Nello stesso anno Solimano II assediò Malta. Il pontefice seguì con grande preoccupazione le operazioni militari avviatesi il 18 maggio del 1565 quando i turchi, con 138 galee e 40.000 uomini, comparvero nelle acque di Malta e attaccarono Monte Xiberras, la Senglea e il Borgo, prendendo poi Castel Sant’Elmo. Inviò seicento fanti al seguito di Pompeo Colonna, Lelio e Domenico Massimo, Giulio de Medici, Ercole Varano di Camerino, concesse la libertà ad Ascanio della Corgna, Marchese di Castiglione, affinchè si recasse in soccorso dell’isola e l‘indulgenza plenaria a tutti i combattenti cristiani. Con gran sacrificio, l’isola fu salva dopo quattro mesi d’assedio. La vittoria fu pomposamente celebrata a Roma con processioni da Santa Maria Maggiore a San Giovanni in Laterano, messe solenni e la proclamazione del giubileo.

Il Papa morì qualche mese dopo, a sessantasei anni, assisituto da San Filippo Neri e da San Carlo Borromeo.

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: E. Bonora, Roma 1564: La congiura contro il papa; S. Redaelli, Pio IV, un pirata a San Pietro

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