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La Cripta e gli Appartamenti della Reale Basilica di Superga

Al di sotto della Reale Basilica di Superga è presente la Cripta Reale. Ha una pianta a croce latina e presenta uno stile barocco. I pavimenti e i rivestimenti hanno colori vivaci e si caratterizzano per la presenza di marmi diversi.
E’ stata realizzata per volere di Vittorio Amedeo III su progetto di Francesco Martinez, nipote di Filippo Juvarra. L’opera è stata terminata nel 1778.

Vi si accede dal chiostro mediante un lungo scalone in marmo, alla cui fine è posta la scultura in marmo di Carrara dell’Arcangelo Michele in atto di sconfiggere il demonio.
Al centro della pianta a croce, nella cosiddetta “Sala dei Re”, è presente il sarcofago più grande, detto il “Sarcofago del Re”. La tradizione voleva che, alla morte di ogni sovrano, egli venisse collocato qui per poi, alla morte del sovrano successivo, essere spostato nei loculi laterali per lasciargli il posto centrale.

Questo monumento funebre è realizzato in onice di Busca, con quattro puttini in marmo bianco su due lati, opera dei fratelli Ignazio e Filippo Collino.

Vi è sepolto re Carlo Alberto, in quanto Vittorio Emanuele II, ultimo sovrano di Sardegna e primo monarca d’Italia, è sepolto al Pantheon, anche se avrebbe voluto che la sua salma fosse tumulata a Superga. Dietro il sarcofago è posto l’Altare della Pietà, opera di Agostino Cornacchini, realizzato in marmo bianco di Carrara.

Attorno al sarcofago centrale sono disposte, alle pareti, quattro nicchie in cui sono presenti quattro statue in marmo candido su fondo nero. Raffigurano la Fede, la Carità, la Clemenza e la Scienza. Vicino alle statue sono presenti i loculi con i resti di Vittorio Emanuele I, Vittorio Amedeo III, Maria Teresa d’Asburgo-Este (moglie di Vittorio Emanuele I), Maria Antonietta di Borbone-Spagna (moglie di Vittorio Amedeo III) ed i cenotafi di Carlo Emanuele IV (sepolto a Roma) e Carlo Felice (sepolto ad Altacomba).

Dal sarcofago centrale partono poi i quattro bracci della pianta a croce. All’estremità del braccio corto, ossia dietro il sarcofago di Carlo Alberto, c’è l’Altare della Pietà.


Nel braccio di destra si trova la cosiddetta “Seconda Sala”, con il monumento funebre a Carlo Emanuele III. Qui riposa anche Maria Pia di Savoia, regina consorte del Portogallo dal 1862 al 1889. Una porta conduce alla “Sala delle Regine”. Qui, tra gli altri, sono ospitati i sepolcri delle seguenti figure: Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena, la prima moglie di Vittorio Emanuele II che non divenne regina d’Italia in quanto è deceduta nel 1855; la seconda moglie del primo re d’Italia, Rosa Vercellana, detta “la Bela Rosin” riposa invece al Cimitero Monumentale di Torino; Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, moglie di Amedeo I di Spagna ed antenata dell’attuale duca d’Aosta. Accanto alla sua tomba è ancora oggi presente la corona di fiori di seta inviata dalle lavandaie di Madrid, grate alla sovrana per le sue opere di bene.

Riposa qui anche il consorte di Maria Vittoria, Amedeo I di Spagna, secondo figlio maschio di re Vittorio Emanuele II, che ha regnato sul Paese iberico dal 1870 al 1873. Nella stessa sala riposa anche la seconda moglie di Amedeo I, la principessa Maria Letizia Bonaparte. Amedeo I oltre ad essere suo marito era suo zio. La leggenda vuole che Maria Letizia avrebbe dovuto sposare suo figlio Emanuele Filiberto, ma Amedeo se ne innamorò e decise di sposarla. Emanuele Filiberto per le sue vittorie nella Prima Guerra Mondiale è stato chiamato il “Duca Invitto” e per suo espresso volere riposa al Sacrario militare di Redipuglia.

Nella Sala delle Regine sono sepolti dal 1996 Aimone di Savoia-Aosta e Irene di Grecia, genitori del principe Amedeo, duca d’Aosta dal 1948 al 2006.

Amedeo di Savoia-Aosta, vicerè d’Etiopia ed Eroe dell’Amba Alagi, per sua volontà è invece sepolto al sacrario militare italiano di Nyeri in Kenya, insieme ai suoi soldati.
Dalla parte opposta, nel braccio di sinistra, c’è la “Quarta Sala”, dov’è presente il monumento dedicato al primo re di Sardegna, Vittorio Amedeo II. Qui riposano anche Ferdinando di Savoia-Genova e Elisabetta di Sassonia, genitori della regina Margherita.

