Home / Nord / La Reggia di Venaria Reale: la “Versailles” alle porte di Torino

La Reggia di Venaria Reale: la “Versailles” alle porte di Torino

La seicentesca Reggia di Venaria Reale, costituisce una vera e propria “Versailles” alle porte di Torino. Dal 1997, insieme alle altre regge sabaude del Piemonte, è inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dall’Unesco. E’ stata costruita in un periodo in cui le grandi dinastie europee facevano edificare magnifiche residenze di piacere non lontano dalle rispettive capitali; risalgono ai secoli XVII e XVIII la Reggia di Versailles, fatta costruire dai Borbone di Francia, il Palazzo di Schönbrunn, alle porte di Vienna, voluto dagli Asburgo, il Palazzo di Sanssouci a Potsdam, fatto edificare dagli Hohenzollern e il Castello di Nymphenburg, non lontano da Monaco di Baviera. Casa Savoia, a partire da fine Cinquecento, per celebrare il suo potere, creò attorno alla capitale Torino, una vera e propria “corona di delizie”, un insieme di sfarzose residenze, circondate da lussureggianti giardini. Teatro della raffinata vita di corte, i palazzi, progettati dai migliori architetti dell’epoca e ubicati lungo i fiumi, in collina o nella campagna circostante Torino, diventarono luoghi di svago e piacere. Alcuni edifici vennero costruiti, come la Reggia di Venaria, Villa della Regina ed il Castello di Mirafiori, altri preesistenti furono trasformati in magnifiche residenze, come il Castello del Valentino e quelli di Moncalieri e Rivoli.

 

Le origini della Reggia e il suo legame con quella di Mirafiori

La Reggia di Venaria Reale è stata voluta dal duca Carlo Emanuele II di Savoia, il quale desirava un palazzo legato al suo nome ed a quello della sua consorte Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, proprio come aveva fatto il nonno Carlo Emanuele I, che, in onore della moglie Caterina d’Asburgo, aveva fatto costruire la Reggia di Mirafiori.

Carlo Emanuele I nel 1585 acquistò infatti una villa ed un appezzamento situati su un terrazzamento naturale nei pressi del fiume Sangone, per costruire una magnifica residenza in onore della consorte. Caterina era figlia di re Filippo II di Spagna ed era stata chiamata così in onore della nonna materna, la regina di Francia Caterina de’ Medici. Il possedimento che le venne donato, per i bellissimi giardini che lo circondavano, venne ribattezzato in spagnolo Miraflores, che in italiano significa “guarda i fiori”.

Proprio la costruzione della Reggia di Venaria ed in seguito della Palazzina di Caccia di Stupinigi, determinarono il declino del complesso di Mirafiori. L’edificio, già in stato di degrado, fu demolito a fine Ottocento, ma darà il nome al quartiere in cui sorgeva.

 

Perché il nome Venaria?

Il duca Carlo Emanuele, volendo una residenza di caccia immersa nel verde, scelse questa zona ricca di selvaggina. Acquistò così i due piccoli villaggi di Altessano Superiore ed Inferiore dalla famiglia Birago. Il luogo venne ribattezzato “la Venaria”, dal latino “Venatio Regia”, reggia venatoria.

 

Un’esistenza tormentata

I lavori vennero affidati nel 1658 all’architetto Amedeo di Castellamonte e si protrassero nel tempo, anche se nel 1675 furono già terminati il borgo e la Reggia di Diana, vero cuore del complesso reale.

Il vicino borgo fu progettato con una pianta che ricalca la forma del Collare dell’Annunziata, la massima onorificenza di Casa Savoia.

La residenza venne abbellita da giardini all’italiana, nei quali si potevano ammirare sculture, fontane spettacolari e terrazze su più livelli.

L’intero complesso era caratterizzato dalla linea prospettica che tagliava il borgo e continuava nel cuore della reggia lungo il canale che collegava la Fontana d’Ercole al Tempio di Diana.

Ma su questa delizia incombevano nubi minacciose: la Guerra della Grande Alleanza era alle porte.

Il palazzo fu infatti danneggiato nel 1693 dalle truppe francesi guidate dal generale Nicolas de Catinat, ma tornata la pace venne ristrutturato seguendo il modello di Versailles.

Altri danni si ebbero durante la Guerra di Successione Spagnola, quando le truppe francesi, che assediavano Torino, si stabilirono nel complesso, provocando molti danni.

 

La rinascita settecentesca

Tra il 1700 e il 1713 Vittorio Amedeo II affidò a Michelangelo Garove il compito di ristrutturare la reggia ed i giardini e di realizzare una struttura destinata all’allevamento dei cavalli per l’esercito nella vicina tenuta della “Mandria”, chiamata così perché ospitava l’allevamento di equini per l’esercito.

I giardini persero la connotazione italiana voluta da Castellamonte e vennero trasformati in un grande parco “alla francese” di circa 125 ettari, abbellito da parterres a ricamo, viali, specchi d’acqua, boschetti, pergolati e un grande labirinto.

A Garove succedette Filippo Juvarra, il quale realizzò la scuderia, la grande galleria e la Chiesa di Sant’Uberto, vero e proprio capolavoro del barocco internazionale. Il grande maestro lavorò anche sulle strutture alla Mandria.

Nel 1739 quanto realizzato da Garove e Juvarra non era ancora riunito in un unico sistema e re Carlo Emanuele III incaricò di svolgere tale compito Benedetto Alfieri, il quale ampliò la scuderia della reggia, realizzò la torre dell’orologio e le gallerie di comunicazione all’interno del complesso.

