La storia del Castello di Magliano Alfieri

Il Castello di Magliano Alfieri con la sua sagoma imponente domina la Val Tanaro, confine naturale tra Langhe e Roero, magnifiche terre iscritte nel 2014 dall’Unesco nella lista dei Patrimoni dell’Umanità. Questo maniero ha legato il suo destino agli Alfieri, una delle più illustri famiglie della nobiltà astigiana, le cui origini risalgono al 1149.

LE ORIGINI DEGLI ALFIERI

Le prime notizie certe di questa nobile famiglia risalgono al 1149 con l’astigiano Uberto Alfieri. Manuel Alfieri, insieme a Alberto Solaro di Govone partecipò alla Quinta Crociata, indetta da Papa Onorario III, che ebbe luogo in Palestina ed Egitto fra il 1217 e il 1221.
Guglielmo e Alferio, figli di Manuel, grazie alle ricchezze accumulate con la creazione di banchi di pegno in tutta Europa, nel 1240 acquistarono dal vescovo di Asti una parte del territorio di Magliano, diventando i feudatari del paese.
Il casato nel tempo si divise in tre rami principali:

  • I signori di Cortemilia: un loro illustre esponente fu lo scrittore e drammaturgo ottocentesco Vittorio Alfieri. Questo ramo si estinse nel 1803 alla morte del poeta;
  • I signori di Magliano: un loro celebre esponente fu Catalano Alfieri, colui che guidò le truppe savoiarde nella conquista della fortezza Ceva nel 1635. Faceva parte di questo ramo, ora estinto, Carlo Giacinto, patrigno di Vittorio Alfieri;
  • I signori di San Martino i quali divennero in seguito marchesi di Sostegno, un piccolo comune nella provincia di Biella. Il loro ultimo esponente fu Carlo Alberto, deputato e senatore del Regno d’Italia. Egli era sposato con Giuseppina Benso, nipote prediletta del grande statista Camillo Benso, conte di Cavour, dalla quale ebbe due figlie, Luisa e Adele.

LE ORIGINI DEL CASTELLO

Una leggenda narra che a Magliano un tempo erano presenti ben sette castelli. In realtà, il primo maniero fu fatto costruire dai De Maliano prima dell’anno mille; esso era composto da un nucleo circolare di case-forti e da torri poste a coronamento del rilievo collinare antistante l’attuale castello, dove oggi si trova il parco intitolato a Vittorio Alfieri. Il maniero era difeso su tre lati dalle pareti scoscese della collina e su un lato da un fossato. I suoi ultimi muraglioni vennero abbattuti verso la metà dell’Ottocento.
Nei primi anni del Trecento gli Alfieri fecero costruire un palazzo prospiciente la valle, abbattuto nel 1649 per far spazio all’attuale castello.
Il Quattrocento fu un periodo turbolento per Magliano: prima il vescovo Alberto Gutuario privò gli Alfieri di alcuni territori del feudo per assegnarli al controllo diretto dei propri parenti e poi il marchese del Monferrato si impossessò nel 1415 del castello e del borgo, restituendo il mal tolto solamente dopo l’intervento di Filippo Maria Visconti, l’ultimo duca di Milano della dinastia viscontea.

L’ATTUALE CASTELLO DI MAGLIANO

Il Castello di Magliano Alfieri, così oggi noi lo conosciamo, venne fatto edificare nel 1649 da Catalano Alfieri, nobile che aveva la mansione di riscuotere i tributi in tutta la zona per Casa Savoia. Egli svolse il suo compito con un tale zelo da essere odiato da tutti. La popolazione infuriata diceva: “che il signore ci protegga dal fulmine, dal tuono e dal conte Catalano”. Egli nel 1633 fondò il reggimento di fanteria “Catalano Alfieridetto poiReggimento Piemonte Fanteria“, denominato nel 1814 “Brigata Piemonte” e cessato nel 1943.
La vita del nobile terminò in modo tragico: venne accusato di tradimento per non essere riuscito ad impadronirsi di Savona e Genova nella rovinosa spedizione del 1672, condannato a morte e rinchiuso nelle segrete di Palazzo Madama a Torino, dove morì per infarto nel settembre 1674. Egli fu riabilitato nel 1679 dopo che il suo accusatore-calunniatore era stato giustiziato mediante decapitazione tre anni prima.

