La storia del Castello di Issogne

La Valle d’Aosta per la sua innumerevole quantità di manieri è anche detta la “Valle dei cento castelli”. Questi edifici sono i testimoni della grande presenza nel territorio di nobili famiglie, le quali hanno fatto edificare magnifiche residenze che rendono famosa la regione in tutto il mondo. Il casato più importante è stato quello degli Challant, secondo solo ai Savoia; i suoi esponenti hanno scritto per 800 anni ha scritto la storia di questo territorio e a loro dobbiamo i castelli più famosi: Fénis, Verrès e Issogne. Prima di parlare della storia di quest’ultimo maniero, focalizzo la vostra attenzione su quella della sua nobile famiglia: gli Challant.

LE ORIGINI DEGLI CHALLANT

Il capostipite degli Challant fu Bosone I, il quale, il 17 marzo 1100, ottenne dal conte Umberto II di Savoia il titolo di visconte di Aosta, che poneva la sua famiglia al di sopra di tutti gli altri feudatari della valle ed inferiore soltanto ai Savoia. Il nome Challant venne usato per la prima volta da Bosone II, nipote di Bosone I, dopo avere ricevuto dalla dinastia sabauda il Castello di Villa-Challand e la Signoria di Challant, nell’odierna Val d’Ayas. Nel corso della storia i membri del casato si distinsero come cavalieri, ministri e vescovi e diedero origine a diversi rami cadetti, tra i quali Challant-FénisChallant-Ussel e Challant-Aymavilles.
Ebalo I, figlio di Gotofredo I, nel 1295 rinunciò al titolo di visconte di Aosta, che tornò così direttamente ai Savoia, ricevendo in cambio il feudo di Montjovet. Ebalo, detto anche “Ebalo Magno”, ebbe diversi figli: dal primogenito Gotofredo II discendevano i signori di Fénis, mentre il quintogenito Giovanni era il padre di Ibleto, il più influente e potente feudatario della Valle, primo signore di Issogne del casato Challant.

IL CASTELLO DI ISSOGNE

Il maniero di Issogne, ubicato sulla destra orografica della Dora Baltea, è stato citato per la prima volta nel 1151 in una bolla di Papa Eugenio III, con la quale il pontefice attestava la presenza ad Issogne di una casaforte di proprietà del vescovo di Aosta. Il potere vescovile era però fortemente contestato dai De Verrecio, la nobile famiglia di Verrès e nel 1333 Aymon de Verrès assaltò la Casaforte di Issogne, dandola alle fiamme. Nel 1379 il vescovo di Aosta concesse la signoria a Ibleto di Challant, il più influente feudatario della valle. Ibleto nel 1372 aveva ottenuto dai Savoia il feudo di Verrès, dopo l’estinzione dei De Verretio; a lui si deve il magnifico maniero in stile medievale. Dal padre aveva ereditato i feudi di Challant, Montjovet, Chenal, Saint-Vincent e Graines; dalla cugina Giacometta, figlia del signore di Châtillon, ricevette in dote questa importante località fortificata. Ibleto fu un fedele alleato di Amedeo VI di Savoia, detto “il conte verde” e trasformò la Casaforte di Issogne in un’elegante dimora in stile gotico, composta da una serie di torri e corpi di fabbrica racchiusi da una cinta muraria.

