La Regina Elena e la Contessa Clementina Carron di San Tommaso: due donne di gran cuore

Nel 2023 si ricorderanno i 200 anni dalla nascita della Contessa Clementina Carron di San Tommaso ed i 150 anni dalla nascita della Regina Elena. Ma chi erano queste due grandi donne di gran cuore? Conosciamole meglio.

La Regina Elena, nata a Cettigne l’8 gennaio 1873, era figlia di Nicola I del Montenegro, principe del Paese dal 1860 al 1910 e re dal 1910 al 1918 e della moglie Milena Vukotić.
Il 24 ottobre 1896 sposò l’allora Principe Ereditario d’Italia Vittorio Emanuele e dalla loro unione nacquero 5 figli:

  • Iolanda (1901-1986); il 9 aprile 1923 sposò il Conte Giorgio Carlo Calvi di Bèrgolo, dal quale ebbe 4 figli;
  • Mafalda (1902-1944) il 25 settembre 1925 sposò il Principe Filippo d’Assia, figlio di Federico Carlo, capo del Casato Assia Kassel dal 1925 al 1940 e Re di Finlandia (pur non avendo mai preso possesso del trono) dal 9 ottobre al 14 dicembre 1918. Dalla coppia nacquero quattro figli. La principessa venne internata nel Campo di Concentramento di Buchenwald e morì dissanguata la notte del 28 agosto 1944. Suo nipote Donato è l’attuale Langravio d’Assia;
  • Umberto (1904-1983); l’8 gennaio 1930 sposò la Principessa Maria José del Belgio, dalla quale ebbe quattro figli. Fu l’ultimo Re d’Italia. Il suo secondogenito Vittorio Emanuele è l’attuale Duca di Savoia;
  • Giovanna (1907-2000), il 25 ottobre 1930 sposò ad Assisi lo Zar Boris III di Bulgaria, dal quale ebbe due figli, tra questi lo Zar Simeone II di Bulgaria;
  • Maria Francesca (1914-2001), il 23 gennaio 1939 sposò Luigi di Borbone, figlio dell’ultimo Duca di Parma Roberto I e fratello dell’Imperatrice Zita d’Austria. Insieme al marito e a due figli nel 1943 venne internata in un campo di concentramento in Germania per poi essere liberata dagli americani nel 1945.

Tra le tante attività benefiche della Regina Elena, va ricordato il suo aiuto ai terremotati di Messina nel 1908. Nel dicembre di quell’anno un terremoto scatenò un’immensa onda anomala che rase al suolo le città di Messina e Reggio Calabria provocando migliaia di morti. Appena venuti a conoscenza della catastrofe il re e la regina partirono immediatamente per la Sicilia. Elena si impegnò subito per portare assistenza ai feriti e non conoscendo stanchezza, sonno e riguardi per la sua persona, non cessò di disinfettare e fasciare le ferite e di andare in mezzo alle rovine coordinando salvataggi e medicando coloro che ancora erano in vita, dimostrando sangue freddo nel raggiungere addirittura le zone più disastrate a rischio di crollo prima ancora di altri soccorritori.
In quei giorni vestì sempre un semplice abito scuro e sembrava un’infermiera come tante.
Quando l’incrociatore russo Slavia passò vicino alle zone colpite, la regina, salita a bordo per chiedere aiuto al comandante, pronunciò le seguenti parole: “Non è la Regina d’Italia e nemmeno la Principessa di Montenegro che vi parla, è una donna che vi chiede in nome della pietà umana di trasportare questi feriti a Napoli”. A queste parole il comandante eseguì il desiderio della sovrana. Tornata a Roma iniziò a confezionare vestiti per i terremotati insieme alle sue giovani figlie, tessendoli nella Sala del Trono stessa.
Il suo sostegno ai colpiti dalla catastrofe venne ricompensato da tutte le Corti Europee: l’Imperatore Francesco Giuseppe la decorò della Gran Croce dell’Ordine di Elisabetta, l’Imperatore Guglielmo II di Germania della Grande Stella dell’Ordine della Regina Luisa, l’Imperatrice Madre di Russia delle insegne dell’Ordine della Croce Rossa, Re Edoardo VII del Regno Unito della Medaglia d’Oro della Croce Rossa Reale Britannica, il Re di Spagna dell’Ordine Speciale della Beneficenza e Re Pietro I di Serbia della Gran Croce dell’Ordine di San Sava.
La Regina Elena durante la Prima Guerra Mondiale trasformò la Reggia del Quirinale in un ospedale, il tutto a spese della Casa Reale, accorrendo al capezzale dei feriti in qualunque ora del giorno e della notte, prodigando cure e conforto. Per reperire fondi inventò la “fotografia autografata” che venne venduta nei banchi di beneficenza e propose la vendita dei tesori della Corona per estinguere i debiti di guerra.
Il 7 marzo 1937 Papa Pio XI, in riconoscimento alla sua grande fede ed alle attività benefiche da lei sostenute, le concesse la Rosa d’Oro della Cristianità, importante distinzione che nella storia è stata attribuita a grandi sovrane del calibro di Isabella del Brasile, la reggente al trono che abolì la schiavitù nel Paese. Il Pontefice le consegnò l’onorificenza il 5 aprile nella Cappella Paolina del Quirinale.
Nel 1939, a pochi mesi dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, al fine di evitare l’immane tragedia, Elena scrisse una lettera alle sei sovrane delle Nazioni europee ancora neutrali: Danimarca, Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio, Bulgaria e Jugoslavia, ma i suoi sforzi furono invani.
Nel maggio 1946, dopo l’abdicazione del marito, si rifugiò in Egitto, ospite di Re Faruq. Rimasta vedova nel 1947, tre anni dopo, scopertasi malata di cancro, si trasferì a Montpellier per curarsi. Qui morì il 28 novembre 1952; l’intera città si fermò per assistere e partecipare al suo funerale e la Municipalità le intitolò il viale che porta al cimitero.
Pio XII, nel messaggio di condoglianze inviato a Re Umberto II la definì “Signora della carità benefica“.

