In memoria dei sovrani tedeschi detronizzati nel 1918

La Prima Guerra Mondiale, come la definì Papa Benedetto XV, fu “un’ inutile strage” che fece 9 milioni di morti e 21 milioni di feriti e ridisegnò completamente la geografia politica dell’Europa, cancellando gli Imperi Centrali. Storiche dinastie persero il loro trono, venendo sostituite da regimi dittatoriali, come il nazismo in Germania ed il comunismo in Russia.
La prima monarchia tedesca cadde il 7 novembre 1918: re Ludovico III di Baviera, sul trono dal 1913, fu costretto a lasciare il suo Paese per recarsi a Salisburgo e il 12 novembre fu obbligato a rinunciare a tutte le sue prerogative statali, civili e militari.

Dal quel 7 novembre in poi le monarchie del Centro Europa caddero come foglie d’autunno; due giorni dopo, fu il kaiser Guglielmo II a dover abdicare, ponendo così fine all’Impero Tedesco mentre l’11 novembre, nel Salone Cinese del Castello di Schönbrunn, l’imperatore Carlo I d’Austria, grande uomo di pace che tentò in tutti i modi di porre fine alla guerra, beatificato nel 2004, fu costretto a firmare la sua rinuncia alla partecipazione al Governo Austriaco, pur non abdicando formalmente e due giorni dopo firmò un atto analogo per l’Ungheria. L’Impero Austro Ungarico cessò formalmente di esistere il 3 aprile 1919.

Sua moglie l’imperatrice Zita, durante il conflitto si prodigò molto in opere di carità per la popolazione e portò sostegno ai feriti di guerra rendendo loro visita in ospedale. Il 23 dicembre 1916 in occasione della loro incoronazione come sovrani d’Ungheria, Carlo e Zita destinarono le portate del banchetto ai feriti di guerra. Il loro ideale era il seguente: “i principi si devono dare agli altri, non sono nati per sé stessi, ma per servire l’Austria-Ungheria. Prima di avere dei diritti l’uomo ha dei doveri, i sovrani anche più degli altri”.

Furono vittime sacrificali di colpe non loro, ma in quel momento era tanto facile trovare un “capro espiatorio” e le sopravvenute repubbliche invece di riconoscere il loro contributo alla pace li esiliarono e confiscarono i loro beni.

Un caso particolare merita di essere evocato: i figli dell’arciduca Francesco Ferdinando, ucciso nel 1914 a Sarajevo, non portavano il cognome Asburgo, ma Hohenberg, in virtù del matrimonio del padre con Sophie Chotek von Chotkowa, donna non appartenente ad una delle famiglie regnanti in Europa o almeno ad una delle precedenti casate regnanti e quindi non all’altezza di diventare imperatrice d’Austria. Con la caduta dell’Impero Austro Ungarico, si videro espropriare dal nascente Stato Cecoslovacco il Castello di Konopiště, situato a 40 km da Praga e si dice che la moglie e la figlia del primo presidente della repubblica abbiano indossato i bei vestiti delle principesse. Oggi Sofia von Hohenberg, discendente di Francesco Ferdinando, è in causa contro la Repubblica Ceca per riottenere questo splendido edificio. La principessa ritiene infondate le ragioni di questo esproprio: i suoi famigliari non sono mai stati considerati degli Asburgo, ma la Cecoslovacchia prima e l’attuale Repubblica Ceca poi, li accusano e rimproverano di esserlo!

Dinastie storiche come i Romanov, che nel 1913 avevano celebrato 300 anni di esistenza, gli Asburgo, una delle più antiche e illustri casate europee, risalente al XI secolo e gli Hohenzollern, famiglia reale e imperiale le cui origini risalgono al 1100, furono deposte, lasciando un vuoto nei loro Paesi  poi  colmato da regimi dittatoriali: il nazismo in Germania e poi nell’Austria, annessa nel 1938 dopo alterne vicende governative, il comunismo in Russia e la dittatura di Miklós Horthy seguita dal comunismo in Ungheria.

L’ultimo sovrano ad abdicare fu re Guglielmo II di Württemberg, il 30 novembre 1918: questo sovrano era molto amato dalla popolazione ed era contro la guerra: nel 1914 salutò a Stoccarda con le lacrime agli occhi le truppe in partenza per il fronte; lasciò il trono solamente perché una folla rivoluzionaria, in parte guidata da stranieri, si era introdotta nel Palazzo Reale di Stoccarda. Non abdicò mai, ma fu estromesso dal potere con la forza il principe Federico di Waldeck e Pyrmont.

