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Il Tercio di Napoli e l’assedio di Castelnuovo

Dopo aver scritto delle battaglie di Fleurus e Mühlberg, delle avventure del capitano Alatriste e della Compañías Viejas del Mar de Nápoles, torniamo a parlare del Tercio de Napoles. Stavolta leviamo il nostro sguardo al Mar Adriatico ed alle sue coste balcaniche dove si ergeva la fortezza di Castelnuovo e dove gli uomini del Tercio scrissero un’altra gloriosa pagina della loro storia.

Nata nel suo carattere moderno nelle campagne italiane del Gran Capitano, la fanteria si impose sui campi di battaglia della tumultuosa Europa degli Asburgo. Con Carlo V e suo figlio Filippo, il soldato appiedato strappò il ruolo di perno della strategia militare alla cavalleria corazzata. Il grado di addestramento, le armi, l’insegnamento tattico, l’aggressività, quanti sono i fattori cruciali di questo successo del Tercios! Forse quello che non va dimenticato è la tenacia mista all’orgoglio di valorosi uomini d’arme.
castelnuovoNel 1539, 4.000 soldati del Tercio de Napoles furono assediati da 50.000 Turchi nella fortezza montenegrina di Castelnuovo. La loro è la storia di una grande impresa militare, forse la più importante di quell’epoca, fonte di canzoni e poemi. La flotta nemica, forte di 130 galee e 20.000 marinai, aveva bloccato ogni via d’uscita dal mare, e 30.000 uomini avevano costruito l’accerchiamento via terra. Nonostante questa superiorità numerica e la mancanza di cibo, i primi assalti furono un completo fallimento per i musulmani. Essi decisero così di offrire una meritata resa onorevole agli assediati, ma il capitano Sarmineto la rispedì al mittente. Sotto il cannoneggiamento dell’artiglieria nemica guidata dall’ammiraglio Khayr al-Din Barbarossa, restarono in 600 a fronteggiare l’assalto turco. Barbarossa pensava che sarebbe stato tutto semplice, eppure non fu così.  Il Tercio de Napoles continuò a combattere. In piedi tra le rovine, lottando fianco a fianco sotto la guida del comandante Francisco Sarmiento, si arresero solo quando non ebbero più forze, dopo aver seminato ancora morte tra le fila nemiche. Chi tra loro restò vivo fu giustiziato sul posto o spedito ad Istanbul come schiavo.
Castelnuovo tornava così ottomana, neppure per un anno era stata spagnola.  Francisco de Sarmiento era morto nella battaglia ma il suo nome non poteva cadere nel dimenticatoio. Si diffuse invece l’onta della vergogna sui Veneziani per il mancato sostegno promesso.
Si narra in qualche cronaca che anni più tardi, una nave turca governata da prigionieri evasi da Istanbul raggiunse Messina. Tra di essi c’erano alcuni sopravvissuti di Castelnuovo che poterono riferire dell’eroismo dei loro commilitoni. A questi uomini il poeta sivigliano Gutierre de Cetina dedicò il sonetto “A los huesos de los espanoles muertos en Castelnuovo”:

“Héroes gloriosos, pues el cielo/os dio más partes que os negó la tierra/ bien es que los trofeos de tanta guerra/ se muestren vuestros huesos por el suelo./Si justo desear, si honesto celo/ en valeroso corazón se encierra,/ ya me paresce ver, o que se atierra/ por vos la Hesperia vuestra, o se alza a vuelo:/ No por vengarnos, no, que no dejasteis/ a los vivos gozar de tanta gloria/ que envuelta en vuestra sangre la llevasteis,/ sino para aprobar que la memoria/ de la dichosa muerte que alcanzasteis/ se debe envidiar más que la victoria”.

 

 

Autore: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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2 commenti

  1. Guido Marcello Patrono

    fra i combattenti del tercio di napoli ci potevano essere anche dei soldati albanesi di puglia, visto che da oltre cento anni milizie albanesi di scanderbeg si erano stabilite in terra di taranto dopo aver salvato il trono durante la rivolta dei baroni capeggiati da orsini di lecce. uno dei generali di napoli e venezia era giorgio basta nato a roccaforzata di taranto.

  2. A Castelnuovo oesedi Croroneggi Herzegnovi nel 1503 venne giustiziato mefiwnte decapitazione Antonio Centelles junior duca di Catanzaro e figlio dell’omonimo marchese di Crotone,dopo essere stato catturato dall’ ammiraglio turco Kemal Re’is e chiesto un riscatto enorme che non pote’ pagare

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