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Il riformismo dell’Imperatore Mutsuhito

Nel 1868 per la prima volta la corte di Kyoto riceveva i diplomatici europei in una udienza imperiale. Un imperatore, appena quindicenne, apriva così il Giappone agli stranieri. Era Mutsuhito, secondo figlio dell’imperatore Komei. Nato il 3 novembre del 1852, era salito al trono nel gennaio del 1867. Fu un riformista, tutta la sua vita fu un continuo districarsi tra le leggi ed i costumi tradizionali per introdurre novità e cambiamenti. Quali? Lottò contro lo shogunato, aprì il Giappone al commercio con gli europei, concesse una costituzione.

La prima guerra contro il feudalesimo militare incarnato dai Tokugawa ridiede agli imperiali i loro pieni diritti di dominazione sul paese. Lo shogun aveva avuto tutto nelle sue mani, ma Mutsuhito insistette con una seconda guerra da cui sbocciò la costituzione che fece del Giappone uno stato moderno. I ministri, con a capo il marchese Ito, annodarono nel documento il passato all’avvenire del Paese, riuscirono nella grande impresa di unire l’inviolabilità dell’Imperatore ai diritti delle due camere, la senatoriale e la parlamentare, per mezzo delle quali il popolo poteva ora intervenire negli affari di Stato. Tuttavia non esisteva una vera sovranità popolare. La Camera dei Pari era composta da personaggi prestigiosi nominati dall’imperatore, quella Senatoriale eletta con suffragio censitario. Era l’imperatore lo stato e la legge. Ma se le guerre esterne, contro Cina e Russia, non fossero state vinte, le sorti liberali dell’Impero nipponico si sarebbero incrinate.

L’anno dopo la sua nascita, il commodoro Matthew Perry si presentò nel porto di Tokyo con uno squadrone navale statunitense minacciando la guerra se il Paese non si fosse aperto al commercio internazionale. I giapponesi capirono che armamenti e tecnologia degli occidentali erano di gran lunga più avanzati di quelli in loro possesso. La crisi aperta da Perry indusse lo shogunato, per la prima volta in due secoli, a consultare la corte imperiale. Komei, consapevole che le forze armate nipponiche non avrebbero potuto competere con quelle americane, suggerì di aprire il commercio. Il governo allora si sottomise a ciò che soprannominò i “Trattati ineguali” perchè annullavano dazi doganali, introducevano delle tariffe preferenziali e davano agli occidentali una serie di diritti fino ad allora inesistenti. Poco tempo, l’insoddisfazione portò molti giovani samurai – lo shishi – a schierarsi contro i daimyo e ciò costrinse lo shogunato ad emettero un ordine di espulsione degli occidentali, quando però fu evidente che i daimyo non avevano la forza di scacciare gli europei, lo shishi generò disordini in tutto il Giappone. Per più di dieci anni una vera guerra civile dilaniò il Paese con alcuni daimyo che si ribellarono a Tokugawa Yoshinobu. Alla fine Yoshinobu si arrese. I samurai marciarono su Kyoto e presero il controllo del Palazzo imperiale. Lo shogunato era stato distrutto, il potere veniva messo nelle mani assolute dell’imperatore.

Tutte le terre dei Tokugawa, comprese quelle sottratte dai daimyo ribelli, furono sequestrate e poste sotto il controllo imperiale. I circa 250 feudi furono trasformati in 72 prefetture, ciascuna sotto il controllo di un governatore nominato dallo stato. Per la prima volta il Giappone aveva un governo centrale. Mutsuhito fu formalmente incoronato a Kyoto il 15 ottobre 1868. Poco prima annunciò che si apriva una nuova era che volle chiamare “Meiji” ovvero era della regola illuminata. La nuova amministrazione gradualmente abolì molti privilegi di casta, compresi quelli di daimyo e samurai, introdusse un unica lingua su tutto il territorio, sostituendo i dialetti, poi fu istituito un sistema unitario di scuole pubbliche e gratuite. Intanto l’apertura dei mercati spinse il Paese a dotarsi di ferrovie e di moderni impianti industriali, cantieri navali, fonderie, industrie seriche. In breve tempo si assistette ad una grande migrazione dei contadini dalle campagne ai centri industrializzati.

Quando nacque Mutsuhito, il suo regno era dominato dai Tokugawa e dai daimyo. I funzionari dello shogunato avevano rotto ogni contatto con l’esterno, bloccato il commercio e arroccato il Giappone nel Medioevo. Mutsuhito rifece tutto ed impose radicali cambiamenti che videro il Paese trasformarsi rapidamente da uno stato feudale isolazionista in una potenza mondiale industrializzata. Alla sua morte, rispettando la tradizione di dare ad ogni imperatore un nome postumo, combinazione delle sue virtù e delle imprese del suo tempo, fu chiamato “Meiji”.

 

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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