La leggenda dei Santi di ghiaccio

Secondo la tradizione i giorni che vanno dall’11 al 15 maggio sono chiamati i “santi di ghiaccio”. Un’antica credenza, fondata in secoli e secoli di osservazioni dei contadini, afferma infatti che il clima si stabilizza solo dopo la “fredda Sofia” del 15 maggio. Da quel momento in poi non ci dovrebbe essere più gelo. I “santi di ghiaccio”, tradizione di origine medievale, sono molto conosciuti nell’Europa centrale, in particolar modo in Svizzera, Germania e Austria. Tuttavia la credenza è molto diffusa anche in Francia, dove vengono chiamati “saints de glace” e diversi agricoltori ritardano la semina attendendo che siano passate queste giornate. In Italia il periodo intorno al 15 maggio è conosciuto come “inverno dei cavalieri”.

 

Il fenomeno meteorologico

All’inizio del mese di maggio in Europa le temperature sulla terraferma sono generalmente piuttosto elevate. Il continente si riscalda molto rapidamente, mentre il mare si riscalda più lentamente. Questo porta a differenze di temperatura tra la terraferma e l’oceano. Si creano così zone a bassa pressione. Le correnti d’aria calda della terraferma si muovono verso nord, mentre quelle d’aria fredda e ghiacciata provenienti dalle regioni polari si spostano verso l’Europa centrale. Se il cielo di notte è limpido, in alcuni casi può verificarsi il gelo notturno.
La tradizione è nata però prima della Riforma Gregoriana del 1582 e quindi i “santi di ghiaccio” possono essere associati a due periodi differenti, a seconda del calendario considerato. In base al calendario giuliano, iniziano il 19 maggio, per terminare il 23 maggio.

 

Chi sono i Santi di Ghiaccio?

I “santi di ghiaccio” sono i seguenti:

  • 11 maggio: San Mamerto; era un vescovo cattolico del V secolo, considerato molto colto. Secondo la tradizione, faceva spesso miracoli, come fermare incendi, curare la febbre o intervenire in caso di grave siccità;
  • 12 maggio: San Pancrazio; visse nel III secolo e morì come giovane martire della chiesa primitiva di Roma. Il suo nome significa “colui che sconfigge tutto”. Con la sua spada e la corona da martire, è spesso raffigurato in abiti eleganti o da cavaliere. È sepolto nella basilica a lui dedicata sul Gianicolo a Roma. Se siete senza lavoro e vi trovare a passare da quelle parti portategli un mazzetto di prezzemolo fresco perché vi aiuterà a trovare un’occupazione;
  • 13 maggio: San Servazio; era vescovo nel territorio dell’attuale Belgio nel IV secolo. La sua assistenza è solitamente richiesta in caso di malattie del piede, danni da gelo e pestilenze dei ratti;
  • 14 maggio: San Bonifacio di Tarso; morì all’inizio del IV secolo nell’odierna Turchia. Per empatia verso i cristiani perseguitati fu battezzato e rimase fedele alla sua nuova fede. Dopo l’esecuzione, il suo corpo venne riportato a Roma. Il suo nome significa “quello che promette buona manualità”, e nelle immagini viene raffigurato come giovane o come vecchio;
  • 15 maggio: Santa Sofia di Roma; morì all’inizio del IV secolo come vergine martire. La “fredda Sophie” viene spesso invocata per proteggere i raccolti dalle gelate tardive.

 

I proverbi in Italia

In Italia ci sono diversi proverbi su queste giornate. Tra questi: “maggio per quanto bello, salva un granello di ghiaccio: un po’ per San Pancrazio, un po’ per San Servazio ed il resto per San Bonifazio”. Oppure: “San Pancrazio, San Servazio e San Bonifazio, il gelo di maggio”.
In Veneto la tradizione ha dato origine all’espressione “majo majon” che significa “maggio maglione”. Il fenomeno ha ispirato la poesia in diletto triestino “I tre santi de iazo” scritta da Argimiro Savini. Essa descrive le conseguenze sulla popolazione del capoluogo giuliano dell’improvviso abbassamento della temperatura che si verifica con puntualità sconcertante alle date del 12, 13 e 14 maggio. L’11, il 12 e 13 maggio nel dialetto delle Dolomiti sono “I Omeni da la Diac”.

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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