La storia dei Principi dal Pozzo della Cisterna

Reano, la “perla della Val Sangone”, è un magnifico paese immerso nel verde dell’anfiteatro morenico di RivoliAvigliana. Gode di un clima secco che permette di sentire meno il caldo ed il freddo, è lontano da grandi imprese ed infrastrutture inquinanti, ma allo stesso tempo è comodamente raggiungibile da Torino. Un luogo dove in estate i giorni sono rallegrati dal canto degli uccelli e la notte è illuminata dalle lucciole. In autunno il paesaggio si trasforma in una tavolozza di colori. Questo piccolo paese, per le sue caratteristiche, è stato scelto come dimora da una delle famiglie nobili più importanti d’Europa: i principi dal Pozzo della Cisterna.
In questo articolo vi racconterò la storia del ramo di questo casato che ha scelto Reano come dimora, mentre nel prossimo vi farò scoprire il Museo della Cappella della Madonna della Pietà, dove riposano gli ultimi principi della famiglia.

LA ORIGINI DELLA FAMIGLIA DAL POZZO

La famiglia dal Pozzo ha origine antichissime e nei secoli si è divisa in diversi rami i cui esponenti hanno vissuto in Piemonte, Lombardia, Veneto, Campania, Sicilia e Francia. Il ramo più importante è stato quello di Biella, il quale sarà l’oggetto della mia narrazione.
Nel 1194 Guido dal Pozzo ricopriva la carica di giudice e commissario imperiale alle dipendenze di Federico Barbarossa. Nel 1400 Francesco dal Pozzo, discendente diretto da Guido, ricoprì la carica di custode delle chiavi dell’erario cittadino. Suo nipote Giacomo fu senatore del Piemonte e segretario di Iolanda di Francia, consorte del duca Amedeo IX.
Nel XV secolo la famiglia si trasferì a Torino e nel 1534 Cassiano dal Pozzo, bisnipote del sopraccitato Francesco, venne nominato governatore della città di Chieri. Nel 1550 il nobile fu inviato come ambasciatore ducale presso l’imperatore Carlo V del Sacro Romano Impero alla Dieta di Ratisbona e nel 1553 diventò presidente del Senato del Piemonte. Nel 1566 acquistò da Carlo Vagnone di Trofarello una parte del Castello di Reano, mente l’altra metà fu comprata da Domenico Pellisseri. La carica di presidente del Senato del Piemonte fu in seguito ereditata da suo nipote Ludovico, figlio di suo fratello Francesco. Ludovico, nato nel 1541, nel 1581 ottenne l’intera proprietà del maniero reanese.  Sua moglie, Lucrezia Valperga di Masino, era figlia di Amedeo Valperga, conte di Masino e di Paola Maddalena Provana di Leinì. Amedeo Valperga fu consigliere imperiale e ciambellano di Carlo V, per poi passare al servizio del duca Carlo II di Savoia e diventare governatore della Contea di Asti fino al 1559. Il fratello di Lucrezia, Giovan Tommaso, fu conte di Masino dal 1566 al 1601 ed in quegli anni accolse due volte nel suo castello San Carlo Borromeo: nel 1578 e nel 1581. L’arcivescovo di Milano incontrò nella Reggia di Masino i sovrani sabaudi Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I, prima di recarsi con loro a venerare la Santa Sindone.
Ludovico dal Pozzo e Lucrezia Valperga ebbero un figlio, Amedeo, nato nel 1579. Rimasto orfano di padre all’età di soli tre anni, nel 1593 fu investito del titolo di conte di Ponderano e Reano. Nel 1611 acquistò il Marchesato di Voghera, dal quale gli venne il titolo di marchese di Voghera con cui era noto a corte. Fu anche conte di Viverone fino al 15 marzo 1620 quando cedette il titolo agli Arborio di Gattinara e tra gli altri numerosi titoli che portava c’era quello di signore di Grinzane. Nel 1629 fu inviato dal duca a Modena come ambasciatore. Nel 1638 fu nominato ambasciatore straordinario della madama reale Cristina di Francia, reggente del Ducato di Savoia, presso Papa Urbano VIII.
Fu uno dei più importanti collezionisti ed intenditori d’arte italiani del Seicento e la sua collezione era composta da più di 500 opere. E’ proprio lui che ereditò dallo zio Carlo Antonio, arcivescovo di Pisa, i celebri dipinti oggi esposti a Reano. Queste tele erano state acquistate da Carlo Antonio insieme alla tenuta di Pietrafitta nel 1598 in seguito al fallimento del banchiere Alessandro degli Acciaiuoli, avvenuto nel 1594. L’arcivescovo fu un uomo di grande cultura e nel 1605 istituì a Pisa il Collegio Puteano, dove venivano accolti gli studenti piemontesi delle Facoltà di Medicina, Giurisprudenza e Filosofia. La struttura è ancora esistente ed è l’unica dell’antico sistema dei collegi dell’Università di Pisa ad essere giunto fino ai giorni nostri. Grande esperto di diritto, fu auditore fiscale del Granducato di Toscana dal 1571 al 1582 e consigliere segreto della famiglia regnante: i Medici.

