Il Teatro Sociale di Este

Il poeta e drammaturgo scozzese John Home (1722 – 1808) ha, senza volerlo, legato il proprio nome a quello della città di Este. Il 30 settembre del 1824, infatti, al Teatro Sociale di Este era stata rappresentata la sua tragedia “L’assedio di Aquileia”, e purtroppo durante la rappresentazione il fuoco di alcune fiaccole dei figuranti si era propagato prima alle scenografie e poi alle strutture del teatro che venne completamente distrutto.

Ma i figli di Ateste non si diedero per vinti, scegliendo di ricostruire il teatro che fu finalmente riaperto nel 1835, forte di 400 posti a sedere, comprensivi di 62 palchi, tutti di proprietà dell’alta borghesia atestina, su tre ordini sovrapposti. Cominciava così l’era d’oro del Sociale, che lo vide diventare protagonista dell’Opera nella Bassa Padovana e di cui in gabinetto di lettura ancora si conservano gli artistici manifesti, era che terminò bruscamente nel 1914.

In quell’anno infatti si può far iniziare l’agonia del Sociale. La combinazione tra eventi bellici, partecipazione del Regno d’Italia alla Prima Guerra Mondiale, ed il progressivo disinteresse dell’alta borghesia atestina verso l’Opera condusse ad una situazione drammatica: dal 1914 al 1940 solo dieci spettacoli furono messi in scena.

Ciò portò alla cessione di numerosi palchi. Al 1933 solo tredici su sessantadue erano ancora affittati, privando così la società di gestione di un’importante fonte di reddito. Nel 1923 a fronte di 60000 lire spese per l’organizzazione degli spettacoli il Sociale ne aveva incassate solo 6000.

Il tentativo di risollevare le sorti del teatro adibendolo a sala di proiezioni cinematografiche fallì miseramente, ed una perizia del 1936 indicava in 200000 lire la spesa necessaria per rendere il Sociale “in condizioni di agibilità rispondenti alle attuali esigenze del pubblico”.

Durante la Seconda Guerra Mondiale fu inferto il colpo di grazia. Dal 7 aprile ’43 al 6 aprile ’45 il Teatro fu occupato da un reparto della Sanità Militare che distrusse arredi, ornamenti, infissi e pavimenti per ricavare legna per il riscaldamento. Quando a fine ostilità il Sociale fu restituito alla cittadinanza di esso restava solo un guscio vuoto…

Il 19 settembre 1945, i palchettisti superstiti costituirono ad Este la STE srl. Scopo della società era “dotare Este di un teatro destinato a spettacoli lirici…, ed in genere a qualsiasi altra manifestazione culturale ed artistica”. La nuova società ebbe vita grama, tanto che già nell’assemblea del 1949 il socio Pietro Ferro propose di affittare l’immobile, ormai ridotto solo ai muri perimetrali ed al tetto, “con destinazione non a teatro”. In quell’occasione la proposta fu respinta all’unanimità, ma già nell’assemblea del 18 febbraio 1950 fu ripresentata e questa volta approvata. Il ricavato sarebbe stato accantonato “per la realizzazione in tempi più opportuni dello scopo sociale”.

Nel novembre 1954 la STE srl si scioglieva anticipatamente, mentre si avviavano le trattative per la cessione del teatro al Comune di Este. La cessione venne perfezionata solo nel 1957 dietro pagamento di 4200000 Lire. Il Comune di Este destinò inizialmente l’immobile a palestra per poi decidere, verso la metà degli anni ’60,  di abbatterlo per costruire al suo posto il nuovo Palazzetto dello Sport. Purtroppo non si alzò nessuna voce a protestare ed il 20 aprile 1969 il sindaco Carlo Fracanzani lo inaugurava. Il finale di questa storia è triste…

Il secondo Teatro Sociale di Este nel bene e nel male ha vissuto per oltre cento anni, il suo erede, il fracanziano Palazzetto dello Sport, neppure trenta… Chiuso nei primi anni ’90 del secolo scorso perché non più in regola con le normative di sicurezza da allora l’edificio abbandonato fa brutta mostra di sé in via Zanchi.

Nel recente passato non sono mancate le discussioni al riguardo, addirittura a fine 2004 l’allora amministrazione comunale propose la ricostruzione dell’antico Teatro Sociale, dov’era e com’era. Per raccogliere i 7 milioni di euro necessari alla bisogna inizialmente il comune chiese che venissero assegnati quelli derivanti dall’8 per mille, ma fallita questa possibilità l’amministrazione dichiarò che si sarebbero rivolti altrove. Non specificarono di preciso “dove”, ma ovunque si siano rivolti il rudere, nel 2020 possiamo chiamarlo così, di via Zanchi mi suggerisce che la ricerca di finanziamenti sia stata un fallimento…

 

 

 

 

 

Autore: Enrico Pizzo

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: F. Selmin, Este – Due secoli di storia e immagini; F. Selmin, Atlante storico della bassa padovana – L’Ottocento; G. Nuvolato, Storia di Este e del suo Territorio

 

 

 

Enrico Pizzo, classe ’74, residente sui Colli Euganei. Appassionato di storia veneta e storia dei sistemi monetari preunitari.

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