La presa di Cuenca

Presentiamo il rapporto ufficiale del generale Santes sulla presa di Cuenca estratto da Cuartel Real del 21 novembre 1873 e riportato da La Frusta, n. 289 del 18 dicembre 1873. Consigliamo al lettore di prendere visione dell’introduzione Cronache della terza guerra carlista estratte da “La Frusta”.

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Arrivato a Tarrazona, vidi venire in tutte le direzioni i volontari della republica ed avvicinarsi alle mie forze. Divisi la avanguardia della cavalleria in due sezioni, perché facesse una corsa per la pianura. I volontari republicani furono dispersi e mi furono condotti innanzi 19 prigionieri ed alcuni fucili. Fatta la requisizione dei cavalli come nelle altre popolazioni, ripresi la marcia passando per Quintanor del Rey, feci alto a Villanueva de la Zara.

Il giorno 13 pernottai in Motilla por il Perral, il 14 in Compillo di Alto Buey, la cui guarnigione si unì a noi, e dopo una penosa marcia di sopra diciassette ore, il 15 entrai improvvisamente in Almadabor del Pinar, dove restai sedici ore, dopo le quali mi trovava già in faccia di Cuenca, la quale capitale io mi era proposto di sorprendere.

Feci alto ordinai che il Tesoro e la brigata custoditi dal Requete, si situassero nel prossimo villaggio di Molgosa, inviando l’avanguardia di cavalleria a troncare il telegrafo.

Andai innanzi con le mie truppe, e al giungere innanzi, mi accorsi con soddisfazione che avea conseguito il mio intento di sorprenderla giacché il suo aspetto tranquillo dimostrava che la città non pensava affatto al nostro attacco. 100 coscritti, gli ufficiali della riserva 24 guardie civili, 500 volontarii e 8 cavalli componevano la guarnigione della piazza.

Cominciando a disporre l’attacco, inviai due compagnie di Gujas con due di cacciatori ad occupare le alture della dritta e altre tre quelle della sinistra che dominano l’Ospedale; situai oltre due compagnie di Gujas nei ponti per tagliare la ritirata al nemico, ed io col mio Stato Maggiore e mia scorta col 2° de’ cacciatori Gujas y Sagrada entrai nella città scaglionando al di fuori la cavalleria in ordine di battaglia; aprii il fuoco e caricai colla mia scorta internandomi fino alla Gloriosa sotto il fuoco nemico che i miei bravi volontari disprezzavano non curandosi che di seguirmi per sottomettere gli sleali figli della patria; estendendosi l’attacco e la difesa delle mura, feci avanzare la retroguardia perché ricevesse i prigionieri e d’accordo con le compagnie che occupavano le posizioni di dritta e sinistra, sopra indicate presi l’ospedale; tutta la forza entrò in azione e dopo un’ora e mezza di fuoco il tenente colonnello Don José Antonio Rivera con tre compagnie prese le case vicine e le prossime colline, e nel tempo stesso Don Simon Santes con due compagnie il castello e l’eremitaggio di San Cristoforo: la Sagrada attorniò il quartiere della riserva, prendendo tutti gli ufficiali con un tenente colonnello il Comandante militare, un comandante, vari officiali ed i coscritti, i quali consegnarono il loro armamento e che posti in libertà proruppero in evviva la Re legittimo. Le forze che erano sulla strada maestra rinserrarono nell’Istituto del secondo insegnamento tutti i volontari republicani, e minacciarono di scalare l’edificio essendo io disposto di appiccargli il fuoco ai quattro lati se nel termine di un quarto d’ora non si arrendevano il che feci loro sapere.

Inalberarono intanto la bandiera di parlamento, ordinai di cessare il fuoco, ed aperte le negoziazioni si concluse per firmare la capitolazione della quale ho l’onore di rimettere copia a Vostra Altezza.

Ero disposto a partire da Cuenca, però non avendo i vinti compito le condizioni del patto, giacché quasi tutti gli effetti di guerra convenuti si dovevano ancora consegnare, occupai militarmente la città, e rimasi in essa fino al giorno 17 seguente a le dodici della mattina: furono raccolti sopra a 70 cavalli, 400 fucili e carabine Miniè, 300 fucili del paese sciabole, monture, cornette, tamburri, centuroni, blouses, mucciglie, vestiari, i fondi dello stato procedente dalle contribuzioni e varii altri effetti di guerra.

 

 

Fonte foto: dalla rete

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