La spedizione del Duca degli Abruzzi sul massiccio del Karakorum

Nel 1909, la popolarità di Luigi di Savoia, Duca degli Abruzzi, raggiunse l’apicea. Accompagnato dalle guide Joseph e Laurent Petigax, Joseph Brocherel e César Ollier, il giovane principe di Casa Savoia partecipò alla spedizione in Pakistan, sul massiccio del Karakorum, verso la vetta del K2.

Pochi alpinisti arrivavano a toccare i 4.000 metri. Il duca volle avvicinarsi a quella quota, affrontare tutte le difficoltà che l’impresa comportava, Si spinse in regioni sconosciute, mise piede su nevi mai toccate dall’uomo in una spedizione preparata con grande accortezza tra il febbraio ed il marzo di quell’anno col suo ufficiale d’ordinanza, il tenente di vascello marchese Federico Negrotto Cambiasso, l’alpinsita Vittorio Sella, il medico Filippo de Filippi. Infine fu assoldato anche Erminio Botta, pratico della vita d’accampamento e, all’occorrenza, guida, cuoco e portatore. Si raccolse materiale da campo, viveri per l’alta montagna, strumenti scientifici, macchine fotografiche. Quando la carovana si mise in moto, da Marsiglia, portò con sé ben 132 colli per un peso di 6024 chili.

Imbarcatisi il 26 marzo, i nostri raggiunsero Bombay il 9 aprile e da qui si portarono a Rowal Pindi. Dopo due giorni di viaggio in treno, la carovana proseguì verso nord fino a Srinagar, capitale del Kashimr, poi toccò la valle del Sind, Kagn e Gund. Dovettero fare a meno dei quadrupredi offerti dal Maharaja di Jammu e proseguire a piedi col supporto di 250 portatori kashmiri. A Sonamarg raggiunsero i 2670 metri, salì su Baltal a 2822 metri. Questa era la strada attraverso cui i sikh del generale Zorawar Singh, capo militare di Gulab Singh, Maharaja di Jammu, invasero il Ladakh, nel 1834. Si trattava dunque di un percorso noto e praticato da secoli ma adesso iniziavano le difficoltà. Il passo di Zoji la, a 3444 metri, ffu conquistato slo dopo una faticosa ascensione fatta al buio, sotto la minaccia delle valanghe; la carovana si snodava ora nel Baltistan per salire verso Karbu, poi Skardu, su strade impervie, passando su ponti di liane gettati fra pareti di profondi precipizi e sulle vorticose acque dell’Indo. A Skardu fu l’ultimo contatto col mondo civile, oltre non vi erano insediamenti umani, ma solo ghiacci enormi.

Il 18 maggio la carovana raggiunse Rdokass, a ben 4025 metri sul livello del mare. Il Duca scelse di accamparsi qui, sul ghiacciaio Baltoro, tra i più grandi del pianeta, lungo 58 chilometri e chiuso tra pareti rocciose alte 7.000. Al loro arrivò la neve piove fitta e solo il 23 fu possibile riprendere il cammino fidando nella stabilità del barometro, nella direzione del vento, nella solidità della neve. Ovunque c’era gigantesche vette ghiacciate. La sera successiva i viaggiatori videro per la prima volta, in fondo all’ampio vallone del ghiacciaio Godwin Austen, il K2, il gigante solitario, così grande da riempire tutto lo sfondo della valle bianca.

Il K2 era la più alta vetta del mondo,dopo l’Everest, con i suoi 8.600 metri. L’impresa non era mai stata tentata. La spedizione procedette per esperimenti. Un primo tentativo fatto sui versanti meridionali del K2 fallì dopo due giorni di aspre fatiche. Giunta infatti ad oltre 6000 metri, la piccola comitiva di esploratori non riuscì ad andare oltre su pareti di ghiaccio quasi a picco. Si fecero altri tentativi, ma nessuno fu fortunato. Furono esplorati il Ghiacciaio Savoia, il Godwin Austen stesso, fino alla Sella de Venti, ma la fortuna non protesse la spedizione nelle bufere di neve che tormentavano la spedizione in pieno luglio. Anche i portatori kashmiri disertarono, impauriti dai rischi crescenti. L’ultima ascensione fu compiuta dal Duca il 18 luglio. Si arrampicò sul Bird Peak e finì nelle nebbie oltre i 7000 metri, mentre il silenzio era rotto da scricchiolii, rumori, fragori. Proseguire fu impossibile.

Dopo 37 giorni fra i 5000 ed i 6000 metri, il Duca e i suoi compagni ne avevano trascorsi altri nove sopra i 6300, due volte avevano pernottato a 6600 e 6850 metri. L’importanza dell’impresa non fu nello stabilire record, ma nel dimostrare la resistenza umana alle basse pressioni della montagna. Il 23 luglio la spedizione era tornata a Rdokass. L’impresa era terminata.

 

 

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: F. De Filippi, La spedizione del Duca degli Abruzzi al Karakoram e nell’Imalaia Occidentale

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