L’Impero Ottomano, anch’esso facente parte dello schieramento sconfitto, rimase in piedi fino al primo novembre 1922 quando l’ultimo sultano Mehmet VI fu deposto da Mustafa Kemal detto “Atatürk”, il quale spostò la capitale da Istanbul a Ankara. Pur avendo perso la guerra riuscì a salvare la monarchia abdicando lo zar Ferdinando I di Bulgaria, mentre pur avendo fatto parte dello schieramento vincitore, re Nicola I del Montenegro, padre della regina Elena d’Italia, perse il suo trono e venne esiliato ad Antibes: la sua Nazione perse l’indipendenza ed entrò a far parte del nuovo Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, ribattezzato poi Jugoslavia, il cui sovrano era il genero Pietro Karađorđević

Il 1918 vide nascere e morire il Regno di Finlandia; Federico Carlo d’Assia-Kassel, dopo una guerra civile, venne eletto sovrano il 9 ottobre 1918 e gli furono attribuiti i seguenti titoli: re di Finlandia e Carelia, duca delle Aland, gran principe di Lapponia, signore di Kaleva e della Pohjola. Ma il nuovo monarca non prese mai possesso del suo trono e il 14 dicembre dello stesso anno fu costretto ad abdicare.

Un fatto analogo successe in Lituania, quando il 4 giugno 1918 il Parlamento offrì la corona al principe Guglielmo di Urach, conte di Württemberg, che accettò prendendo il nome di Mindaugas II di Lituania.

Il re non visitò mai il suo regno e il 2 novembre 1918, quando la sconfitta della Germania era imminente, il Parlamento proclamò la repubblica. Lettonia ed Estonia avrebbero invece dovuto formare il Ducato Unito dei Paesi Baltici, Stato mai riconosciuto se non dall’Impero Tedesco e che nacque e morì nel 1918; il suo sovrano avrebbe dovuto essere Adolfo Federico di Meclemburgo-Schwerin che però non venne mai intronizzato e la capitale designata era la città di Riga.

Fortunatamente le diverse case reali mantennero e detengono tutt’oggi alcuni dei loro palazzi: il Castello di Hohenzollern è ancora della famiglia imperiale tedesca, il Palazzo di Bückeburg è di proprietà della famiglia principesca di Schaumburg-Lippe, quello di Detmold è di proprietà della dinastia di Lippe, la casa reale di Baviera dispone di diversi palazzi storici e il suo capo vive al Castello di Nymphenburg, detto la Versailles Bavarese,  mentre l’imponente Castello di Arolsen è ancora abitato dalla famiglia principesca di Waldeck e Pyrmont. Andò peggio alle dinastie della Germania dell’Est, le quali si videro espropriare i beni rimasti dai comunisti.

Purtroppo l’Italia ricorda a malapena il costante impegno di re Vittorio Emanuele III sul fronte, che gli valse il titolo di “re Soldato” e la figura della regina Elena, che fece l’infermiera a tempo pieno, con l’aiuto della regina madre Margherita, trasformò in ospedali sia il Quirinale che Villa Margherita, per reperire fondi inventò la “fotografia autografata” che veniva venduta nei banchi di beneficenza e propose la vendita dei tesori della corona per estinguere i debiti di guerra. La Francia, Stato vincitore, non ricorda invece che l’imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III per aiutare l’Intesa, trasformò la sua casa di Farnborough Hill in un ospedale militare preoccupandosi di acquistare sempre le ultime macchine mediche disponibili sul mercato. Lei stessa, per quello che le permetteva l’età, si occupava dei pazienti, andandoli a trovare e conversando con loro.

Al termine della guerra, fu grazie ad una lettera scrittale nel 1871 dall’imperatore Guglielmo I di Germania, in cui questi dichiarava che l’annessione di quei territori era stata determinata da fattori politici e bellici e non per spirito nazionale e di popolo, da Eugenia debitamente conservata, che Alsazia e Lorena tornarono ad essere francesi: questa lettera si rivelò fondamentale ai trattati di pace per reclamare le due regioni sulla base del principio di autodeterminazione dei popoli. Ma siccome la riconoscenza non è di questo mondo, la Francia ringraziò a malapena l’imperatrice ed alla sua morte, avvenuta nel 1920, non fu nemmeno capace di tributargli un funerale di Stato.

Questo vento di repubblicanesimo fortunatamente non è riuscito a intaccare il prestigio di queste dinastie ed il loro posto nel cuore della gente; a testimonianza di questo: il funerale del grande Otto d’Asburgo a Vienna il 16 luglio 2011 quando la capitale austriaca si fermò e centomila persone gli resero omaggio; il matrimonio del principe Giorgio Federico di Germania e Prussia celebrato a Potsdam il 27 agosto 2011 e trasmesso in diretta dalla televisione locale con altissimi ascolti; l’euforia dei bavaresi nel 2013 in occasione dei festeggiamenti per gli 80 anni del capo della casa reale; le migliaia di persone che nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2018 hanno ricordato Ekaterinburg lo zar Nicola II e la famiglia imperiale ,l’euforia che hanno scatenato le nozze nell’ottobre del 2021 del principe ereditario di Russia con l’italiana Rebecca Bettarini, celebrate a San Pietroburgo e la recente nomina dell’arciduca Giorgio d’Asburgo ad ambasciatore d’Ungheria a Parigi, solo per fare alcuni riduttivi esempi.

 

Autore articolo: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

Fonte foto: dalla rete

 

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