La storia del Castello di Introd

Percorrendo la Strada Statale 26 della Valle d’Aosta in direzione Courmayeur, si possono ammirare molti castelli, testimoni della grande presenza nel territorio di famiglie nobiliari. Questi manieri sono intrisi di storia e leggende ed hanno ospitato illustri personaggi, molti dei quali li abbiamo conosciuti studiandoli a scuola sui libri di testo.
Dopo aver superato la città di Aosta ed ammirato il Castello di Sarre, quello di Saint-Pierre, uno dei più antichi della Valle d’Aosta e quello di Sarriod de La Tour, svoltando a sinistra in direzione Introd, dopo una salita, ci si trova davanti al Comune e alla Chiesa Parrocchiale. Questa località, abitata fin dalla preistoria, sorge su un promontorio protetto dalle aspre gole del torrente Savara e della Dora di Rhêmes. Il suo nome deriva da “tra le acque”. Il comune di Introd è stato località di villeggiatura di due pontefici: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. La sua “perla” è il castello medievale, che ha legato il suo destino alla nobile famiglia Sarriod, una delle più potenti della regione dopo gli Challant. Si tratta dell’unico maniero privato della Valle d’Aosta ad essere visitabile. Prima di parlare della storia di questo castello, è utile fare un breve excursus storico sulla famiglia Sarriod, che esiste ancora oggi attraverso un suo ramo: i Sarriod d’Introd.

LE ORIGINI DELLA NOBILE FAMIGLIA SARRIOD

I Sarriod discendono dai signori di Bard; nel 1191 Ugone di Bard, vivendo nel castello dove ora sorge il forte, approfittava della sua posizione posta all’ingresso della Valle d’Aosta per fare assalire i viandanti ed imporre loro gravosissime taglie. Il signore era appoggiato dai figli Ugo e Guglielmo. Per dieci anni, prima il padre, poi il figlio Ugo, seminarono terrore, nonostante i signori di Challant tentassero in tutti i modi di farli desistere. Nel 1242 il conte Amedeo IV di Savoia incontrò nella Casaforte di Sarre Goffredo di Challant, per decidere come fermare le barbarie di Ugo di Bard. Challant assalì il Castello di Bard e lo espugnò e per suo volere l’edificio venne trasformato in fortezza, come oggi lo conosciamo. Ugo fu costretto a lasciare la Valle d’Aosta, ma i suoi due figli, Marco e Aimone, molto diversi dal padre, conservarono la proprietà di diversi manieri. E’ proprio da Marco che discendono i Sarriod. Esso, visto il divieto imposto dal conte di Savoia di risiedere a Introd, nel 1242 si stabilì in una torre a Saint Pierre, il primo nucleo dell’attuale Castello Sarriod de La Tour. Due anni dopo poté finalmente trasferirsi a Introd, dove iniziò a far ristrutturare una preesistente struttura fortificata, composta da un mastio quadrato circondato da una cinta muraria

IL CASATO SI DIVIDE

A fine Trecento Louis Sarriod sposò Antonia di Challant, figlia di Ibleto, il più influente feudatario della valle, cugino di Aimone, primo signore di Fénis. Ibleto aveva ricevuto in eredità dal padre i feudi di ChallantMontjovetChenalSaint-Vincent e Graines e possedeva una porzione del Castello di Saint Pierre. Louis e Antonia ebbero due figli: Yblet e Jean i quali nel 1420 si divisero i feudi dando origine ai due rami separati della famiglia: quello dei Sarriod d’Introd guidato dal primogenito Yblet e quello di Sarriod de La Tour, guidato da Jean. Yblet diventò signore di Introd e della Val di Rhêmes; prese dimora nel Castello di Introd, maniero che rimase di proprietà della sua famiglia fino al 1903 ed il suo ramo è ancora oggi esistente. Jean, che conservò i feudi di Saint Pierre e Saint-Nicolas, si stabilì nel Castello Sarriod de La Tour ed il suo ramo si estinse nel 1923 alla morte della contessa Cristina. Le due famiglie differenziarono anche i loro stemmi: quello dei Sarriod d’Introd raffigurava uno sfondo argento attraversato da una banda trasversale azzurra, dentro la quale si trovano tre leoni illeoparditi d’oro con la lingua rossa. Quello dei Sarriod de La Tour era identico, ma con l’aggiunta di una torre rossa in alto a destra.

