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La storia del Castello di Masino, la grande reggia che domina Ivrea

Il Castello di Masino è una splendida reggia che sorge su un’altura di fronte alla Serra d’Ivrea, non lontano dal Lago di Viverone. Questo candido edificio è stato abitato per ben dieci secoli da una famiglia che ha scritto importanti pagine della storia piemontese: i conti Valperga di Masino, nobili che discendono da Guiberto, figlio di Arduino d’Ivrea, re d’Italia dal 1002 al 1014. Dalla discendenza di Guiberto sono nate due grandi famiglie, i San Martino ed i Valperga, che insieme ai Luserna, i Merlo ed i Provana, sono state sono tra le cinque famiglie feudali più antiche e potenti del Piemonte.

Il maniero è stato costruito in una posizione strategica, a dominio del canavese e dei percorsi che conducono in Valle d’Aosta ed ai valichi transalpini del Grande e del Piccolo San Bernardo.

 

Le origini

Fatto costruire dai conti Valperga, venne citato per la prima volta in un atto notarile del 1070. In quel periodo era una fortezza quadrangolare con torri ai lati. Nel tempo subì numerose trasformazioni e venne assediato più volte.

Nel 1387 fu occupato dalle truppe sabaude, ma tre anni dopo venne restituito ai Valperga, dopo che questi giurarono fedeltà alla Dinastia Sabauda. Da quel momento il casato si mise a servizio dei sabaudi e diversi suoi esponenti ricoprirono cariche di prestigio. Tra questi Giacomo Valperga, che nel 1452 fu nominato gran cancelliere dal duca Ludovico. Giacomo, accusato di trame filo-francesi, tradimento e magia nera, nel 1462 venne condannato a morte per annegamento nelle acque del Lago di Ginevra.

 

San Carlo Borromeo

Un periodo travagliato per il castello fu il Cinquecento: il Piemonte si trovò stretto tra le mire espansionistiche di Francesco I e Enrico II di Francia e l’impero di Carlo V. I francesi lo bombardarono e lo ridussero in rovina. Ma prima di essere distrutto, accolse un illustre ospite: San Carlo Borromeo. L’arcivescovo di Milano, durante l’epidemia di peste che colpì la città nel biennio 1576-1577, fece voto di recarsi a piedi a Chambéry per venerare la Sindone se l’epidemia fosse passata. Per onorare questo voto nell’ottobre 1578 iniziò il pellegrinaggio, ma il duca Emanuele Filiberto, per agevolare il santo, decise di trasferire il Sacro Lenzuolo a Torino. Durante questo cammino, durato 5 giorni, San Carlo Borromeo soggiornò al Castello di Masino, dove incontrò Emanuele Filiberto. Il santo tornò a venerare la Sindone nel 1581 e anche in quell’occasione il nuovo duca, Carlo Emanuele I, lo accolse ufficialmente in questo maniero. I Valperga, fieri di queste due visite, dedicarono a San Carlo Borromeo la cappella di famiglia e l’appartamento dove soggiornò.

 

Il Seicento

Distrutto a fine Cinquecento, il Castello di Masino venne ricostruito nel secolo successivo da Carlo Francesco I e Maria Vittoria Trotti Bentivoglio perdendo però le caratteristiche di maniero per acquisire quelle di una sfarzosa residenza di piacere nella quale venne esaltata la storia della famiglia Valperga. Risale a questo periodo il Salone degli Stemmi, sul cui soffitto si ammira ancora oggi lo stemma famigliare: rosso e giallo con al centro una pianta di canapa. Nella parte bassa del soffitto si osserva una sequenza di scudi con gli stemmi intrecciati dei Valperga e delle altre famiglie nobiliari con le quali si sono imparentanti. Carlo Francesco era l’amante della madama reale Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours e per i suoi soggiorni al castello fece allestire l’appartamento detto della “Madama Reale” decorato con sete raffinate e un sontuoso letto a baldacchino.

Le relazioni tra Valperga di Masino e Savoia vennero esaltate nel Salone dei Savoia, nel quale ancora oggi si ammirano tele raffiguranti personaggi delle due famiglie. Il soffitto è decorato con gli stemmi associati dei Savoia e dei Borbone di Francia, a ricordo dell’unione di Vittorio Amedeo II con Anna d’Orléans, celebrata nel 1684. Catene dorate sorreggono drappi ornati con croci di Savoia e gigli di Francia mentre nelle ghirlande ricorrono i temi alternati del giglio e della rosa di Cipro, fiore dell’iconografia sabauda. La sovrana soggiornò qui nel 1711.

 

Il Settecento

Risale al primo Settecento la Galleria degli Antenati, nella quale si ammirano i dipinti che raffigurano i membri del casato, da quelli più antichi fino a Carlo Francesco III, vissuto nell’Ottocento.

Nel XVIII secolo Carlo Francesco II di Valperga, viceré di Sardegna dal 1780 al 1783, fece ampliare la residenza, dotandola di tappezzerie ed oggetti preziosi; a lui si deve la magnifica Sala dei Gobelins. Grazie all’intervento della sua amante Cristina di Saluzzo-Miolans, furono portate a Masino le ceneri di re Arduino, fino a quel momento custodite ad Agliè. Da quel momento sono conservate nella cappella di famiglia.

Verso il 1730 vennero realizzati gli splendidi affreschi che decorano il Salone da Ballo, mentre i giardini che circondavano la residenza erano ancora concepiti secondo uno schema geometrico classico che univa i modelli rinascimentali del giardino all’italiana agli abbellimenti decorativi di quello alla francese.