Suo figlio Carlo Emanuele, ministro dei Savoia a Madrid, Parigi e Vienna, nonché ambasciatore a Londra, concluse la costruzione del castello intorno al 1680.
A lui si deve il mausoleo marmoreo presente nel presbiterio della Parrocchiale di Sant’Andrea.
A Carlo Emanuele succedette Giacinto Ludovico, quarto conte di Magliano ed ultimo maschio di questo ramo degli Alfieri. Esso nel 1768 fece costruire la cappella gentilizia interna al castello.  Giacinto Ludovico fu il terzo marito di Monica di Maillard de Tournon, madre del poeta Vittorio Alfieri, nato dal suo secondo matrimonio con il conte Amedeo Alfieri di Cortemilia.
Monica amava molto villeggiare al Castello di Magliano, consigliata dall’illustre figlio, il quale definiva il paese come un bel luogo con un’ottima aria che giovava alla salute. Si dice che proprio in questo castello, osservando un dipinto che raffigura Cleopatra nell’atto di farsi mordere dall’aspide, lo scrittore abbia avuto l’ispirazione che lo portò alla composizione della tragedia “Saul”.
Con la morte nel 1797 di Giacinto Ludovico gli Alfieri di Magliano si estinsero e per il  castello si susseguirono i passaggi di proprietà, fino a che nel 1843 l’edificio fu acquistato dal marchese Cesare Alfieri di Sostegno, esponente di un altro ramo del casato, nonché ambasciatore, Primo Ministro e Presidente del Senato del Regno di Sardegna. Esso è stato testimone di nozze di Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna quando ha impalmato Amedeo di Savoia, secondo figlio maschio di re Vittorio Emanuele II. Alla sua morte nel 1869 l’edificio venne ereditato dal figlio Carlo Emanuele, deputato e senatore del Regno d’Italia. Esso sposò Giuseppina Benso, nipote prediletta di Camillo, conte di Cavour, la quale, dopo aver ereditato dallo zio il Castello di Grinzane, affidò al marito la sua gestione e quella della relativa tenuta.
La coppia ebbe due figlie: Luisa e Adele. La prima ereditò il Castello di Magliano, la seconda, quello di Grinzane. Adele non si sposò mai e nel 1929 donò all’Opera Mons. Re di Alba l’immobile e l’appezzamento di terreno sito nel concentrico di Magliano ad uso perpetuo di asilo infantile e laboratorio femminile invernale per le giovani del paese. E’ proprio grazie a lei che la comunità maglianese richiese ed ottenne, con Regio Decreto del 30/1/1910, di abbinare “Alfieri” al nome del paese. Essa vendette inoltre a prezzi convenienti decine di giornate di terra a molti contadini.
Sua sorella Luisa sposò il marchese Emilio Visconti Venosta, illustre diplomatico e politico italiano, dal quale ebbe cinque figli. Nel 1952 la marchesa Margherita Pallavicino, vedova di Giovanni Visconti, figlio di Luisa ed Emilio, offrì il Castello di Magliano in dono al Comune che lo rifiutò. Lo accettò invece don Rocco, il parroco di Sant’Andrea.

IL CASTELLO OGGI

Nei primi anni ’60 il maniero subì una grave alterazione: la costruzione di alloggi al primo piano, quattro nell’ala ovest e uno nell’ala est.
Nel 1988 il parroco don Guido donò il castello al Comune. Il maniero era integro, ma spogliato di tutti i suoi ricchi arredi. Grazie ai determinanti finanziamenti della Regione Piemonte e delle fondazioni bancarie, iniziò il restauro e nel 2001 furono rimossi tramezzi e solette e ripristinati i locali originari del primo piano, riportando anche alla luce, nell’ala ovest, le volte che presentano variegate forme architettoniche e tracce di antiche colorazioni.

Negli ultimi anni è stato restaurato il pregiato portone in noce, decorato con formelle intagliate secondo il gusto barocco che caratterizza l’intera costruzione.

Oggi il maniero è sede dei due musei, nati dal lavoro iniziato negli anni Settanta da un gruppo di giovani guidati da Antonio Adriano, i quali, vedendo morire le trazioni contadine, cominciarono a lavorare per preservare nel tempo le antiche usanze.

Nel 1991, su iniziativa di Renato Penna, è stata costituita l’ Associazione Amici del castello Alfieri, il cui obiettivo è quello di promuovere il recupero, la salvaguardia e la conservazione del maniero, rivolgendo l’attenzione anche ad altri edifici di rilevante interesse storico-artistico, come cappelle campestri, piloni votivi, palazzi e case coloniche.

Il primo museo, ubicato nell’ala est, è dedicato ai soffitti in gesso delle case contadine. Grazie alla considerevole presenza di cave in quest’area piemontese, il gesso era molto impiegato nella realizzazione dei solai. Questo materiale isolava e manteneva il calore nelle stanze. I collegamenti orizzontali formati da pannelli di gesso portanti erano gettati in opera tra un’intelaiatura di travi e travetti di legno, su matrici lignee con inciso in negativo un motivo decorativo, che restava in positivo sul pannello. I solai di gesso erano però simbolo di un passato di povertà ed appena le famiglie ebbero la possibilità economica, li sostituirono con quelli in cemento armato.

L’esposizione permanente, aperta nel 1994 ed inaugurata nel suo allestimento definitivo nel 2002, permette di ammirare centonove motivi decorativi, il più antico dei quali, trovato in opera in una cascina di Vezza d’Alba, porta la data del 1580.

Il secondo museo, ubicato nell’ala ovest ed inaugurato nel giugno 2015, è dedicato al paesaggio di Roero, Langa e Monferrato ed alla cultura popolare. Il pubblico può scoprire le antiche tradizioni attraverso le seguenti aree tematiche: la memoria, le colline, il fiume Tanaro, la vita contadina, la vite, il ruolo di Antonio Adriano e del Gruppo Spontaneo di Magliano Alfieri. Il castello ospita inoltre la sede operativa del Club Unesco di Alba.

Il percorso di visita include anche il magnifico Salone degli Stemmi, ubicato nel torrione centrale del castello, la cui volta a padiglione è decorata con stucchi che riproducono gli stemmi della famiglia Alfieri abbinati a quelli delle casate con le quali essi si sono imparentati mediante matrimonio. Nel lato est del castello si ammira la settecentesca Cappella Gentilizia, dedicata al Santo Crocifisso. Veramente magnifici sono l’altare barocco in finto marmo e stucco, gli affreschi e le tre tele di ampie dimensioni che rappresentano episodi della vita di Cristo, attribuibili al celebre pittore braidese Pier Paolo Operti.

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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