La Palazzina di Caccia di Stupinigi dal periodo napoleonico ad oggi

Dopo aver raccontato le origini della Palazzina di Caccia di Stupinigi ed il suo “periodo d’oro” settecentesco, in questo articolo faccio scoprire al lettore gli ultimi abitanti della reggia e la sua destinazione attuale.

Nel 1808 trascorse qui alcuni periodi, Paolina Bonaparte, sorella minore di Napoleone I, il cui marito Camillo II Borghese era governatore generale del Piemonte.

Nel 1814 il Piemonte venne finalmente liberato dall’invasore ed il 20 maggio dello stesso anno Vittorio Emanuele I, fratello di Carlo Emanuele IV, fece il suo ingresso trionfale a Torino. Dopo la Restaurazione nel parco della reggia venne creato uno zoo, dove venivano allevati sia animali esotici che fauna da destinare alle battute di caccia, come cervi, daini e cinghiali.

Visse qui l’elefante Fritz, pachiderma donato nel 1826 a re Carlo Felice da Muhammad ʿAli Pascià, il fondatore dell’Egitto moderno. L’animale nel 1847 uccise il suo guardiano con un colpo di proboscide; questo avvenimento, insieme alle elevate spese relative al suo mantenimento, portarono alla sua soppressione, avvenuta la sera dell’8 novembre 1852 tramite asfissia.

L’elefante venne imbalsamato ed oggi si può ammirare al Museo Regionale delle Scienze Naturali di Torino.

Oltre al pachiderma, nello zoo si potevano ammirare un giaguaro maschio d’America, due orsi femmine della Savoia, due sciacalli africani, un casuario, due canguri, un lupo, alcuni cinghiali e molti uccelli, tra i quali un’aquila e avvoltoi. Lo zoo venne chiuso nel 1852 da Vittorio Emanuele II, il quale fece trasferire gli animali nel giardino del Palazzo Reale di Torino.

La mattina del 12 aprile 1842 nella Reggia di Stupinigi furono celebrate le nozze tra il futuro re Vittorio Emanuele II e l’arciduchessa Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena, nipote di Leopoldo II, imperatore del Sacro Romano Impero. Ospite d’onore alle nozze fu il maresciallo Josef Radetzky.

Il 14 giugno 1850 fu organizzato il ricevimento nunziale del principe Ferdinando, fratello minore di Vittorio Emanuele II. Esso aveva sposato Elisabetta di Sassonia, figlia di re Giovanni I e di Amalia Augusta di Baviera. Le nozze furono celebrate il 22 aprile a Dresda, ma il 14 giugno Vittorio Emanuele II volle organizzare a Stupinigi un ricevimento in onore del fratello, al quale presenziarono ben 1500 persone. Ferdinando ed Elisabetta furono i genitori della regina Margherita.

Il 30 maggio 1867 il principe Amedeo, secondo figlio maschio di re Vittorio Emanuele II, il “Padre della Patria”, sposò la principessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, “l’angelo di Reano”, nonché ultima esponente del ramo biellese di questo casato, tra i più illustri d’Europa. Le nozze civili si tennero al Palazzo Reale di Torino e quelle religiose nella Cappella della Sindone. I principi trascorsero la luna di miele alla Palazzina di Caccia di Stupinigi. Dopo la cena nunziale, alle ore 20 gli augusti sposi lasciarono il Palazzo Reale per dirigersi alla palazzina; il lungo viale ombreggiato da olmi, era ornato d’archi, inghirlandato di fiori e illuminato con fiaccole, creando un effetto meraviglioso. Questo viale, tra i più belli d’Italia, fu illuminato la prima volta nel 1773 in occasione delle nozze di Maria Teresa di Savoia con il futuro Carlo X di Francia e nel 1781 per le nozze di Maria Carolina di Savoia, figlia di Vittorio Amedeo III e sorella della sopraccitata Maria Teresa, con il futuro re Antonio di Sassonia.

Il viaggio verso Stupinigi di Amedeo e Maria Vittoria non fu felice: lungo il tragitto il conte di Castiglione, gran cerimoniere, il quale cavalcava a destra del cocchio reale, fu colpito da un grave malore e cadde morto a terra. La coppia trascorse nella palazzina buona parte del mese di giugno 1867.

Il 5 luglio 1911 si spense qui Maria Pia di Savoia, regina consorte del Portogallo dal 1862 al 1889. Suo figlio Carlo I era stato assassinato dai repubblicani insieme al primogenito Luigi Filippo nel 1908 e due anni dopo il secondogenito Manuele II aveva perso la corona in seguito ad una rivoluzione repubblicana.

Dopo la barbara uccisione di re Umberto I il 29 luglio 1900, la regina Margherita iniziò ad utilizzare la Palazzina di Stupinigi come residenza estiva ed autunnale; questa tradizione proseguì fino al 1919, quando iniziò ad utilizzare Villa Margherita a Bordighera, edificio fatto costruire nel 1914 nel parco di Villa Etelinda. La sovrana morì a Bordighera il 4 gennaio 1926, all’età di 74 anni.

Con Margherita la Reggia di Stupinigi visse i suoi ultimi fasti; qui giungevano parenti, principi, principesse e ospiti di lusso, che arrivavano a bordo di sontuose carrozze a motore. La sovrana portò qui una gran quantità di mobili e arredi di stili diversi.

L’edificio, con decreto Nitti del 30 dicembre 1919, passò al demanio e poi nel 1926 all’Ordine Mauriziano ed infine, dal 2004, alla Fondazione Ordine Mauriziano. Dal 1919 ospita il Museo di arte e ammobiliamento, dove si possono ammirare mobili provenienti dalle residenze sabaude e da quelle delle dinastie pre-unitarie, come il Palazzo Ducale di Colorno, antica dimora dei duchi di Parma e Piacenza. E’ inoltre sede di mostre d’arte di livello internazionale.

Nel 1988 iniziò un grande progetto di restauro a cura degli architetti Roberto Gabetti, Maurizio Momo, e dallo studio Isolarchitetti.

Nel 1992 la tenuta di caccia è stata posta sotto la tutela del Parco Naturale di Stupinigi.

Nel 1997 la palazzina, insieme alle altre Regge Sabaude del Piemonte, è stata iscritta dall’Unesco nella lista dei Patrimoni dell’Umanità.

L’edificio ha ospitato le riprese di numerosi film e fiction: Elisa di Rivombrosa, Guerra e Pace, I banchieri di Dio e nel 2012 la Cenerentola di Rossini diretta da Carlo Verdone.

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

Bibliografia: D. Ramella, Ritratti Sabaudi – Vizi e virtù di Casa Savoia”

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