I SARRIOD D’INTROD E CATERINA DI CHALLANT

Contrariamente ai cugini de La Tour, i quali condussero una vita appartata, i Sarriod d’Introd passarono alla storia per la loro irrequietezza. Iblet durante le Udienze Generali del 1430 fu accusato di vari reati e venne incarcerato nella Torre dei balivi di Aosta. Fu liberato mediante ammenda.
Suo figlio Pierre, balivo di Aosta, verso il 1450 sposò Caterina di Challant, figlia di Francesco, primo conte di Challant e signore di Verrès. Essa proveniva dalla nobile famiglia più importante della Valle d’Aosta, inferiore soltanto ai Savoia. Gli Challant tenevano il prim’ordine nelle Assemblee generali del Ducato d’Aosta e nel 1424 Amedeo VIII tramutò la loro signoria in contea, nominando come primo conte Francesco, padre di Caterina e figlio di Ibleto, il più influente feudatario della valle.

Caterina aveva sposato in prime nozze Giovanni di Challant-Fénis, da cui ebbe le due uniche figlie: Luisa e Giacometta.  Nel 1442 suo padre morì senza figli maschi e la nominò, insieme alla sorella Margherita erede dei feudi di Challant, Verrès, Issogne e Graines. Tre anni dopo Margherita rinunciò alla propria quota di eredità. Questa successione femminile fu aspramente contestata da Giacomo di Challant-Aymavilles, figlio di Amedeo, capostipite di questo ramo famigliare e secondo figlio maschio del sopraccitato Aimone di Challant, primo signore di Fénis.

Giacomo, in virtù della legge salica che impediva alle donne la successione nel feudo, essendo il parente maschio più prossimo, reclamava per sé le terre ereditate da Caterina. Esso era supportato dal duca di Savoia. La nobildonna, sostenuta dal consorte Pierre Sarriod d’Introd non era affatto d’accordo a dover rinunciare all’eredità paterna per la sola colpa di essere nata donna ed oppose una forte resistenza al cugino, scatenando una vera e propria guerra famigliare. Nel 1456 Giacomo, aiutato dal fratello Guglielmo, governatore di Vercelli, assediò contemporaneamente i castelli di Châtillon e Verrès e Pierre, nel tentativo di aiutare la moglie, cadde in un’imboscata nei pressi del monastero di Saint-Gilles e venne ucciso. Caterina, sconsolata, si arrese nel dicembre dello stesso anno e sottostando alla legge salica, cedette le sue amate terre a Giacomo, che divenne così il secondo conte di Challant. La nobildonna negli anni successivi fu accusata di stregoneria per avere effettuato dei sortilegi contro i Savoia, ma poi venne prosciolta. Si sposò una terza volta nel 1462 con Pietro di Chissè, signore di Polinge e balivo di Aosta, mentre Henri de Chissè, fratello di Pietro, impalmò Luisa, figlia di Caterina. L’eroina tentò nuovamente di recuperare i suoi beni, ma dovette arrendersi in seguito all’intervento del duca Amedeo IX di Savoia.
Morì nel 1476 e la sua salma venne nascosta; gli altri rami della famiglia Challant ed i duchi di Savoia preferirono infatti cancellare il ricordo di questa donna per evitare eventuali episodi di emulazione. All’interno della Prevostura di Saint-Gilles è possibile visitare la cripta funeraria in cui è tumulato il nonno dell’impavida Caterina, Ibleto di Challant. È senza dubbio questo il luogo di sepoltura più probabile della contessa poiché, non a caso, sopra l’ingresso è presente un affresco considerato il suo unico ritratto.

Nonostante la sua famiglia abbia cercato di farla dimenticare, la nobildonna è ancora oggi uno dei personaggi storici più amati in Valle d’Aosta. Nella memoria di tutti vive un episodio particolare: il 31 maggio 1450 essa si recò insieme al marito Pierre Sarrid d’Introd a Verrès, andando nella piazza del paese e mettendosi a ballare insieme agli abitanti; questo episodio è rievocato tutti gli anni nel carnevale storico della cittadina.

 

Gli Challant ebbero lo stesso problema di successione un secolo dopo con il quinto conte, Renato, il quale, privo di eredi maschi, nel testamento del 1557 istituì come erede universale la figlia Isabella, che sposò Giovanni Federico Madruzzo, conte di Avio, appartenente alla famiglia dei principi vescovi di Trento, divenuto così il sesto conte di Challant.
La legge salica, a cui questo casato era tanto legato, lo portò alla totale estinzione nel 1837 con la morte della contessa Teresa.