Nel 1783 il Castello di Masino accolse un altro illustre ospite: Vittorio Alfieri, il quale apprezzò molto la biblioteca dove sono custoditi più di 25 mila preziosi e antichi volumi.

 

L’Ottocento

Tra il 1811 e il 1814 l’abate Tommaso Valperga, fratello di Carlo Francesco II, fece edificare la Galleria dei Poeti, splendida sale affrescata coi i ritratti dei principali letterati antichi. Il giardino venne reimpostato secondo i criteri del giardino romantico all’inglese. Tra il 1840 ed il 1847 venne aperta la strada a ventidue tornanti che risale il fianco della collina, facendosi largo nel bosco e terminando presso la cascina svizzera, alle pendici della collina verso Strambino.

Nel 1813 soggiornò nel castello il compositore Gioachino Rossini e sette anni dopo, lo scrittore Silvio Pellico.

 

La cessione del maniero al Fai

Durante il periodo della Resistenza, la contessa Vittoria Valperga di Masino, marchesa di Caluso, nata Leumann e moglie del conte Cesare, a rischio della propria incolumità, accolse al castello molti rifugiati, tra i quali alcuni illustri capi del Cln torinese

Nel 1988, alla morte di Vittoria, il figlio Luigi cedette il Castello di Masino al FAI, il cui compito è quello di prendersi cura del complesso, preservando la memoria della famiglia Valperga, che lo abitò per molti secoli.

La dimora è aperta al pubblico e il suo parco due volte all’anno, in primavera e autunno ospita l’evento “Tre giorni per il giardino”, una grande mostra mercato di fiori, piante e idee per il giardino, l’orto e il frutteto.

Il maniero è stato utilizzato nella fiction “La Figlia di Elisa – Ritorno a Rivombrosa” come casa della perfida marchesa Lucrezia Van Necker.

Denominato “il balcone del canavese” per la vista che si può godere dalle sue terrazze, fa parte del circuito “Castelli del Canavese”. Su progetto dell’architetto Paolo Pejrone nel suo parco sono stati posti a dimora 110.000 narcisi che ogni anno annunciano con la loro fioritura l’arrivo della primavera. A fine aprile il parco, grazie alla strepitosa fioritura di 7.000 piante di candide spirea Van Houttey, diventa un “giardino delle nuvole”.

 

Le meraviglie del Castello di Masino

Il visitatore rimane colpito dai numerosi affreschi realizzati tra Seicento e Settecento e dalle splendide stanze riccamente decorate. Tra queste la biblioteca, dove sono custoditi più di 25 mila volumi antichi, le sale degli ambasciatori e l’Appartamento della Madama Reale. Il Salone da Ballo gode di una splendida vista sul parco e custodisce il fortepiano usato dal compositore Gioacchino Rossini nel 1813 per comporre l’opera lirica “Tancredi”. La stanza è illuminata da un grande lampadario in vetro di Murano.  La grande Terrazza dei Limoni e quella più piccola, denominata “degli Oleandri”, godono di un panorama mozzafiato sulla campagna piemontese. Fanno parte del percorso di visita anche le scuderie settecentesche ed il Palazzo delle Carrozze, dove si ammirano 12 splendide carrozze d’epoca, tra le quali quella “di gala”, il “coupé” ed il carrozzino per bambini.

Nel parco di trova il labirinto settecentesco, il secondo più grande d’Italia, composto da più di duemila carpini.

 

E la famiglia Valperga di Masino?

Il conte Luigi Valperga di Masino, nato il 27 novembre 1930, fu un grande amante della musica, nonché autore di alcuni libri su Mozart, Wagner e Gluck. Collezionista di autografi, libri, programmi teatrali e concertistici di sala, locandine, dischi, video, musicassette e cd, prima di morire nel 2002 ha donato la sua collezione alla biblioteca civica di Rovereto. Con la sua morte si è estinto il ramo primogenito dei Valperga, casato la cui discendenza maschile continua con un ramo derivate da un fratello di un conte di Masino vissuto a fine Ottocento. L’attuale capo della famiglia è il conte Carlo Emanuele, il quale, pur risiedendo in Puglia, dove gestisce un’importante tenuta agricola per la produzione di olio e vino, torna spesso nelle terre dei suoi antenati.

 

Il legame di Ivrea con la sua storia prosegue anche con i San Martino

La famiglia San Martino, che come quella Valperga discende da Guiberto, figlio di Arduino d’Ivrea, è oggi guidata dal deputato Luis Roberto di San Martino Lorenzato di Ivrea. Nato in Brasile nel 1971, discende dal ramo famigliare trasferitosi in Sud America nel 1899. I suoi antenati hanno fondato in Brasile un’azienda agricola dove venivano coltivati cotone e caffè. Luis è titolare di una tenuta dove si coltivano la canna da zucchero e la vite. Un vino da lui prodotto si chiama “Arduino”, come il suo illustre antenato. Il podere dove viene coltivata la canna da zucchero si chiama “Canavese” e l’azienda agricola è stata denominata “Marchese di Ivrea”. Nel 2018 è stato eletto deputato con la Lega nella Circoscrizione ESTERO B ed è padre di quattro figlie che portano il titolo di principesse e l’appellativo di altezza reale. Trentaduesimo marchese di Ivrea e ventiseiesimo principe del Canavese, visita spesso le terre dei suoi antenati, dove si ritrova con i cugini Valperga di Masino e San Martino di San Germano. I suoi luoghi preferiti sono il Castello di Masino e quelli di Agliè e Loranzè.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

 

 

 

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