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La Domenica per i Cristiani

Giustino, filosofo pagano del II secolo, poi convertitosi, fornisce inestimabili informazioni sul culto cristiano della sua epoca e in particolare, in I Apologia, così descrive la celebrazione della domenica: “…Il giorno che si chiama il giorno del Sole, tutti, in città e in campagna si riuniscono in un medesimo luogo: si leggono le memorie degli Apostoli e gli scritti dei profeti. Quando il lettore ha finito, chi presiede fa un discorso per esortare a imitare quegli insegnamenti. Poi ci alziamo tutti in piedi e preghiamo ad alta voce. Poi quando la preghiera è terminata, si porta del pane, con vino ed acqua. Colui che presiede leva al cielo preghiere e ringraziamenti come può e tutto il popolo risponde acclamando: Amen. Poi si dividono e si distribuiscono a ciascuno le cose consacrate, pane e vino, anche agli assenti si porta la loro parte per mezzo dei diaconi”.

Queste parole ci illustrano un’antichissima tradizione. Ignazio di Antiochia già nel I secolo definiva i cristiani “iuxta dominicam viventes”, quelli che vivono secondo la domenica.

Per quale motivo, però, i cristiani scelsero la domenica come giorno consacrato a Dio?

La domenica è il giorno in cui è risorto Gesù, cioè il primo giorno dopo il sabato, così come dicono i Vangeli (Mt 28, 1; Mc 16, 1; Lc 24, 1; Gv. 20, 1), fu dunque ovvio che nel 325 l’imperatore Costantino rendesse questo giorno, un giorno di festa, il dies dominica, il “giorno del Signore”.

Costantino ordinò a tutti, anche ai soldati pagani, non solo l’astinenza dalle opere servili di domenica, ma anche creò l’obbligo dell’osservanza di alcuni esercizi religiosi. A tal proposito inviò lettere ad ogni presidio dell’impero affinchè tutte le province si uniformasseroa questo comando. Scrive Eusebio: “Essi doveano altresì per comando del Principe osservare le festività dei martiri, e le altre solennità della Chiesa”. Lo seguirono gli altri imperatori: Teodosio, nell’anno 386, infatti, vietò gli spettacoli di domenica: “Non vi sia alcuno che nel dì del sole, trattenga il popolo nella rappresentanza degli spettacoli, acciò vi sia distinzione tra le divine e le profane solennità”. Pure Teodosio II, nel 425, promulgò la celebre Legge Dominico estesa a tutti nell’impero, cristiani e non: “I Fedeli si occupino nel culto divino nella Domenica ch’è il primo dì della settimana, nel Natale, e nell’Epifania di Cristo, anche nella Pasqua, e nella Pentecoste, allorchè le vesti imitando la novella luce del santo Battesimo dinotano la virtù del celeste lavacro, e pubblicamente in tutte le Chiese di legge la storia degli Apostoli che furono i maestri di tutto il Cristianesimo. Perciò vogliamo che in cotesti giorni sieno vietati in tutte le città gli spettacoli teatrali, e i giuochi circensi. Anche coloro che professano o l’empio giudaismo, o lo stolto gentilesimo, sappiano altro essere il tempo delle pubbliche preghiere, altro quello de’ piaceri” (G. Capecelatro, Delle feste de’ cristiani).

In effetti la domenica è la festa primordiale dei cristiani e l’unica che veniva festeggiata agli inizi dell’era cristiana, infatti la Pasqua annuale fu introdotta solo dal secondo secolo ed il Natale addirittura nel quarto secolo.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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