La frana di Agrigento del 1966

Nella mattina del 19 luglio del 1966, Agrigento fu colta dal panico, una frana trascinò a valle circa 20 ettari gran parte edificati: quattro edifici crollarono, numerosi altri subirono danni irreparabili; strade e chiese rimasero inagibili. Il disastro assunse subito proporzioni enormi. Restarono senza tetto più di duemila famiglie, quasi ottomila persone. Fu merito di un netturbino, Francesco Farruggia, se il disastro non divenne maggiore. Al lavoro di buon ora, scorse la terribile oscillazione degli edifici ed iniziò ad urlare: “Curriti, curriti, u tirrimotu”. Svegliò tutti mentre i primi palazzi andavano giù.

Una commissione d’inchiesta presieduta da Michele Martuscelli e voluta dal Ministro dei lavori pubblici, Giacomo Mancini, portò alla luce illeciti ed abusi edilizi, un vero e proprio “massacro urbanistico” della città che nel decennio precedente aveva visto innalzarsi a folli ritmi, palazzi su palazzi, altissimi e dalle forme moderne, l’uno accanto all’altro, deturpando pure la bellezza della Valle dei Tempi.

Questi enormi casermoni però poggiavano su terreni franosi ed il disastro non si presentò con ritardo. Fu il caso più eclatante di dissennato abusivismo edilizio: più di novanta persone, tra amministratori comunali, funionari regionali e professionisti, furono rinviati a giudizio, solo pochi però pagarono.

Michele Martuscelli nella relazione presentata al Ministro Mancini, riuscì a tratteggiare i contorni chiaroscuri di una vicenda vergognosa: “Signor Ministro le prime fotografie apparse sui quotidiani dopo la frana hanno mostrato per la prima volta al paese, al mondo, il volto di una città che non nulla aveva più a che vedere con i passi letterari o con i ricordi di solo pochi anni addietro. Forse gli stessi autentici agrigentini, dagli abitanti dei catoi agli schivi uomini di cultura, ebbero in quell’istante un’illuminazione che permise loro di vedere nelle reali dimensioni quel nuovo mondo mostruoso che, pezzo per pezzo, si stava montando, in scala gigantesca, attorno all’antica e nobile città di Girgenti, ed alcuni pezzi del quale, forse più per imperizia di uomini che per oscuri eventi naturali, erano tutt’ad un tratto crollati… l’interesse pubblico è praticamente assente nell’azione comunale, la quale appare dominata soltanto dalla preoccupazione di favorire – comunque ed a qualunque prezzo – le singole iniziative costruttive: poco importa se tutto ciò avvenga in forma disordinata, in contrasto con le disposizioni vigenti, in dispregio delle più elementari norme igieniche, in assenza delle attrezzature pubbliche indispensabili per la vita associata, ed infine con grave ed irreparabile pregiudizio per i valori paesistici ed archeologici della città, di cui l’autorità comunale avrebbe dovuto essere intransigente e vigile custode… In questa esplosione di abusivismo e di illegalità, in cui l’osservanza delle norme diventa quasi… un fatto patologico, pare di assistere ad una assurda gara tra costruttori ed autorità comunale. Più l’iniziativa dei costruttori diventa sfrontata nel violare la legge e più aumentano le concessioni comunali, le autorizzazioni in deroga, le sanatorie; e, per converso, nella misura in cui l’Amministrazione comunale consente e legittima le violazioni, cresce l’audacia dei costruttori. Cosicché si stabilisce una specie di sinergismo tra azione comunale ed attività dei costruttori, le quali si potenziano ed esaltano a vicenda per convergere in una concorde azione di erosione delle norme e di distruzione della città. Le maggiori infrazioni sono commesse proprio in questa forma: i casi più gravi e rilevanti, infatti, di illegalità possono verificarsi in quanto dopo una prima licenza rilasciata, non sempre, peraltro, in con conformità alle norme, il costruttore chiede la licenza per una maggiore altezza e la ottiene; successivamente supera i limiti autorizzati ed il Comune accorda la sanatoria e cosi di seguito, in un circolo vizioso di corresponsabilità… Molte deroghe e sanatorie, anche a voler prescindere dall’enormità delle infrazioni, sono state concesse in base ad un procedimento così tortuoso, illogico, contraddittorio e poco chiaro ed in modo così palesemente favorevole al costruttore, da far sorgere il dubbio che, in tali casi, il comportamento degli amministratori e degli uffici debordi dai limiti dell’illecito amministrativo per invadere il campo dell’illecito penale… l’autorità comunale ha sempre considerato la tutela dei valori archeologici e paesistici della città come qualcosa di estraneo alla sua competenza, come un fatto che riguardava altri, e peggio ancora come un elemento di fastidio e di impaccio, una remora allo svolgimento dell’attività costruttiva… Gli edifici già costruiti, abusivi o illegittimamente autorizzati, non possono evidentemente essere posti tutti sullo stesso piano. In astratto essi sarebbero passibili tutti di provvedimenti di demolizione, da disporsi immediatamente, o a seguito di dell’annullamento delle relative licenze. Ma un uso così ampio dei poteri contemplati, nelle presenti circostanze, rischierebbe di venire in conflitto con altre esigenze pubbliche, e ciò perché gli edifici da demolire rappresentano una notevole percentuale del numero dei vani disponibili in Agrigento. D’altra parte non può non rilevarsi che tale sanzione non colpirebbe i trasgressori che hanno tratto un lucro dalla violazione delle norme ma gli acquirenti che, almeno nella maggior parte dei casi, non erano consapevoli di tali violazioni… la commissione, nel rimettere gli atti, sente il dovere di segnalare… la gravità della situazione urbanistico-edilizia del paese, che ha trovato in Agrigento la sua espressione limite. E non può, nel concludere, non auspicare che da questa analisi concreta parta un serio stimolo nel porre un arresto – deciso ed irreversibile – al processo di disgregazione e di saccheggio urbanistico… Se, da un serio esame della situazione di Agrigento potranno emergere, con l’ampliamento dell’orizzonte e con una precisa volontà operativa, atti concreti di progresso urbanistico, la frana di Agrigento non sarà soltanto ricordata come un evento calamitoso, che ha posto in luce gravi situazioni patologiche locali, ma potrà aprire un nuovo capitolo nella storia dell’intero paese”.

Per porre fine allo sviluppo edilizio incontrollato in Italia si apportarono pesanti modifiche alle norme urbanistiche vigenti, ad Agrigento si costruirono nuovi quartieri sì, ma lontano dal centro, e si tutelò la zona archeologica delimitando l’attuale Parco della Valle dei Tempi.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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