LA STORIA DEL CASTELLO DI INTROD

Il Castello di Introd esisteva già nel XII secolo e all’epoca era composto da un mastio quadrato circondato da una cinta muraria.
Pierre Sarriod d’Introd nel 1260 fece trasformare l’edificio in una fortezza. Nel XV secolo il castello assunse l’attuale forma poligonale quasi arrotondata che lo distingue tuttora dagli altri manieri valdostani. Vennero costruiti i granai e L’Ôla, l’antica scuderia, che veniva usata anche come stalla e pagliaio.
Il maniero subì due rovinosi incendi nella seconda metà dell’Ottocento e nel corso dei secoli i Sarriod d’Introd, a causa di matrimoni con ragazze del popolo, si impoverirono sempre di più. Nel 1903 il conte Ambrogio era pieno di debiti e l’edificio venne così venduto all’asta. Ad aggiudicarselo fu il cavalier Alberto Gonella, noto banchiere torinese. I Sarriod d’Introd vivono ancora oggi nel paese ed insieme ai Passerin d’Entrèves sono le due famiglie nobili più antiche della Valle d’Aosta ancora esistenti.
Gonella fece ristrutturare il maniero, ormai in rovina, dall’architetto Jean Chevalley, portandolo ad assumere la forma attuale. Esso volle nel castello un po’ di tutto: qualcosa di Fénis, qualcosa di Issogne, un tocco di Sarre ed un pizzico di Castel Savoia a Gressoney. Il risultato è stato un cocktail dell’architettura feudale valdostana.
Il castello è oggi di proprietà dei conti Caracciolo di Brienza, i quali lo hanno concesso in comodato al Comune di Introd. La gestione del maniero è stata affidata alla Fondation Grand Paradis, che ne garantisce la visita accompagnata dalle sue guide turistiche.

UNA VISITA AL MANIERO

Il percorso di visita inizia nel cortile esterno, dove il visitatore ammira il granaio quattrocentesco, uno dei rari esempi di costruzioni interamente in legno tipiche dell’architettura del basso Medioevo valdostano: Le sue porte sono dotate di serrature in ferro battuto databili all’epoca della costruzione, una delle quali, di particolare bellezza, rappresenta un castello. Qui venivano custodite la parte di raccolto destinata al signore, le sementi e le tasse pagate in natura dagli abitanti del borgo. Il granaio è stato costruito fuori dal complesso del castello per evitare il rischio di incendi. Qui erano infatti conservate le sementi per l’anno successivo. Non distante si trova L’Ôla, la scuderia rinascimentale che presenta sulla facciata principale cinque colonne di 1,8 m di diametro. L’edificio ha influenzato l’architettura di molte stazioni della ferrovia Aosta–Pré-Saint-Didier.
Oltrepassata la cinta muraria si giunge nel cortile interno, al cui centro è presente la torre, che con i suoi 900 anni domina l’intero complesso. Le decorazioni del cortile risalgono ai restauri di inizio Novecento e sono state realizzate sul modello di altri castelli valdostani, tra i quali quello di Fénis  e Issogne. Sulla sinistra, dove sono ubicati gli appartamenti privati dei conti, si legge la scritta: “la casa come nome ritorna” che significa: “si finisce sempre per tornare a casa”.
Sulla destra si ammira invece una cucina del XV secolo unica in Europa: il fumo era attratto verso l’alto da una cappa e portato all’esterno. Alle travi veniva appesa la carne da affumicare.

LE STANZE DEL CASTELLO

La decorazione ed il mobilio delle stanze risalgono ai primi anni del Novecento, quando il maniero era di proprietà del cavalier Alberto Gonella. Il percorso inizia dal Salone della Giustizia, un luogo che durante il periodo dei Sarriod ospitava banchetti e feste. Le tre finestre sono originarie del XV secolo, mentre il soffitto ligneo è stato realizzato sul modello di quello presente nella Sala delle Teste del Castello Sarriod de La Tour. Vicino al soffitto sono incorniciate tante singole scene in ciascuna delle quali è raffigurato un albero che orna il parco, come il cedro. Al di sotto si trova una tappezzeria a trompe-l’œil. I dossali, il tavolo e le sedie sono ottocenteschi ed il loro stile riprende quello degli gli stalli del coro della Cattedrale di Aosta. Nella decorazione del camino, sotto l’albero di arancio, è raffigurato il maniero com’era nel 1903.

UN AMBIETE EX NOVO

La visita prosegue in un ambiente ex novo, fatto realizzare da Alberto Gonella per ricevere amici. Gli archi che lo congiungono al castello sono in stile medievale e nelle lunette si leggono scritte di buon augurio. Nella stanza è esposta una bolla del 1453 trovata per caso dai conti Caracciolo in un armadio nascosto del maniero. Si tratta dell’autorizzazione data da papa Niccolò V alle nozze tra Pierre Sarriod d’Introd e Caterina di Challant. I due erano infatti cugini di secondo grado e quindi consanguinei; questa autorizzazione arrivò dopo ben quattro anni di suppliche.
Attraversando nuovamente il Salone della Giustizia, si giunge nelle ultime due stanze visitabili. Si tratta dell’antico ingresso del castello. Qui sono esposti molti animali imbalsamati.

LA TORRE

Il visitatore sale quindi in cima alla torre, dove nelle giornate serene può ammirare il Monte Bianco le principali cime che circondano Aosta ed il Monte Rosa. Il Castello di Introd è quindi l’unico dove è possibile scorgere le cime dei due monti più importanti della regione.

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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