LA LOTTA PER LA SUCCESSIONE E CATERINA DI CHALLANT

Il 21 settembre 1409, alla morte di Ibleto, gli succedette il figlio Francesco, il quale nel 1424 ottenne il titolo di conte di Challant. Egli ebbe però solo due figlie femmine e dopo la sua morte, avvenuta il 28 aprile 1442, si scatenò una guerra di successione. Il conte aveva nominato infatti le figlie Caterina e Margherita eredi dei feudi di ChallantVerrèsIssogne e Graines. Tre anni dopo Margherita rinunciò alla propria quota di eredità. Questa successione femminile fu aspramente contestata da Giacomo di Challant-Aymavilles, figlio di Amedeo, capostipite di questo ramo famigliare e secondo figlio maschio di Aimone di Challant, primo signore di Fénis. Giacomo, in virtù della legge salica che impediva alle donne la successione nel feudo, essendo il parente maschio più prossimo, reclamava per sé le terre ereditate da Caterina. Esso era supportato dal duca di Savoia. La nobildonna, sostenuta dal consorte Pierre Sarriod d’Introd, non era affatto d’accordo a dover rinunciare all’eredità paterna per la sola colpa di essere nata donna ed oppose una forte resistenza al cugino, scatenando una vera e propria guerra famigliare. Nel 1456 Giacomo, aiutato dal fratello Guglielmogovernatore di Vercelli, assediò contemporaneamente i castelli di Châtillon e Verrès e Pierre, nel tentativo di aiutare la moglie, cadde in un’imboscata nei pressi del monastero di Saint-Gilles e venne ucciso. Caterina, sconsolata, si arrese nel dicembre dello stesso anno e sottostando alla legge salica, cedette le sue amate terre a Giacomo, che divenne così il secondo conte di Challant. L’eroina morì nel 1476 e la sua salma venne nascosta; gli altri rami della famiglia ed i duchi di Savoia preferirono infatti cancellare il ricordo di questa donna per evitare eventuali episodi di emulazione. Nonostante il suo casato abbia cercato di farla dimenticare, la nobildonna è ancora oggi uno dei personaggi storici più amati in Valle d’Aosta. Nella memoria di tutti vive un episodio particolare: il 31 maggio 1450 essa insieme al marito Pierre Sarrid d’Introd scese a Verrès, andando nella piazza del paese e mettendosi a ballare insieme agli abitanti; questo episodio è rievocato tutti gli anni nel carnevale storico della cittadina.

GLI ANNI DELLO SPLENDORE

Luigi di Challant, figlio del sopraccitato Giacomo, verso il 1480 diede il via a nuovi lavori al castello ed alla sua morte, avvenuta nel 1487, gli interventi furono proseguiti dal cugino Giorgio di Challant-Varey, al quale venne affidata la tutela dei suoi due figli Filiberto e Carlo, nati dall’unione con Marguerite de La Chambre. Giorgio, priore, ma soprattutto mecenate ed amante dell’arte, trasformò il Castello di Issogne in una raffinata corte signorile. A lui si devono lo spostamento dell’entrata, il giardino, la cappella, le decorazioni delle stanze interne del maniero e del cortile e la celebre fontana del melograno, che fece realizzare come proprio dono per le nozze nel 1502 di Filiberto di Challant con Louise d’Aarberg. In seguito a questi interventi l’edificio assunse l’attuale forma a ferro di cavallo. Il nobile si occupò anche della ristrutturazione della Cattedrale di Aosta e della Collegiata di Sant’Orso. Ad Issogne avrebbe accolto ospiti illustri, tra i quali l’imperatore del Sacro Romano Impero Sigismondo di Lussemburgo nel 1414 e re Carlo VIII di Francia nel 1494. Alla morte di Giorgio nel 1509 il maniero di Issogne passò al cugino Filiberto, figlio del sopraccitato Luigi. Egli nel 1487 aveva ereditato dal padre i feudi di Graines, Andorno, Surpierre, Issogne e Châtillon ed al decesso del fratello Giacomo anche quelli di Aymavilles, Verrès, Ussel e Saint-Marcel.
Egli dalla moglie Louise, figlia di Claudio d’Aarberg, conte sovrano di rango principesco di Valangin e di Aarberg ebbe un unico figlio: Renato, nato nel 1502. E’ proprio con quest’ultimo che il maniero raggiunse il suo massimo splendore. Rimasto orfano di padre a quattordici anni e di madre a quindici, fu educato dalla nonna paterna Marguerite de La Chambre e ricoprì illustri cariche a corte, tra le quali quelle di maresciallo di Savoia, luogotenente generale della Savoia e ambasciatore.
Nel 1522 sposò Bianca Maria Scapardone, vedova di Ermes Visconti di Somma, donna che lo abbandonò pochi mesi dopo le nozze fuggendo con il suo amante Ardizzino Valperga. La nobildonna venne in seguito accusata di essere la mandante dell’assassinio di Ardizzino e fu decapitata il 20 ottobre 1526 a Milano sul rivellino del Castello Sforzesco. Il suo fantasma apparirebbe ancora oggi nella loggia orientale del Castello di Issogne durante le notti di luna piena.
Renato sposò in seconde nozze la nobile portoghese Mencia de Lencastre, nipote del duca Ferdinando II di Braganza; la nuova consorte gli rimase accanto per trent’anni, ma gli diede solo due figlie femmine: Filiberta e Isabella. Sorse nuovamente il problema relativo alla legge salica.