Amedeo era sposato con Giulia Belli, contessa di Bonvicino, figlia del conte Domenico Belli, che essendo l’ultima erede della sua famiglia, gli portò in dote i feudi paterni.
La coppia ebbe due figli: Francesco Michelangelo e Maria, la quale andò in sposa a Bernardino Provana, conte di Beinette.

Francesco Michelangelo, nato nel 1605, il 17 settembre 1650 acquistò il feudo di Cisterna e Belriguardo in provincia di Asti. Sposato con Diana di Saluzzo, i cui genitori erano Giacomo Francesco, signore di Cardè e Argentina Provana, a sua volta figlia di Gian Francesco Provana, conte di Collegno, ebbe tre figli

  • Lucrezia, che sposò Francesco Doria, primo marchese di Dolceacqua;
  • Giacomo Maurizio che sposò Anna Litta;
  • Francesca Margherita, che impalmò Lancellotto Villa, marchese di Cigliano.

Rimasto vedovo, Amedeo si risposò con Maria Valperga e la coppia è ritratta ai piedi della Vergine del Rosario nel meraviglio dipinto realizzato dal pittore sanganese caravaggesco Giovanni Antonio Molineri. Il quadro è custodito nella Chiesa Parrocchiale di Reano.

GIACOMO MAURIZIO DAL POZZO

Giacomo Maurizio, figlio di Francesco Michelangelo, indorò ancor di più il blasone famigliare. Nel 1670 ottenne da Papa Clemente X l’elevazione del feudo di Cisterna in principato, potendo così fregiarsi del titolo di principe dal Pozzo della Cisterna. Nel 1673 ottenne la facoltà di battere moneta, privilegio che poche altre nobili casate potevano vantare. Esso coniò soltanto un numero limitato di esemplari, al solo fine di dimostrare il suo prestigio. La zecca di Cisterna fu in attività dal 1673 al 1677.  Questo diritto venne revocato con decreto della Camera dei Conti sabauda nel 1790.
Giacomo Maurizio, governatore di Biella e cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata, la massima onorificenza di Casa Savoia, nel 1685 acquistò insieme alla consorte Anna Litta, Palazzo Cisterna a Torino.
La coppia ebbe due figli:

  • Amedeo Alfonso dal Pozzo, II principe della Cisterna e di Belriguardo, il quale sposò Marie Henriette Le Hardy, dama della Trousse;
  • Diana, che impalmò Carlo Emanuele Pallavicino, esponente di una delle maggiori e più antiche casate feudali dell’Italia Settentrionale.

 

I PRINCIPI DAL POZZO DELLA CISTERNA DISCENDENTI DA GIACOMO MAURIZIO

Ad Amedeo Alfonso dal Pozzo, succedette il figlio Alfonso Enrico, III principe della Cisterna, il quale da Barbara Benedetta Roero dei marchesi di Cortanze ebbe Giuseppe Amedeo. Egli sposò Anna Gabriella Enrichetta Caresana dei conti di Carisio ed ebbe diversi figli. Tra questi:

–          Giuseppe Alfonso, IV principe della Cisterna, che sposò Maria Anna Teodora Carlotta Balbo Bertone dei conti di Sambuy;

–          Maria Anna, che impalmò Ludovico Arborio di Gattinara, marchese di Breme;

–          Maria Luisa, che sposò Pietro Vacca, V conte di Piozzo;

–          Maria Teresa, moglie di Girolamo Costa, X conte della Trinità;

–          Orsola Gabriella, che sposò Filippo Valentino Ignazio Asinari di San Marzano di Caraglio.

