La storia del Castello di Fénis, il maniero simbolo della Valle d’Aosta

Il Castello di Fénis, con le sue torri e la sua doppia cinta muraria merlata, è il maniero simbolo della Valle d’Aosta, nonché una delle fortezze medievali meglio conservate in Italia. Rappresenta nell’immaginario l’archetipo del castello, dove vivono dame e cavalieri. L’edificio è legato ad una famiglia che per 800 anni ha scritto la storia di questo territorio: gli Challant, una delle casate più illustri d’Europa.

Prima di parlare della storia di questo imponente maniero, facciamo un breve excursus storico su questi aristocratici, le cui tracce le troviamo in moltissimi castelli della Valle d’Aosta.

GLI CHALLANT

Gli Challant erano una nobile famiglia imparentata con i marchesi del Monferrato; il loro capostipite fu Bosone I, il quale, il 17 marzo 1100, ottenne dal conte Umberto II di Savoia il titolo di Visconte di Aosta, che poneva la sua famiglia al di sopra di tutti gli altri feudatari della valle ed inferiore soltanto ai Savoia. Il nome Challant è stato usato per la prima volta da Bosone II, nipote di Bosone I, dopo avere ricevuto dalla dinastia sabauda il Castello di Villa-Challand e la Signoria di Challant, nell’odierna Val d’Ayas. Nel corso della storia i membri del casato si distinsero come cavalieri, ministri e vescovi e diedero origine a diversi rami cadetti, tra i quali Challant-Fénis, Challant-Ussel e Challant-Aymavilles.
Nel 1242 Il visconte di Aosta Gotofredo I incontrò al Castello di Sarre il conte Amedeo IV di Savoia per decidere come fermare le barbarie di Ugo di Bard, il quale, vivendo nel castello dove ora sorge il Forte di Bard, approfittava della sua posizione posta all’ingresso della Valle d’Aosta, per fare assalire i viandanti e imporre loro gravosissime taglie. Challant assalì il castello e lo espugnò, facendolo in seguito trasformare nell’attuale fortezza.
Ebalo I, figlio di Gotofredo I, nel 1295 rinunciò al titolo di visconte di Aosta, che tornò così direttamente ai Savoia, ricevendo in cambio il feudo di Montjovet.
Il primo signore di Fénis fu Aimone di Challant, figlio di Gotofredo II, primogenito di Ebalo I. Ebalo II, fratello di Aimone, ottenne invece i feudi di Ussel e Saint-Marcel e fece costruire il Castello di Ussel.
Aimone nel 1340 fece ristrutturare il Castello di Fénis, portandolo ad assumere l’aspetto attuale.  Sposato con Fiorina Provana di Leynì, ricoprì diverse cariche militari ed incarichi diplomatici al servizio dei Savoia, tra i quali quelle di castellano di Lanzo, Avigliana e Susa, di governatore di Ivrea e di balivo della Valle di Susa.  Ricevette da Amedeo VI di Savoia, detto il “Conte Verde”, il feudo di Aymavilles ed iniziò a restaurarne il relativo castello. Alla sua morte, avvenuta intorno al 1387, il feudo e il Castello di Fénis passarono al suo primogenito Bonifacio, mentre il secondogenito Amedeo ricevette il feudo di Aymavilles, dando origine al ramo cadetto degli Challant-Aymavilles.
L’ultimo esponente maschile degli Challant fu Filippo Maurizio, che si spense nel 1804  nel maniero di Aymavilles, mentre l’ultimo membro del casato fu Teresa, la quale morì nel 1837.

 

LE ORIGINI DEL CASTELLO DI FENIS

L’edificio è ubicato sulla cima di una collina circondata da una serie di prati, dove si ritiene che un tempo sorgesse una villa romana. È stato menzionato per la prima volta in un documento del 1242 ed a quel tempo era composto dalla torre colombaia, la torre quadrata, un corpo abitativo centrale ed una singola cinta muraria. I suoi proprietari erano il visconte di Aosta Gotofredo I di Challant ed i suoi fratelli. La famiglia Challant è stata storicamente legate a Fénis e le prime testimonianze relative alla sua presenza sono due atti di donazioni in favore della chiesa parrocchiale di San Maurizio, risalenti rispettivamente al 1197 ed al 1199. Nel 1337 la rocca venne ereditata da Aimone I di Challant, primo signore di Fénis, il quale nel 1340 diede il via ad una grande campagna di ristrutturazione. Vennero così realizzati il corpo abitativo centrale di forma pentagonale e la cinta muraria estera. Essendo il maniero ubicato in una zona priva di difese naturali ed adibito a residenza del signore, lo scopo della doppia cinta muraria aveva una funzione prevalentemente ostentativa.
Ai tempi di Aimone di Challant il castello, pur simile, non era ancora del tutto uguale a quello esistente ai giorni nostri: mancava la torre meridionale, il cortile centrale era molto più ampio e privo dello scalone in pietra e mancava il secondo piano.