A metà settecento il complesso venne definito “la più grande e importante residenza di campagna del re”.

Nel 1789, alla vigilia di eventi funesti, fu realizzato il nuovo scalone, opera di Giuseppe Battista Piacenza e Carlo Bandoni.

 

L’occupazione napoleonica e la decadenza

Con l’occupazione napoleonica la reggia perse per sempre la sua funzione di edificio di piacere e venne trasformata in caserma, destinazione mantenuta anche dopo il Congresso di Vienna ed il ritorno dei Savoia sul trono. Gli splendidi giardini furono distrutti, infine trasformati in una piazza d’armi.

Il complesso ospitò anche la Cavalleria Sabauda, una scuola di equitazione militare di prestigio europeo e un allevamento di stalloni.

 

Vittorio Emanuele II e il suo legame con la tenuta della Mandria

Vittorio Emanuele II alla Reggia di Venaria preferì il complesso della Mandria, luogo dove si dedicava alla sua grande passione: la caccia. Fece cingere il parco con una cinta muraria lunga circa ventisette chilometri ancora oggi esistente, vi inserì all’interno diverse razze animali e ordinò la costruzione degli Appartamenti Reali.

Intorno al 1860 vennero costruiti due casini di caccia: Villa dei Laghi e la Bizzaria. Il sovrano trascorse alla Mandria i suoi momenti più belli con Rosa Vercellana, la sua seconda moglie. I coniugi vissero momenti di “felicità borghese”: facevano lunghe camminate, cavalcavano e Rosina preparava per il suo Vittorio la bagna càuda ed i piatti a base di cacciato, il tutto annaffiato da Barolo e Brachetto. Qui i loro due figli, Vittoria e Emanuele Alberto crebbero sani e robusti.

La Reggia di Venaria manterrà una destinazione militare fino al 1978, cadendo progressivamente in uno stato di degrado. In quell’anno sarà ceduta alla Soprintendenza per i lavori di restauro.

La tenuta della Mandria verrà venduta negli anni ottanta dell’Ottocento ai marchesi Medici del Vascello, i quali nel secondo dopoguerra cederanno diversi lotti di terreno alla Fiat, che costruirà una pista di collaudo. Nel 1961 in occasione dell’esposizione volta a celebrare il centenario dell’Unità d’Italia, accoglierà una visitatrice illustre: la regina Elisabetta II.

La Regione Piemonte nel 1976 acquisterà dalla nobile famiglia il castello ed oltre 1300 ettari di parco, due anni dopo istituirà il Parco Regionale La Mandria. Nel 1995 acquisterà la Villa dei Laghi che i Medici del Vascello avevano venduto ad una famiglia di finanzieri milanesi.

 

Il restauro

Nel 1997 il complesso di Venaria ed il Castello della Mandria, insieme alle altre regge sabaude del Piemonte, furono inseriti della lista dei Patrimoni dell’Umanità dall’Unesco.

Nel 1998 iniziarono i lavori di restauro della Reggia di Venaria, del centro storico cittadino e del Borgo Castello della Mandria con il suo parco, le circa trenta cascine e ville interne e i suoi terreni incolti, che vennero riqualificati. Quest’opera è stata definita uno dei più grandi cantieri di restauro europei. Dal 2007 la reggia è aperta al pubblico ed ospita eventi e mostre.

 

La reggia è oggi visitabile

Durante la visita, il visitatore ammira l’incantevole Sala di Diana, progettata da Amedeo di Castellamonte, la solenne Galleria Grande, la Cappella di Sant’Uberto e l’immenso complesso delle settecentesche Scuderie Juvarriane, dove sono esposti il bucintoro reale dei Savoia e splendide carrozze. Dopo gli interni, la visita prosegue agli splendidi giardini: ben cinquanta ettari immersi in un panorama naturale circondato dai boschi del Parco della Mandria e dalla catena montuosa delle Alpi.

La reggia è inoltre location ideale per ospitare eventi e matrimoni.

Ogni autunno viene organizzato il Gran Ballo della Venaria Reale, durante il quale trenta giovani debuttanti, accompagnate dai Cadetti dell’Accademia Navale di Livorno, fanno il loro ingresso ufficiale in società. L’evento si tiene nella Grande Galleria, luogo che nel 2008 ha ospitato la mostra “Manti Regali a Corte”, grazie alla quale il pubblico ha potuto ammirare dieci manti reali e venti abiti appartenuti Regina Maria José e messi a disposizione dalla Principessa Maria Gabriella di Savoia, la quale ha inaugurato l’evento.

 

Il legame con Casa Savoia permane ancora oggi

Appena terminati i lavori di restauro della reggia, Vittorio Emanuele e Marina di Savoia si sono subito recati a visitarla, accompagnati dal figlio Emanuele Filiberto. Questi si reca in questo splendido luogo molto frequentemente e nel 2017 ha accompagnato le figlie Vittoria e Luisa ad ammirare la mostra sui tesori della monarchia italiana. Proprio in questa occasione, dalla Grande Galleria, ha rilasciato un’intervista al popolare settimanale francese Point de Vue.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

About historiaregni

Historia Regni è un portale telematico dedicato alla storia, anzitutto quella italiana. Nasce su iniziativa di Angelo D’Ambra, è senza scopo di lucro e si avvale di collaborazioni gratuite. Le foto presenti sono state, in parte, prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al nostro indirizzo email info@historiaregni.it e si provvederà alla rimozione.

Check Also

I grandi benefattori dell’Ottocento

L’Ottocento italiano fu ricco di innumerevoli seguaci del Vangelo che improntarono le loro vite all’insegna ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 × 5 =