LO SCANDALO

Nel 1555 Renato organizzò il matrimonio della primogenita Filiberta con Giovanni Federico Madruzzoconte di Avio, appartenente alla famiglia dei principi vescovi di Trento. Alla vigilia delle nozze la fanciulla scappò con un palafreniere, portando con sé parte del tesoro di famiglia. Per evitare lo scandalo il conte di Challant riuscì a sostituire nel contratto matrimoniale la fuggiasca con la sorella Isabella.
Rimasto vedovo nel 1558, Renato si sposò nuovamente nel 1560 con Maria la Palud, figlia di Giovanni conte di Varax e di La Roche e poi con Peronetta de La Chambre, appartenente alla famiglia di sua nonna paterna Marguerite. Nessuna delle due donne gli diede però eredi maschi.
Il conte morì nel 1565 nominando come erede la figlia Isabella e suo marito Giovanni Federico Madruzzo, che divenne così il sesto conte di Challant. Ma tutto questo, come accaduto nel 1442 con Caterina di Challant, andava contro la legge salica e provocò l’ira degli altri cugini maschi. Si scatenò una causa che durò ben 131 anni e vide la vittoria di Francesco Gerolamo di Challant- Châtillon esponente dell’ultimo ramo famigliare sopravvissuto, nonché nonno dell’ultimo membro maschile del casato. Nel frattempo il feudo ed il maniero di Issogne dai Madruzzo erano passati ai Lenoncourt e nel 1693 a Cristina Maurizia Del Carretto di Balestrino, esponente di un ramo della famiglia proveniente dai marchesi di Zuccarello.
Nel 1696 con la vittoria di Francesco Gerolamo di Challant- Châtillon, la povera Cristina si vide costretta a restituire al nobile il Castello di Issogne. Tornò della famiglia anche il Castello di Verrès, ma non fu più abitato e cadde in rovina.
Il maniero di Issogne rimase di proprietà della famiglia fino al 1802, anno della morte a soli sette anni di Giulio Giacinto, penultimo conte di Challant. Sua mamma Caterina Canalis di Cumiana si risposò con il colonnello Amedeo Passerin d’Entrèves, portandogli in dote il ricco patrimonio degli Challant, il loro archivio, il maniero di Issogne e quello di Châtillon, che è ancora oggi di proprietà di quella nobile famiglia. Alla morte di Giulio Giacinto, il titolo comitale passò al prozio Maurizio Filippo, figlio di Giorgio Francesco 13esimo conte, a sua volta figlio di Francesco Gerolamo, colui che nel 1693 vinse la causa per avere titolo e beni famigliari. Egli fu l’ultimo membro maschile del casato Challant, che per secoli fu il più potente della Valle d’Aosta e si spense il 18 ottobre 1804 al Castello di Aymavilles. La dinastia si estinse totalmente nel 1837 con la morte della contessa Teresa, zia del sopraccitato Giulio Giacinto.
Il maniero di Issogne, già abbandonato negli ultimi tempi degli Challant, fu depredato e le sue magnifiche stanze vennero spogliate dai loro arredi. Nel 1862 insieme a quello di Verrès, venne acquistato da Alexandre Gaspard di Châtillon, che alienò una parte degli arredi originari e nel 1869 cedette il Castello di Issogne, al barone Marius de Vautheleret, un ingegnere francese impegnato nello studio del collegamento ferroviario tra Aosta ed Ivrea. Egli voleva trasformarlo in una moderna dimora, ma sostenne altissime spese che lo portarono al fallimento. Nel 1872 il castello fu acquistato all’asta dal pittore torinese Vittorio Avondo, il quale lo restaurò e lo riarredò con i mobili originali, acquistati sul mercato dell’antiquario e con copie di mobili d’epoca. Egli intraprese l’avventura di riportare il maniero agli splendori voluti dal priore Giorgio di Challant e fu aiutato da illustri amici: il celebre architetto Alfredo d’AndradeFederico Pastoris ed i fratelli Giacosa. Aprì al pubblico le porte del castello escludendo però dalla visita l’ala occidentale che diventò il suo appartamento. Nel 1907 donò l’edificio allo Stato Italiano, riservandosene l’usufrutto fino alla sua morte avvenuta il 14 dicembre del 1910. Il complessò nel 1948 passò alla Regione Valle d’Aosta, attuale proprietaria.

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali.

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