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La Chiesa di Antiochia

Fondata dal generale Seleuco II Nicatore al seguito di Alessandro Magno, nel IV secolo a.C., Antiochia fu uno dei principali centri commerciali e culturali del tempo, capitale dei Seleucidi, poi della provincia romana della Siria.
Secondo un’antica tradizione, Pietro, dopo aver lasciato la Chiesa di Gerusalemme, avrebbe qui dimorato, prima di dirigersi verso Roma. Dei luoghi della predicazione di Pietro e Paolo è rimasta la grotta che, secondo la tradizione, li vedeva radunarsi per la celebrazione dell’eucaristia, tuttavia ben prima del loro arrivo, Antiochia aveva già una sua piccola comunità di cristiani.

Si trattava per lo più di gente fuggita da Gerusalemme dopo la persecuzione che colpì Stefano nel 36 d.C. Essi annunciarono la parola di Dio solo agli ebrei e probabilmente ottennero qualche conversione, restarono però una piccola comunità.

Ma Aniochia fu anche il luogo dove, per la prima volta, il Vangelo venne annunciato ai pagani e da essi accolto, una scelta poi confermata nel Concilio di Gerusalemme. La città infatti era un crocevia di religioni e popoli per la sua posizione geografica e quando Pietro iniziò la sua predicazione, nel 47 d.C., registrò subito le prime conversioni, anzi, proprio ad Antiochia, nacque il nome di “cristiani”. Leggiamo infatti in Atti 11, 26 che “…ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono denominati Cristiani”.

E ad Antiochia si decise, a motivo delle resistenze opposte dagli ebrei al Cristianesimo, di portare il Vangelo agli ebrei di Cipro e dell’Anatolia, lungo tutte le città che s’incontravano lungo la strada imperiale da Efeso a Cesarea, ovvero Antiochia di Pisidia, Iconia, Listra e Derbe (Atti 15,22; 30-31; Galati 2,7-10).

Questi neoconvertiti furono affidati a San Barnaba e rappresentarono il nucleo di quella che nel giro di pochi decenni divenne la sede di uno dei quattro patriarcati iniziali, insieme a Gerusalemme, Alessandria e Roma.

Si sa che Barnaba con la sua predicazione ottenne numerose conversioni e “una folla considerevole fu condotta al Signore”.
Dalle scritture sacre sappiamo che i cristiani di Antiochia intervennero economicamente a favore della Chiesa di Gerusalemme quando essa visse problemi finanziari al tempo dell’imperatore Claudio (Atti 11,27-30) e ciò ci dice che Antiochia era ora diventata una comunità cristiana ricca e prospera.

Dopo la distruzione di Gerusalemme, nel 70 d.C., Antiochia rimase l’unica metropoli cristiana in Oriente, ed esercitò la sua giurisdizione sulla Siria, la Fenicia, l’Arabia, la Palestina, la Cilicia, Cipro e la Mesopotamia. Il Concilio di Nicea (325) nel suo sesto canone, accettò il mantenimento dei privilegi della Chiesa di Antiochia sull’Oriente, così come quelli di Roma sull’Occidente e di Alessandria d’Egitto sull’Africa. Ma il vasto territorio che dipendeva dalla sua giurisdizione, diminuì col passare del tempo.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina: Altare della Chiesa di San Pietro ad Antiochia. Fonte foto: dalla rete

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