La storia della Reale Basilica di Superga vede protagoniste quattro figure. Tre di queste sono molto note: Vittorio Amedeo II, il primo re della dinastia sabauda, il grande condottiero Eugenio di Savoia-Soissons e l’insuperabile architetto Filippo Juvarra. La quarta, invece è ai più sconosciuta: si tratta di Maria Bricca, una cuoca la cui opera è stata fondamentale.

Il racconto sulla storia della Reale Basilica di Superga parte nel 1706. In quel momento l’Europa è “messa a ferro e fuoco” dalla Guerra di Successione Spagnola.

 

  • Le premesse della Guerra di Successione Spagnola

Il primo novembre 1700 muore senza discendenza l’ultimo sovrano spagnolo di Casa Asburgo: re Carlo II. Sul letto di morte esso designa come suo successore il pronipote Filippo, nipote del Re Sole. Questi è il secondo figlio maschio del principe ereditario Luigi di Francia. Sua nonna Maria Teresa, moglie di Luigi XIV, è sorellastra dell’appena defunto Carlo II di Spagna.

Il problema è che Filippo è anche nella linea di successione al trono di Francia. Le due corone più potenti d’Europa rischiano quindi di riunirsi.

Per contrastare l’influenza francese, Inghilterra, Repubblica delle Sette Province Unite (oggi Regno dei Paesi Bassi), Austria e loro alleati, sostengono le pretese dell’Imperatore Leopoldo I d’Asburgo per conto di suo figlio secondogenito, l’Arciduca Carlo. Dichiarano quindi guerra alla Francia nel maggio 1702.

 

  • La situazione del Ducato di Savoia e l’assedio di Torino

Dopo una prima alleanza con il fronte francese, il Ducato di Savoia entra in guerra nel 1703 a fianco dell’Austria.

Nel maggio 1706 Torino è assediata dai francesi. Ai piemontesi arriva in soccorso l’Austria, che invia un esercito di ventottomila soldati comandati dal grande condottiero Eugenio di Savoia-Soissons. Il principe, nato a Parigi nel 1663, è membro di un ramo cadetto dei Savoia-Carignano. Fin da giovane milita agli ordini degli Asburgo ed intraprende la carriera militare diventando comandante dell’esercito imperiale, ma non smette mai di sentirsi prima di tutto un principe di Casa Savoia.

 

  • Il voto di Vittorio Amedeo II alla Santa Vergine

Il 2 settembre 1706 Vittorio Amedeo II ed Eugenio si recano sul Colle di Superga. Qui si trova una chiesetta che funge da parrocchia per i fedeli locali. Il duca si prostra ai piedi della statua della Santa Vergine. Promette che se la Madonna gli fa ottenere la vittoria, farà costruire sul posto un magnifico santuario a lei dedicato.

 

  • L’opera di Maria Bricca

Nella notte tra il 5 e il 6 settembre “entra in gioco” Maria Bricca. Una cuoca che aveva lavorato al Castello di Pianezza e conosceva molto bene l’edificio. Molti francesi sono infatti rifugiati nel maniero. Qui sono custoditi i rifornimenti e gli stipendi per le truppe.  La rocca è circondata dai granatieri di Brandeburgo guidati da Leopoldo I di Anhalt-Dessau. Maria Bricca conosce un passaggio segreto. Nella notte fra il 5 settembre e il 6 settembre riesce a guidare le truppe all’interno dell’edificio. Irrompono così nella sala da ballo del castello, dove gli ufficiali francesi stanno festeggiando, convinti della vittoria. Grazie alla posizione raggiunta, la mattina seguente l’armata austro-piemontese prende alle spalle l’invasore alle porte di Torino. I francesi vengono sconfitti in modo definitivo. Il Piemonte torna autonomo e la popolazione viene liberata da tante sofferenze.

 

  • La fine della guerra

La Guerra di Successione Spagnola termina nel 1714.

Filippo, che era l’erede designato da Carlo II, sale al trono di Spagna con il nome di Filippo V, rinunciando però al trono francese per sé e per i suoi discendenti e perdendo molti territori, tra i quali Milano e le Fiandre. Egli è l’antenato dell’attuale re Felipe VI.

Vittorio Amedeo II ottiene la Sicilia e con essa il titolo di re. Riceve inoltre il Monferrato, Alessandria, Valenza, l’alta Valsusa e parti del territorio milanese.

Dopo essere stato incoronato nel 1713 a Palermo, in seguito alle trattative di Londra e dell’Aia, cede la Sicilia all’Austria in cambio della più vicina, ma anche più povera Sardegna.

 

  • Il progetto e i lavori della Basilica

Un primo progetto per la costruzione della basilica viene affidato nel 1713 ad Antonio Bertola. Alla morte di questo nel 1715, Vittorio Amedeo incarica l’architetto messinese e abate Filippo Juvarra.

Per eseguire l’opera è necessario abbassare la cima del colle. Nel maggio 1716 iniziano i lavori di demolizione della vecchia chiesa e il conseguente abbassamento. Nell’arco di un anno 100 operai riescono ad abbassare il monte di 40 metri.

La grande quantità di materiale utile alla fabbrica, come pietre, mattoni, marmi e legnami viene depositata ai piedi della salita che porta al colle. Il posto viene ribattezzato “Sassi”, nome con cui ancor oggi è conosciuto dai torinesi.

La prima pietra della basilica viene depositata il 20 luglio 1717. Il posto esatto è ricordato oggi con una lastra di marmo sulla quale è scritto: “Alla Madre del Salvatore / Alla Salvatrice di Torino / Vittorio Amedeo, Re di Sicilia, di Gerusalemme e di Cipro / posava la prima pietra il giorno 20 luglio 1717”.

