La fine della schiavitù nel Ducato di Savoia

Annotò il giurista Federico Sclopis che mentre in Francia la schiavitù sopravvisse sino al tempo della Convocazione degli Stati generali, con un milione e cinquecentomila persone vincolate alla servitù personale, il piccolo Ducato di Savoia godeva già da tempo della libertà. Con un editto datato 20 ottobre 1561 il duca Emanuele Filiberto di Savoia abolì infatti ciò che restava della schiavitù nei suoi domini. Lo riportiamo qui di seguito (tratto da Storia dell’antica legislazione del Piemonte).

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Poscia che piacque a Dio di restituire l’umana natura nella primiera sua libertà , e sebbene i principi cristiani abbiano da assai tempo abolito nei loro dominii il nome odioso di servitù introdotto dai pagani , onde anche per questo noi tanto ci discostiamo da loro, noi tuttavia dopo il felice nostro ritorno in queste contrade abbiamo trovato ancora sussistente certa specie di servitù chiamata taglia o mano morta , per cui gli uomini sono detti tagliabili e stanno aggravati da insopportabili carichi, cui si dà il nome di angarie e perangarie, ricusandosi loro la facoltà di testare, e di contrarre liberamente. Gli uni ove muoiano senza prole maschile lasciano le loro figliuole prive d’ ogni eredità ; gli altri se non hanno discendenza di sorta non trasmettono i beni se non al loro signore ; una terza specie di persone che diconsi ligie , tuttochè di condizione pienamente libera , non hanno intiera podestà di testare. Sentendo perciò nell’animo i lamenti di questi infelici che pur desiderano di uscire da tanta miseria, e di spogliarsi da tal radice di servitù, siamo entrati in deliberazione di apprestar loro il rimedio , e preponendo il sollievo e ristoro di que’ nostri sudditi ad ogni speranza di nostro lucro particolare, vogliamo adoperare come si conviene a buon principe, con ogni clemenza, benignità, e magnificenza a pro tìel suo popolo; epperò intendiamo di trarre i nostri sudditi insieme coi loro beni da ogni condizione servile, e dichiararli liberi e franchi per sempre.

 

 

Fonte foto: dalla rete

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