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La Guerra Colombo-Peruviana del 1932-33

La Guerra Colombo-Peruviana scoppiò tra il 1932 ed il 1933 nella regione comprendente il bacino del fiume Putumauyo e la città di Leticia.

La genesi del conflitto si può far risalire al periodo coloniale, quando fu creato il Regno della Nuova Granada come entità politico-amministrativa separata dal Regno del Perù. L’aria interessata dal conflitto che insorse nel Novecento fu al centro di contese politiche già nel Settecento e nell’Ottocento. Questa regione peruviana, di circa centomila chilometri quadrati e meno di ventimila abitanti, nel 1922 fu ceduta alla Colombia col Tratto di Salmon-Lozano ed in cambio la Colombia rinunziò ad alcuni territori nelle Valli del Nasso, Tigre e del Pante.

Quando l’1 settembre del 1932 un gruppo di peruviani guidati dal musicista Oscar Ordóñez attaccò la guarnigione colombiana di Leticia ed issò la bandiera peruviana, il Perù, spinto dall’opinione pubblica, spedì un idrovolante e la cannoniera “América” in sostegno ai ribelli ed occupò il porto di Leticia chiedendo la revisione del Tratto di Salmon-Lozano. La Colombia rifiutò questa idea ed anzi, impossibilitata ad inviare l’esercito da Bogotá per l’impervietà del percorso e l’estrema difficoltà nel superare valichi e foreste, organizzò una spedizione navale che, partendo da Cartagena, risalì il corso del Rio delle Amazzoni in acque neutrali.

Le cinque navi della spedizione, le cannoniere Mosquera, Boyaca, Cordoba, Pinchincha e
Borranquila, con oltre mille uomini a bordo, erano poste sotto il comando del generale Vasquez Cobo. Sequestrarono le navi mercantili peruviane che incontrarono mentre il Colonnelo Ramos, comandante della 5° divisione peruviana, spediva loro la seguente comunicazione: “Prendendo conoscenza della marcia della spedizione al vostro comando verso le Amazzoni, compio il dovere di manifestarvi, che, fino ad ora, la divisione al mio comando ha atteso con speranza una soluzione pacifica verso cui tendono i negoziati intrapresi dal mio Governo dopo l’incidente avvenuto il 1 settembre 1932; ma l’entrata della spedizione colombiana nelle Amazzoni e la sua marcia su Leticia significano l’inizio delle ostilità che noi abbiamo tentato di evitare. Per conseguenza ho preso tutte le misure di carattere militare per impedire l’entrata della vostra spedizione in Leticia e garantire la nostra sicurezza nel bacino delle Amazzoni, con lo scopo di impedire che siano tentati atti di ostilità contro i miei compatrioti che occupano legittimamente la zona di Leticia appoggiati sui principi di libera determinazione di nazionalità”.

Il vero scontro si tenne a Tarapacá, città peruviana sul Rio Putumayo. La Boyacá e la Mosquera proseguirono verso Leticia, mentre le navi Barranquilla, Córdova e Pichincha entrarono nel fiume Putumayo seguite dalla nave ospedale Nariño. Si tentò così di indurre in errore i comandi peruviani su quale fosse il reale obbiettivo dell’attacco. Le navi colombiane giunsero invece a Tarapacá e con un messaggero intimarono la resa al distaccamento retto dal tenente Gonzalo Díaz. Nel frattempo uno squadrone aereo peruviano bombardò la Cordoba poi rientrò inseguito da aerei colombiani. Visto il rifiuto della proposta di resa, alle sei del mattino del 15 febbraio, la flotta colombiana iniziò il bombardamento e tre ore dopo le truppe guidate dal generale Efraín Rojas sbarcarono occupando la città. Il tenende Díaz era fuggito con i suoi uomini di notte, seguendo il corso del fiume Cotuhé, lasciando munizioni e armi. L’esercito colombiano oltretutto riuscì ad impossessarsi di altre località prossime a Leticia e dell’isola di Chavaco.

Il successo delle truppe colombiane era dovuto ad una rapida coordinazione di artiglieria, fanteria ed aviazione, tuttavia l’aspetto più delicato per il governo di Bogotá era quello dell’aeronautica. Il Perù aveva basi aeree in tutto il nord del paese e disponeva di numerosi aerei mentre l’aviazione militare colombiana contava appena undici istruttori, quattro aeromobili Osprey C-14R ed un Curtiss Falcon O-1 e l’unica base di Madrid. Il governo convenne allora ad un accordo con la compagnia di linea SCADTA, la Società Colombo-Tedesca di Trasporto Aereo, che fornì il suo personale ed i suoi aerei, ed acquistò quattro Junkers F 13, quattro Junkers W 34 e tre Junkers K 43, sei Junkers Ju 52, due Dornier Merkur II, quattro Dornier Do J Wal, venti Curtiss Falcon F-8F e 30 Curtiss Hawk II. Allestì poi Puerto Boy come campo di volo principale. Le differenze furono presto colmate. Durante i nove mesi dello scontro, l’aviazione militare colombiana perse quattro piloti e quattro meccanici, nonché quattro aerei in quattro incidenti dovuti a guasti meccanici (l’aviazione peruviana perse tre aerei abbattuti ed un Douglas O-38P catturato dal nemico).

