La difesa di Brescia e Pedro Navarro

Dopo la battaglia di Marignano, Bartolomeo d’Alviano si portò sotto le mura di Brescia per sottometterla. L’artiglieria veneziana aprì in breve tempo una notevole breccia ma, dato l’assalto, si ritrovarono respinti e incalzati con veemenza da millecinquecento spagnoli e tedeschi, armati solo di spade. I veneziani si scoprirono in preda al panico, costernati, incapaci di reagire. Il nemico irruppe nel loro campo distruggendo carri e conquistando pezzi d’artiglieria, per poi appiccare le fiamme ovunque e tornare in città senza aver perso un solo uomo. I veneziani non poterono che levare l’assedio, lasciando l’iniziativa ai francesi. Era il 5 maggio del 1516.

Tremila cavallieri e seimila fanti, perlopiù guasconi e baschi, apparvero davanti alle porte di Brescia. A guidarli c’era un uomo di grande ingegno che aveva servito con onore la Spagna, Pedro Navarro. La città era invece comandata dal governatore Luís de Icart y de Requesens, barone di Torredembarra.

Il Navarro dette ordine di distruggere il muro a ridosso delle fondamenta per piazzare puntelli di legno, in sostituzione delle pietre che venivano rimosse, e introdurvi delle fascine ricoperte d’una miscela di olio e polvere da sparo. Appiccando il fuoco ai puntelli, intere aree delle mura sarebbero rovinate. Tale stratagemma era però noto agli spagnoli che l’avevano appreso proprio grazie a Pedro Navarro, così gli assediati innalzarono come per incanto nuovi parapetti con le macerie delle rovine prodotte dagli assedianti, rendendo sterile ogni loro opera.

Navarro passò all’ora ad usare le mine, ma i suoi connazionali, scoperta la zona scavata dalle gallerie, intrapresero lavori di contromina. Si stendevano al suolo nei sotterranei degli edifici, in totale silenzio, per servirsi dell’udito oppure piazzavano carte, dadi e contenitori d’acqua per carpire oscillazioni. Così passavano a scavare contromine che poi fecero esplodere. Oltre a sventare i piani nemici, uccisero molti dei genieri che si trovavano nelle gallerie sotterranee, incluso un ufficiale veneziano che in un primo momento scambiarono per lo stesso Navarro.

Questi, invece, capì che non aveva altra scelta che aprire il fuoco delle batterie e poi passare all’assalto, lasciando l’iniziativa ad Odet de Foix.

Cinque diversi punti delle mura bresciane furono attaccati dai francesi, ma invano. Luís de Icart y de Requesens, con una guarnigione ridotta a malapena a settecento uomini, con le scorte di cibo e polvere da sparo già esaurite, accettò di capitolare solo il 24 maggio, ottenendo le più onorevoli condizioni.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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Un pensiero su “La difesa di Brescia e Pedro Navarro

  • 16 Marzo 2022 in 22:55
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    Complimenti per il sito, molto interessante. Navarro Pedro fu un’uomo chiave/veterano nelle due guerre d’Italia, si distinse particolarmente nella IIa. A. Moretti e il sottoscritto D. Tamburrano siamo gli autori del libro “La rivolta Antifrancese e l’assedio di Castellaneta” dove uno dei protagoniste è proprio Pedro Navarro. 9788898791811

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