Il ruolo di impresario viene affidato allo stuccatore Pietro Filippo Somazzi. La strada che porta alla collina è un pessimo sentiero sassoso. I materiali edili vengono quindi trasportati a dorso d’asino.

Il 26 agosto 1730 nasce la “Reale Congregazione della Madonna di Superga” che nel 1883 diventerà “Accademia Ecclesiastica di Superga” e sarà soppressa nel 1855. In quell’anno, con le leggi Cavour-Rattazzi la basilica viene considerata una chiesa palatina e passa alla corona. Successivamente Vittorio Emanuele II la dona al demanio.

La Reale Basilica di Superga viene inaugurata il primo novembre 1731. Alla presenza di re Carlo Emanuele III, figlio e successore di Vittorio Amedeo II e di Juvarra. Vittorio Amedeo, pur essendo ancora in vita, non partecipa all’inaugurazione perché impedito dal figlio. I due monarchi avevano infatti rotto i rapporti dopo il secondo matrimonio del padre ed il suo tentativo di riprendersi il trono.

Nel 1774 Vittorio Amedeo III affida all’architetto Francesco Martinez, nipote di Filippo Juvarra, il progetto della Cripta Reale. E’ conclusa nel 1778.

 

  • L’occupazione francese

Con l’occupazione francese del Piemonte di fine XVIII e inizio XIX secolo, Superga rischia di venire spogliata e diventare un “Tempio della riconoscenza”. Le tombe dei Savoia avrebbero dovuto essere traslate altrove per lasciare spazio alle ceneri dei piemontesi caduti al fianco dei giacobini. Per fortuna questo scempio non ebbe luogo. La salvezza della basilica si deve alla fermezza e alla diplomazia dell’abate Avogadro. Questo riesce a salvare quadri e oggetti preziosi dal saccheggio. Non riesce però ad impedire all’occupante di portar via tutti i libri della biblioteca.

Vittorio Emanuele I il 12 maggio 1814 torna a Torino. Alla basilica viene restituito quanto le era stato tolto dall’occupante. Non ritornano però i libri più preziosi e nessuno degli oggetti di valore che l’abate Avogadro aveva donato come pegno ai creditori della basilica, anche se la Congregazione aveva poi pagato tutti i debiti. Tra questi oggetti, il raggio grande ornato di trofei militari, opera del Ladatte, del peso di 300 once d’oro, regalato da Carlo Emanuele III nel 1772.

Nel 1884 viene inaugurata la funicolare che collega la sommità della collina di Superga con il quartiere Sassi in Torino. Elettrificata e trasformata in tranvia a cremagliera nel 1934, è ancora oggi in funzione. I vagoni sono originali.

 

  • La Basilica oggi

Il 4 maggio 1949 la basilica diventa tristemente famosa per una tragedia. L’aereo che trasportava la squadra del Grande Torino, partita da Lisbona e diretta all’Aeroporto Torino-Aeritalia si schianta sul retro del complesso non lasciando sopravvissuti.

La Basilica di Superga è oggi un punto di rifermento per i torinesi. Gestita dai Padri dell’Ordine dei Servi di Maria, dal 1997 è tutelata dall’Unesco, che l’ha iscritta fra i beni considerati “Patrimonio dell’Umanità”.

 

  • I quattro protagonisti della nostra storia

E i protagonisti della nostra storia?

Vittorio Amedeo II nel 1730 abdica a favore del figlio Carlo Emanuele III e sposa morganaticamente in seconde nozze Anna Canalis. Influenzato dalla nuova consorte tenta di riprendersi il trono, costringendo suo figlio a farlo arrestare. Muore al Castello di Moncalieri il 31 ottobre 1732.

Eugenio di Savoia si spegne a Vienna il 21 aprile 1736. Con le sue vittorie e la sua opera di politico ha permesso agli Asburgo di imporsi in Italia e nell’Europa centrale e orientale.

Proprio nella capitale austriaca una grande statua equestre a lui dedicata si trova nella Piazza degli Eroi, davanti al Palazzo Imperiale. L’altra statua è dedicata all’Arciduca Carlo d’Austria, il vincitore della Battaglia di Aspern contro Napoleone nel 1809.  Ad Eugenio è stata dedicata la canzone “principe Eugenio, il nobile cavaliere”.

Il grande Filippo Juvarra in circa un ventennio di attività a Torino modifica stabilmente l’aspetto della città, facendone lo splendido specchio della potenza regia. La lista delle sue opere torinesi è vastissima: lo troviamo infatti coinvolto nella progettazione di cinque ciese (tra le quali la Chiesa del Carmine, la facciata della Chiesa di Santa Cristina in Piazza San Carlo e la Basilica di Superga), quattro residenze reali (Palazzo Reale, il Castello di Rivolila Palazzina di Caccia di Stupinigi e la Reggia di Venaria Reale), quattro grandi palazzi nella città e infine il vasto progetto di riqualificazione urbana di Via del Carmine-Corso Valdocco e Via Milano-Piazza Emanuele Filiberto.

E Maria Bricca? Il passaggio percorso dall’eroina al Castello di Pianezza, del quale oggi rimangono purtroppo pochi resti, è chiamato ancora ai giorni nostri “Galleria di Maria Bricca”. Alla sua impresa è dedicata una tela di Francesco Gonin, esposta nella Basilica di Superga.

A ricordarla oggi ci sono numerose vie a Torino e dintorni e una casa di riposo. La sua abitazione è ancora oggi conservata.

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali