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Memorie della Grande Guerra: il Trentino

Ricordiamo l’enorme sacrificio del Trentino nella Grande Guerra fatto di morti, di drammi, eroismi, d’un territorio distrutto dagli eserciti e chiamato ad una nuova vita nell’Italia del dopoguerra.

Nel 1815 l’intero Trentino divenne parte della Contea del Tirolo e dell’Impero asburgico, tuttavia la comunità italiana era operosa e molto dinamica e con le sue associazione, come la S.A.T., la “Pro Patria”, la “Lega Nazionale”, la “Società degli studenti trentini”, difendeva con forza l’identità linguistica e culturale italiana del territorio trentino. La fortificazione del territorio, tra il 1861 ed il 1915, rese evidente che quell’area di confine prima o poi sarebbe stata al centro di un’aspra contesa militare. Nello stesso periodo Vienna perseguì scientemente il progetto di “germanizzazione e slavizzazione” del Trentino, come della Dalmazia e della Venezia Giulia, con una decisione formalizzata nel Consiglio della Corona del 12 novembre 1866. Furono finanziate scuole di lingua tedesca mentre fu ostacolata la nascita di quelle di lingua italiana, anche il sistema elettorale era congegnato in modo da favorire i germanofoni gli italofoni vi erano sottorappresentati ed erano relegati ad un ruolo di subalternità.

La popolazione nel 1914 contava circa 380.000 abitanti. Di essi, durante il conflitto, oltre la metà, circa 220.000, furono arruolati o deportati.

I primi arruolamenti si ebbero nell’agosto del 1914 e coinvolsero circa 40.000 uomini dai 21 ai 42 anni sul fronte russo. L’anno dopo si aggiunsero altri 20.000 arruolati. Vennero inquadrati nei 4 reggimenti Kaiserjäger (cacciatori imperiali) e nei 3 reggimenti da montagna Landesschützen, oltre che nei 2 reggimenti di milizia territoriale (Tiroler Landsturm). Circa un quarto di essi cadde prigioniero dei russi ed in 4.000, dichiaratisi italiani, furono inviati a Genova. Suppergiù 700 trentini, invece, da volontari si unirono al Regio Esercito Italiano appena entrato in guerra e furono riuniti nella Legione Trentina. Alcuni di essi, Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa, furono catturati dagli austriaci, processati e condannati a morte per tradimento divenendo simboli dell’irredentismo italiano.

Le autorità austroungariche, davanti alla proclamazione del governo italiano, adottarono misure dure: 2.000 trentini furono internati in isolamento a Katzenau come sospetti collaborazionisti. In decine di migliaia furono sottoposti a domicilio coatto e costretti a vivere come profughi in altre parti dell’Impero asburgico, spesso finendo nei campi profughi in cui molti morirono per la fame e le malattie. Nella prima metà del 1915 furono sciolti i consigli comunali di Trento e Rovereto ed il vescovo di Trento, Celestino Endrici, fu obbligato a ritirarsi nel monastero di Heiligenkreuz. Furono poi rimpatriati circa 6.000 trentini già cittadini del regno (attraverso viaggi estremamente complicati nei mari del nord Europa e addirittura nelle acque di Siberia e Cina, prima di raggiungere Genova da New York).

Nel frattempo gli austro-ungarici evacuarono i paesi lungo il confine, nei territori della Val di Sole, della Val del Chiese, della Val di Ledro, della Val di Gresta, di Vallarsa. Furono mandate in Austria, Moravia e Boemia 114.000 persone, mentre in 30.000 furono portati verso l’Italia dalla Valsugana e dalla Bassa Vallagarina. Poterono restare gli abitanti dei paesi della Val dell’Adige sopra Calliano, della Val di Non e dell’Alta Valsugana. I profughi fecero ritorno nelle loro valli solo alla fine del 1918, decimati dalla febbre.

Il Trentino fu un fronte difficilissimo. Sì combatte sulle alte vette innevate e ghiacciate. Per ripararsi, i soldati dei due eserciti scavarono ricoveri nel ghiaccio sull’Adamello e della Presanella e sulla Marmolada, dove venne costruita la “Città di ghiaccio”, comprendente 8 chilometri di gallerie, ricoveri e depositi. Le perdite per i congelamenti furono ingenti, ma il principale pericolo erano le valanghe che, nell’inverno 1916-17, uccisero non meno di 10.000 uomini. Sul territorio si affrontano due armate italiane la 1^, comandata dal tenente generale Roberto Brusati, e la 4^, comandata dal generale Luigi Nava, e l’11^ austroungarica, con un’azione incessante delle artiglierie che lasciò paesi distrutti e svuotati d’ogni bene, campagne, pascoli e boschi disseminati di ordigni inesplosi e di reticolati.

Il 3 novembre del 1918 l’esercito italiano entrò a Trento, mentre i reparti bavaresi si ritiravano dal territorio. A fine conflitto i caduti trentini furono 11.000 e 15.000 risultarono prigionieri in Russia.

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: Q.  Antonelli, I dimenticati della grande guerra, la memoria dei combattenti trentini (1914-1920); Il fronte trentino nella prima guerra mondiale (a cura del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto); M. Vigna, Ci salvò la vittoria. A proposito dei conflitti etnici tra italiani e austriaci in Trentino

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