Nella seconda metà del Settecento il principe Giuseppe Alfonso incaricò l’architetto Francesco Valeriano Dellala Di Beinasco di trasformare Palazzo Cisterna in una splendida residenza signorile. Dalla consorte Maria Anna Balbo Bertone dei conti di Sambuy ebbe i seguenti figli:

–          Carlo Emanuele, V principe della Cisterna ed ultimo esponente maschile di questo ramo famigliare;

–          Maria Enrichetta, che impalmò Alessandro Doria, VIII marchese di Cirié;

–          Barbara Alberica;

–          Delfina Gabriella, che impalmò Vittorio Balbiano, VII conte di Viale;

–          Maria Teresa, moglie di Ferdinando Arborio di Gattinara, I duca di Sartirana.

 

CARLO EMANUELE DAL POZZO DELLA CISTERNA

Carlo Emanuele nacque il 7 gennaio 1787 e per aver partecipato ai moti del 1821 fu costretto a fuggire a Parigi e condannato a morte in contumacia. Fervente sostenitore del Risorgimento, continuò a militare per questa causa dalla Francia. Nel 1846 sposò Louise de Mérode, esponente di una delle più illustri famiglie nobiliari del Belgio, la cui sorella Antoinette nello stesso anno impalmò il principe Carlo di Monaco. Carlo Grimaldi passò alla storia come il fondatore della Montecarlo moderna. Suo padre Florestano I aveva perso le città di Mentone e Roccabruna ed i grandi proventi delle loro limonaie; Carlo, anche grazie al patrimonio della moglie, nel 1858 fece edificare il Casinò, che permise al principato godere di cospicue entrate di denaro. Risale a quest’epoca anche l’Hotel de Paris, inaugurato nel 1863.

Dall’unione tra Carlo Emanuele dal Pozzo e Louise de Mérode nacquero due figlie: Maria nel 1847 e Beatrice nel 1851.

Carlo Emanuele rientrò a Torino nel 1842 dopo l’amnistia concessa da Carlo Alberto ed il 3 aprile 1848 fu nominato senatore; il 27 aprile dello stesso anno fu eletto deputato nel collegio di Avigliana.

 

 

IL LEGAME TRA CARLO EMANUELE DAL POZZO E REANO

Carlo Emanuele era molto legato al suo feudo di Reano, dove trascorreva lunghi periodi. Qui fece realizzare numerose opere pubbliche e nel 1852 fece erigere sulle rovine di una precedente chiesa medievale, la Chiesa Parrocchiale di San Giorgio, edificata a sue spese in stile gotico-normanno. Il principe fece ristrutturare la Cappella della Madonna della Pietà, trasformandola nel mausoleo famigliare ed accanto all’edificio fece costruire una scuola per ragazze, la prima in Italia. Finanziò inoltre un medico chirurgo perché fosse a disposizione dei poveri di Reano. Morì il 26 marzo 1864 a Palazzo Cisterna. Sua figlia Maria nel 1867 a sue spese aggiunse alla scuola un asilo infantile. Lo stesso anno si fidanzò con Amedeo di Savoia, secondo figlio maschio di re vittorio Emanuele II e della regina Maria Adelaide, nata arciduchessa d’Austria. Pur non essendo una principessa di “sangue reale”, Maria fu subito accettata da Vittorio Emanuele II, questo grazie al suo immenso patrimonio, molto più cospicuo di quello dei Savoia. In onore del sovrano aggiunse al suo nome quello di Vittoria. Sposò il principe Amedeo il 30 maggio 1867.