Nella notte del 18 febbraio il presidente della Repubblica del Perù, il generale Sanchez Cerro, annunciò l’entrata in guerra in un proclama radio: “Sotto gli occhi dell’America e del mondo intero la tranquillità del Perù è turbata da una spedizione composta da una folla di individui di differenti nazionalità, trasportata da navi che battono la bandiera colombiana. Questa spedizione viola la neutralità del Brasile, si rifugia nelle acque di quel paese, rompe la procedura di conciliazione che è in corso, bombarda vigliaccamente i nostri compatrioti del Putumayo perchè essi rifiutano la nazionalità loro imposta da un trattato negoziato all’insaputa dei cittadini peruviani e respinto in maniera assoluta appena esso è stato conosciuto. In tutti i tempi e conformemente alla verità, noi abbiamo dichiarato il nostro rispetto per il trattato, senza considerare come, nè in seguito a quale pressione, esso sia stato ottenuto. In tutti i tempi e conformemente alla verità noi abbiamo egualmente sottolineato il carattere impraticabile del trattato, eseguito in ogni sua parte dalla Repubblica del Perù, ma non mai eseguito, nè mai potrà esserlo, dalla Repubblica di Colombia. Tuttavia il Perù si è limitato finora ad esigere con fermezza ed ancora esige la revisione del Trattato. I reclami peruviani sono stati aspramente giudicati dalla Colombia che si attiene inflessibilmente a principi giuridici desunti, ma senza comprensione umana.

Governo colombiano, nella sua intransigenza, non può comprendere la reale situazione in quei luoghi. Ne risulta che la Colombia si appella alla forza delle armi per sottomettere i nostri concittadini fedeli alla loro Patria, mentre che noi, respingendo con indignazione questa aggressione, ci appelliamo alla coscienza di tutti gli uomini che amano la terra che loro ha dato i natali. In questa situazione se la Colombia mantiene le sue pretese, il momento è giunto di respingere la forza con la forza. Il Perù intero si leva per difendere la sua nazionalità e il suo onore. La nazione affronterà con serenità tutti gli avvenimenti. I nostri avversari sapranno allora che cosa significhi attaccare il Perù”.

Il Brasile provò subito a portare la questione ai tavoli della Società delle Nazioni ma il conflitto s’inasprì rapidamente. Il 17 marzo, infatti, la cannoniera Cordoba attaccò un distaccamento peruviano nei pressi di Buenos Aires, sul fiume Cotichè, in Colombia, e tre giorni dopo aerei peruviani bombardavano questo porto.

Mentre i colombiani prendevano il controllo di Gueppí e Puerto Arturo, lungo il Putumayo, i peruviani spedivano in quelle acque i sottomarini R-1 e R-4 ed il cacciatorpediniere Teniente Rodríguez. Il 4 maggio 1933 i sottomarini R-2 e R-3, dei cacciatorpedinieri Admiral Villar e Almirante Guise attraversarono il Canale di Panama, tra lo stupore e l’impotenza dei colombiani, orientandosi sulle coste del Pacifico e quelle caraibiche della Colombia. Il governo di Bogotá s’affrettò a costruire una base idrovolante a Buenaventura ed una seconda a Cartagena, ma era chiaro che il massiccio dispiegamento della Marina del Perù annunciava un grande attacco. Oltretutto il governo stava radunando il grosso dell’esercito a Lima per una offensiva finale.

Entrambi i paesi erano impreparati ad un conflitto. A Bogotá si videro sfilare migliaia di coppie che lasciarono i loro anelli matrimoniali per finanziare le operazioni, mentre il governo peruviano contrasse con il Giappone un prestito pari a 13 milioni di dollari per sostenere il suo esercito.

La diplomazia, messasi in moto, lavorò per riappacificare le parti. Furono individuati come mediatori il Brasile e gli Stati Uniti d’America e la via d’uscita fu alla fine trovata, forse anche perché il 20 aprile del 1933 un oppositore politico assassinò il presidente peruviano, durante una parata militare, Luis Miguel Sanchez Cerro, permettendo l’elezione del generale Óscar Benavides che, a capo di un paese travolto dalle violenze politiche, pensò soprattutto a porre fine al conflitto. Passarono quindici giorni da quell’assassinio ed il Perù accettò di consegnare Leticia alla Società delle Nazioni per un anno, mentre la Colombia rimetteva al Perù i territori occupati nel corso delle ostilità. Le parti si scambiarono i prigionieri e, dopo un anno, il Trattato di Salomone-Lozano fu nuovamente ratificato.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina: Esercito Colombiano nella Guerra Colombo-Peruviana. Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: AA.VV, El Conflicto Amazónico: 1932-1934;. R Micaletti, Il conflitto tra Colombia e Perù

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