BONIFACIO I DI CHALLANT

Bonifacio I, figlio di Aimone ricoprì importanti cariche a servizio della Dinastia Sabauda: fu maresciallo di Savoia, una delle più prestigiose cariche della corte, governatore del Piemonte, ambasciatore presso il re di Francia ed ispettore delle fortificazioni. Nel 1392 diede inizio ad una nuova grande campagna di ristrutturazione. Venne costruito un nuovo piano ricavandolo dal sottotetto ed un nuovo corpo di fabbrica a ovest; il cortile interno assunse l’aspetto attuale, con due piani di ballatoi in legno ed il grande scalone in pietra semicircolare. Tra il 1414 ed il 1420 commissionò al pittore Giacomo Jaqueiro, il maggior rappresentante della pittura tardo gotica in Piemonte, gli affreschi del cortile interno e della cappella.  L’artista, a partire dal 1410 realizzò anche gli splendidi affreschi che decorano la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, ubicata lungo la SS 25 del Moncenisio tra Rivoli ed Avigliana. Accanto alla dimora del signore c’era il giardino per gli svaghi della famiglia e degli ospiti, l’orto e la vigna.

Bonifacio viveva nel castello con la moglie Françoise de Roussillon ed i suoi quattro figli, tra i quali il suo successore Bonifacio II ed Amedeo, il quale, avendo ereditato dal padre il feudo di Varey, diede origine al ramo cadetto dei Challant-Varey.
Con Bonifacio II il castello raggiunge il suo massimo splendore ed il nobile affidò al pittore Giacomino da Ivrea il compito di realizzare gli affreschi del lato orientale del cortile.
Carlo di Challant nel 1555 venne investito del titolo di barone di Fénis e nel 1631 il suo pronipote Claudio, sposò Caterina Carron di San Tommaso, figlia di Giovanni, primo signore di Buttigliera Alta. Questo è un altro collegamento con Buttigliera Alta: la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, i cui affreschi sono opera di Giacomo Jaquerio, proprio come quelli del Castello di Fénis, si trova infatti nel Comune di Buttigliera Alta. Il maniero di Fénis, dalla morte di Bonifacio II non subì grandi interventi e le uniche opere realizzate nel Seicento furono l’albero genealogico dipinto al secondo piano del cortile e gli affreschi con paesaggi locali della fascia superiore nella sala bassa dell’ala meridionale.
Nel 1705, con la morte senza eredi maschi di Antonio Gaspare Felice, figlio di Claudio e Caterina, si estinse il ramo Challant-Fénis e l’edificio fu ereditato da suo cugino Giorgio Francesco,  appartenente al ramo cadetto degli Challant-Chatillon.

IL CASTELLO DOPO GLI CHALLANT

Il nuovo proprietario, per far fronte agli ingenti debiti, nel 1716 lo cedette per 90 000 lire al conte Baldassarre Saluzzo di Paesana, la cui nobile famiglia nel 1798 alienò il maniero a Pietro Gaspare Ansermin. Nel 1863 la rocca fu venduta a Michele Baldassarre Rosset di Quart. Tutti questi passaggi di proprietà furono accompagnati da un periodo di abbandono e decadenza per l’edificio, il quale fu spogliato del suo mobilio e destinato ad abitazione rurale: le regali sale del pianterreno vennero adibite a stalle, mentre la lunga sala rettangolare del primo piano, definita “cappella”, diventò un fienile, senza nessun rispetto per i pregevoli affreschi jaqueriani.
Provvidenziale fu l’intervento del celebre architetto Alfredo d’Andrade, l’artista che  progettò il Borgo Medievale del Valentino e curò la ristrutturazione della Sacra di San Michele e della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso. Esso era soprintendente per i beni artistici di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta e quando vide per la prima volta il castello, nell’agosto del 1865, versava in una condizione disperata, con pavimenti e soffitti pericolanti o del tutto scomparsi, tetti fatiscenti, parti delle cinte murarie ed almeno una torre crollate.

D’Andrade nel 1895 acquistò il castello da Giuseppe Rosset di Quart ed a partire dal 1898 diede inizio a una prima campagna di lavori che continuò fino al 1920. Utilizzò il maniero come modello per il cortile del Borgo del Valentino. Con questo intervento i muri pericolanti furono messi in sicurezza, i solai ed i serramenti furono restaurati e fu costruita ad est una nuova strada di accesso. Il manierò nel 1906 venne donato da d’Andrade allo Stato Italiano.
Nel 1936 il ministro dell’Educazione Nazionale Cesare Maria De Vecchi e l’architetto Vittorio Mesturino intrapresero un nuovo intervento di ristrutturazione, volto ad accentuarne l’aspetto medievale. Le sue stanze, prive del mobilio originale, nell’intento di allestire un museo dell’ammobiliamento valdostano, furono riarredate con una serie di mobili reperiti presso antiquari di Saluzzo e Roma, ma non tutti originari della regione.

IL CASTELLO OGGI

Oggi il Castello di Fénis è di proprietà dell’amministrazione regionale della Valle d’Aosta e si può ammirare tramite visite guidate. Rappresenta una delle principali attrazioni turistiche della regione, con più di 80.000 persone che ogni anno vengono a visitarlo da ogni parte d’Europa.
E’ stato set di diversi film, nel 1976 le Poste Italiane gli hanno dedicato un francobollo e nel 2013 la Zecca Italiana gli ha dedicato una moneta della serie ‘Italia delle arti’ da 10 Euro con finitura a fondo specchio: sul diritto era ritratto il castello mentre sul rovescio era rappresentato l’affresco di San Giorgio che uccide il drago per salvare la principessa, che svetta in cima allo scalone circolare nel cortile interno.

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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