La coppia ebbe tre figli:

  • Emanuele Filiberto, nato il 13 gennaio 1869. E’ il bisnonno dell’attuale duca Aimone d’Aosta e di Lorenzo d’Asburgo-Este, duca titolare di Modena e Reggio Emilia, nonché marito della principessa Astrid del Belgio;
  • Vittorio Emanuele, nato il 24 novembre 1870;
  • Luigi Amedeo, nato il 29 gennaio 1873. Titolato duca degli Abruzzi, è passato alla storia come un grande ammiraglio, esploratore ed alpinista.

Il 16 novembre 1870 ad Amedeo venne offerto il trono di Spagna. Diventata regina consorte, Maria Vittoria si impegnò molto nell’aiutare i più poveri ed in modo particolare le lavandaie, facendo costruire asili infantili per accogliere i loro bambini. Fu inoltre promotrice dell’abolizione della schiavitù nelle colonie spagnole in America. Purtroppo l’instabilità politica spagnola costrinse Amedeo ad abdicare l ’11 febbraio 1873; la coppia, insieme ai tre figli, rientrò in Italia, ma le condizioni di salute di Maria Vittoria peggiorarono e la povera regina morì di tubercolosi l’8 novembre 1876 a soli 29 anni. Lasciò nel suo testamento cospicue elemosine a favore del Cottolengo e dell’Ospedale San Giovanni. Venne sepolta a Superga e tra le tante corone giunte per il funerale, spicca quella inviata dalle lavandaie di Madrid, che è tutt’oggi accanto alla sua tomba. Amedeo si risposò l’11 novembre 1888 con la nipote Maria Letizia Bonaparte.
Il suo primogenito Emanuele Filiberto nel 1904 cedette il Castello di Reano ai marchesi Durazzo, mentre il complesso contiguo alla Cappella della Madonna della Pietà rimase proprietà dei Savoia-Aosta fino al 1996, quando fu acquistato dal Comune. Palazzo Cisterna rimase invece nel patrimonio famigliare fino al 1940.
Il legame tra i discendenti di Maria Vittoria e Reano è ancora vivo oggi. Il 27 maggio 2017, in occasione dei 150 anni delle sue nozze con Amedeo di Savoia, il Comune ha conferito la cittadinanza onoraria ad Amedeo e Aimone di Savoia- Aosta, conti di Reano.

Una grande lapide infissa nel 1927 sulla facciata della Chiesa Parrocchiale attesta la gratitudine dei reanesi nei confronti dei dal Pozzo.

IL GRUPPO STORICO PRINCIPI DAL POZZO DELLA CISTERNA

La memoria della nobile famiglia rivive oggi grazie al Gruppo Storico Principi dal Pozzo della Cisterna di Reano e della Val Sangone. Il gruppo, presieduto da Gisella Favro, è composto da circa 20 elementi. Si ispira alla corte di re Vittorio Emanuele II e alla famiglia dal Pozzo nel 1800. I suoi membri si esibiscono in scene e dialoghi rievocativi della vita cortigiana di quell’epoca. Vestono splendidi abiti cuciti da abili sarte, coordinate e supervisionate dalla vice presidente Laura Di Muro. Fa parte del gruppo Giuseppe Morra, Assessore alla Cultura del Comune di Reano e dell’Unione dei Comuni Montani Val Sangone, grazie al quale nel 2014 è stato inaugurato il Museo della Cappella della Madonna della Pietà, il luogo dove riposano i genitori e la sorella di Maria Vittoria e dove sono custoditi i magnifici quadri acquistati dalla famiglia nel 1594 in seguito al fallimento di Alessandro degli Acciaiuoli. La compagnia si è esibita nelle più prestigiose dimore storiche piemontesi, riscuotendo un grande successo di pubblico. Un loro grande sostenitore è il marchese Cassiano dal Pozzo d’Annone. Il nobile, esponente di un altro ramo del casato, li ha ospitati più volte nel suo Castello di Oleggio. Il gruppo è anche apparso su Rai 1 nella trasmissione “Paesi che vai”. Hanno assistito ai suoi spettacoli diversi membri del “gotha”, tra i quali Martino d’Asburgo-Este e Sergio di Jugoslavia. Visto il suo furoreggiare ha ampliato la serie di rappresentazioni mettendo in scena personaggi ed epoche diverse.

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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