Dalla Quarta Sala una porta conduce alla “Sala degli Infanti”, che ospita i fanciulli, i principi e le principesse reali che non hanno regnato. Qui riposano tra gli altri Maria Clotilde di Savoia, la “Santa di Moncalieri”, figlia di Vittorio Emanuele II, insieme al marito Napoleone Giuseppe Bonaparte. Sono i trisavoli del principe Giovanni Cristoforo, attuale capo della dinastia napoleonica. Una volta defunti saranno tumulati in questa sala Vittorio Emanuele e Amedeo di Savoia-Aosta.

Nel mausoleo un cenotafio ricorda la principessa Mafalda di Savoia, figlia di re Vittorio Emanuele III, deceduta nel campo di concentramento di Buchenwald. Essendo diventata principessa d’Assia per matrimonio, è sepolta nella cripta degli Assia a Kronberg im Taunus.

Ma la Basilica di Superga custodisce altri tesori.

  • La Sala dei Papi

In origine il refettorio estivo per i dodici Padri della Reale Congregazione di Superga, nel 1876 è diventata pinacoteca. Accoglie l’unica raccolta al mondo di ritratti su tela di tutti i pontefici della storia.
La sala raccoglie i 265 dipinti che ritraggono i papi canonicamente eletti. Sono esposti lungo le pareti in ordine cronologico e sulla parete principale, in basso al centro, viene sempre collocato il ritratto del papa in carica.
Insieme a quelli regolarmente riconosciuti dalla Chiesa, vi sono anche i ritratti degli antipapi e tra essi Felice V, al secolo Amedeo VIII Duca di Savoia che fu l’ultimo antipapa della storia (1439-1449) in contrapposizione a papa Eugenio.

  • L’Appartamento reale

E’ stato voluto da Vittorio Amedeo II, colui che ha commissionato la costruzione della basilica. Desiderava trascorrere qui gli ultimi anni di vita. I lavori sono stati commissionati a Filippo Juvarra, che però non è riuscito a concluderli.
Alcune stanze del primo piano del convento vengono quindi destinate ai reali come residenza d’appoggio, per ospitarli durante le loro brevi visite a Superga.
Gli arredi originali sono stati razziati da Napoleone, ma con il ritorno dei Savoia nel 1814, le stanze sono state riallestite. Ad inizio Novecento si verifica una nuova dispersione del mobilio e l’appartamento viene affittato alla caserma dei carabinieri. Durante la Seconda Guerra Mondiale, diventa rifugio per gli sfollati.
Oggi si può ammirare una riproduzione del primo piano di questo sontuoso appartamento al pian terreno del convento. Sono esposti gli arredi rimasti ed altro mobilio proveniente dal Palazzo Reale di Torino.
L’appartamento è composto da cinque ambienti.
L’Anticamera, dove si ammira una scultura di Benedetto Cacciatori che raffigura un bambino in una cesta. Il significato dell’opera è duplice: poteva essere di buon augurio per una nascita oppure un monumento funebre.
La Sala di Ricevimento. Ospita un magnifico busto di Carlo Alberto di Savoia. Qui sono esposti i ritratti dei prefetti della Basilica di Superga.
Nella Sala Verde, oltre al tavolo gueridon del tardo Ottocento, si possono ammirare i cinque quadri commissionati da Carlo Alberto e facenti parte della serie dei dipinti destinati ad arredare la Sala del Caffè di Palazzo Reale.
I temi trattati sono tre: ritratti di sovrani sabaudi, le benemerenze culturali dei Savoia e la fedeltà dei sudditi ai sovrani.
Nella Sala Rosa sono esposti splendidi dipinti come la veduta del Castello del Valentino del 1851 di Carlo Bossoli e il quadro cinquecentesco che ritrae l’accoglienza del duca Emanuele Filiberto a Torquato Tasso.
Il percorso termina nella Sala da Pranzo del Re o Salone del Re. Ammobiliata con arredi d’epoca, è ornata da quattro quadri che coprono l’intera parete e rappresentano i sovrani: Vittorio Amedeo II, Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II e Umberto I.
Dopo aver ammirato questa splendida basilica e visitato la necropoli, prima di ripartire è consigliato fare una tappa sul retro dell’edificio.
Qui, il 4 maggio 1949 si schiantò l’aereo che trasportava la squadra del Grande Torino.
Una lapide in marmo in ricordo di passeggeri di quel volo è posta nei pressi del luogo dove avvenne l’impatto.

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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