LA CONTESSA CLEMENTINA

Clementina Carron, nata il 21 novembre 1823, era figlia di Celso Teodoro, penultimo Conte di Buttigliera Alta e Marchese di San Tommaso e di Giovanna Gabriella Felicita Sannazzaro di Giarole. Suo padre fu capitano dei Dragoni di Sardegna e poi di comandante in seconda delle Guardie Reali del Palazzo, mentre sua madre nel 1842 venne nominata dama d’atour della Principessa Maria Adelaide, moglie del Duca di Savoia Vittorio Emanuele.

Alla morte del fratello Gerardo, avvenuta nel 1888, Clementina si prese cura della cognata Paola Solaro Dal Borgo, trascorrendo con lei le estati a Villa San Tommaso. La contessa dal 1889 ospitò nell’edificio le Suore del Sacro Cuore ed aprì una scuola ed un laboratorio di cucito a beneficio delle fanciulle del circondario; l’istituto divenne nel tempo una prestigiosa scuola di formazione per molte generazioni. Nel 1891 Clementina cedette al francese Alfonso Vandel, alla ricerca di un luogo dove costruire una fabbrica, i suoi terreni ubicati nell’odierna frazione Ferriera, località che prese questo nome in onore di La Ferrière sous Jougne, paese di provenienza dei Vandel, situato nel dipartimento francese del Doubs. I nuovi proprietari costruirono i capannoni industriali che negli anni diedero lavoro ad intere generazioni di persone provenienti da Buttigliera, Avigliana e paesi limitrofi, evitando così lo spopolamento di queste terre. La contessa il 22 settembre 1903, per permettere a questa popolazione di poter assistere in modo agevole alla Santa Messa domenicale, acquistò dalla società Ferriere Piemontesi, nel frattempo subentrata ai Vandel, la striscia di terra compresa tra le case e la ferrovia e fece erigere a sue spese, al centro del nuovo abitato, una grande e bella cappella come quella edificata alla Villa San Tommaso qualche anno prima. Nel novembre dello stesso anno venne posata la prima pietra dell’attuale Chiesa Parrocchiale, edificio di culto che il 16 aprile 1906 la nobildonna legò nel suo testamento al Card. Mons. Agostino Richelmy.
Clementina intrattenne per tutta la vita una fitta corrispondenza con la Principessa Maria Clotilde di Savoia, primogenita di Vittorio Emanuele II. Il 24 ottobre 1909 partecipò al ricevimento organizzato dalla Regina Elena al Real Castello di Racconigi in onore della Zarina Alessandra di Russia. La contessa si spense il 27 aprile 1912 e lasciò alle Suore del Sacro Cuore tutti i suoi beni; Villa San Tommaso venne aperta ai poveri di Buttigliera, che qui trovavano sempre un piatto di minestra. La prima scuola comunale della Frazione Ferriera, aperta nel 1913, fu proprio intitolata alla Regina Elena.
Con la morte di Clementina si estinse il Casato Carron di San Tommaso, i cui esponenti furono nei secoli leali alleati dei Savoia e dal 1625 alle riforme volute da Vittorio Amedeo II si tramandarono la carica di Primo Segretario di Stato.

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

Per approfondimenti consultate anche i seguenti articoli:

I Savoia al fronte nella Grande Guerra – HistoriaRegni

Da Umberto I a Vittorio Emanuele III – HistoriaRegni

Umberto II ed il Sud Italia – HistoriaRegni

La famiglia Carron di San Tommaso – HistoriaRegni

Una visita all’Archivio Storico di Buttigliera Alta – HistoriaRegni

 

 

Andrea Carnino

Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, è giornalista e studioso di Case Reali, impegnato a far conoscere le dimore storiche piemontesi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *