La storia del Castello Sarriod de La Tour

Percorrendo la Strada Statale 26 della Valle d’Aosta in direzione Courmayeur, subito dopo aver ammirato il Castello di Sarre, si giunge a Saint Pierre, un comune caratterizzato dalla presenza di due castelli: sulla destra, arroccato su uno sperone roccioso, si ammira il Castello di Saint-Pierre, uno dei più antichi della Valle d’Aosta. Sulla sinistra, in una zona pianeggiante coltivata a melo, si erge il Castello Sarriod de La Tour, un maniero che ha conservato intatto il suo fascino medievale. È stato abitato per più di 600 anni dalla nobile famiglia Sarriod, una delle più potenti della Valle d’Aosta dopo gli Challant. Prima di parlare della storia di questo castello, è utile fare un breve excursus storico su questa famiglia, che esiste ancora oggi attraverso un suo ramo: i Sarriod d’Introd.

LE ORIGINI DELLA NOBILE FAMIGLIA SARRIOD

I Sarriod discendono dai signori di Bard; nel 1191 Ugone di Bard, vivendo nel castello dove ora sorge il forte, approfittava della sua posizione posta all’ingresso della Valle d’Aosta per fare assalire i viandanti e imporre loro gravosissime taglie. Il signore era appoggiato dai figli Ugo e Guglielmo. Per dieci anni, prima il padre, poi il figlio Ugo, seminarono terrore, nonostante i signori di Challant tentassero in tutti i modi di farli desistere. Nel 1242 il conte Amedeo IV di Savoia incontrò nella Casaforte di Sarre Goffredo di Challant, per decidere come fermare le barbarie di Ugo di Bard. Challant assalì il Castello di Bard e lo espugnò e per suo volere l’edificio venne trasformato in fortezza, come oggi lo conosciamo. Ugo fu costretto a lasciare la Valle d’Aosta, ma i suoi due figli, Marco e Aimone, molto diversi dal padre, conservarono la proprietà di diversi manieri. E’ proprio da Marco che discendono i Sarriod. Esso, visto il divieto imposto dal conte di Savoia di risiedere a Introd, nel 1242 si stabilì in una torre a Saint Pierre, il primo nucleo dell’attuale castello. Due anni dopo poté finalmente trasferirsi a Introd, dove iniziò a far ristrutturare una preesistente struttura fortificata, antenata del maniero che esiste oggi.

IL CASATO SI DIVIDE

A fine Trecento Louis Sarriod sposò Antonia di Challant, figlia di Ibleto, il più influente feudatario della valle, cugino di Aimone, primo signore di Fénis. Ibleto aveva ricevuto in eredità dal padre i feudi di ChallantMontjovetChenalSaint-Vincent e Graines e possedeva una porzione del soprastante Castello di Saint Pierre. Louis e Antonia ebbero due figli, Yblet e Jean i quali nel 1420 si divisero i feudi dando origine ai due rami separati della famiglia: quello dei Sarriod d’Introd guidato dal primogenito Yblet e quello di Sarriod de La Tour, guidato da Jean. Yblet diventò signore di Introd e della Val di Rhêmes; prese dimora nel Castello di Introd, maniero che rimase di proprietà della sua famiglia fino al 1903 ed il suo ramo è ancora oggi esistente. Jean, che conservò i feudi di Saint Pierre e Saint-Nicolas, si stabilì nel Castello di Sarriod de La Tour ed il suo ramo si estinse nel 1923 alla morte della contessa Cristina. Le due famiglie differenziarono anche i loro stemmi: quello Sarriod d’Introd raffigurava uno sfondo argento attraversato da una banda trasversale azzurra, dentro la quale si trovano tre leoni illeoparditi d’oro con la lingua rossa. Quello dei Sarriod de La Tour era identico, ma con l’aggiunta di una torre rossa in alto a destra.

 

I SARRIOD DE LA TOUR

Contrariamente ai cugini di Introd, i quali sono passati alla storia per la loro irrequietezza e vantano nella loro famiglia personaggi del calibro di Caterina di Challant, che nel Quattrocento fu protagonista di una rivolta antisabauda per il possesso di alcune signorie ed è ancora oggi la figura centrale del carnevale di Verrès, i de La Tour condussero una vita appartata. Si dedicarono ad abbellire il loro castello ed il primo giugno 1554 ottennero dal duca Emanuele Filiberto di Savoia l’ambito titolo di pari del Ducato di Aosta.
Fornirono alla chiesa della regione numerosi canonici ed all’amministrazione pubblica diversi responsabili civili e militari.

 

LA STORIA DEL CASTELLO

Nel 1242, quando vi si stabilì Marco di Bard, il castello era composto da una torre centrale circondata da una cinta muraria. Nella parte più a sud del recinto murario, in prossimità dello strapiombo di 50 metri a picco sulla Dora Baltea, si trovava la cappella, ancora oggi esistente. Nel 1420, in seguito alla divisione dal fratello Yblet, Jean Sarriod diventato unico proprietario dell’edificio, lo fece ingrandire, aggiungendovi una serie di corpi di fabbrica e trasformandolo in un castello con funzioni di rappresentanza. Venne costruita la scala a chiocciola a sud est della torre e furono create delle finestre crociate, tipiche del Quattrocento valdostano. A Jean si deve anche la “Sala delle Teste”, le sue 171 mensole intagliate nel soffitto con personaggi curiosi ed esseri fantastici e mostruosi; essa rappresenta un vero e proprio capolavoro dell’ebanisteria gotica.
Antoine de Sarriod, figlio di Jean, nel 1478 fece trasformare la cappella intitolata alla Vergine ed a san Giovanni Evangelista; vennero realizzati gli affreschi esterni con la Crocifissione e san Cristoforo e fu elevato il piccolo campanile. La cinta muraria esterna venne munita di torri difensive a pianta circolare e semicircolare e fu aperto sul lato orientale il nuovo ingresso al castello con portale a sesto acuto e archivolto scolpito recante lo stemma dei Sarriod. Le merlature furono cambiate da guelfe a ghibelline, non per un cambio di alleanza dal papa all’imperatore, ma per una ragione estetica.
Nel XVI secolo venne costruita l’ala che oggi costituisce il prospetto orientale, mentre la torre all’angolo nord risale al XVII secolo, quando il castello venne diviso tra due fratelli, mentre il terzo venne rinchiuso tra le mura come eremita. Nel Settecento i Sarriod producevano il vino Muscat Blanc ottenuto da viti coltivate nei pressi del castello, dove ora ci sono i meleti.
Nel 1923, alla morte della contessa Cristina, ultima esponente dei Sarriod de La Tour, l’edificio fu acquistato dal senatore Bensa di Genova e dal 1970 è di proprietà della Regione Valle d’Aosta, che lo ha aperto alle visite nel 2003.

UNA VISITA AL CASTELLO

Visto dell’alto il maniero appare come un insieme irregolare di edifici circondati da una cinta muraria; i suoi lati sud e est poggiano su uno sperone roccioso a strapiombo sulla Dora Baltea. Per accedervi bisogna superare la cinta muraria esterna e una volta. Le visite al maniero sono guidate e permettono di ammirare splendidi affreschi. I mobili che arredavano l’edificio ai tempi dei Sarriod sono stati invece tutti venduti.
Il percorso inizia nella sala detta “Ante Cappella”, un tempo dotata di un soffitto ligneo, oggi in cemento. Qui sono presenti due affreschi fatti realizzare nel 1478 da Antoine Sarriod de La Tour ed ubicati nel vano che immette nella cappella. Sulla porta di ingresso della cappella è raffigurata una Crocifissione con un Cristo che richiama alla mente le sculture lignee presenti nelle chiese valdostane. Ai piedi di Gesù è stata dipinta Maria Maddalena, ai lati la Madonna e san Giovanni Evangelista. A destra è stato raffigurato un san Cristoforo dal volto sofferente che incede imponente in un laghetto alpino popolato da anguille e gamberi di fiume, mentre il Bambino s’aggrappa teneramente ai suoi capelli. I dipinti, di fattura francese, sono opera di un artista rimasto ignoto e ribattezzato “Maître d’Antoine de Sarriod de La Tour“. Esso è stato influenzato dalla pittura fiamminga. San Cristoforo ha un significato particolare in quanto è il protettore dei pellegrini. La sua immagine si ammira in numerosi castelli valdostani, tra i quali quello di Fénis; bisogna ricordare che la Valle d’Aosta era attraversata da un percorso alternativo della Via Francigena, che invece di passare dal Colle del Moncenisio e scendere in Valle di Susa, giungeva in Italia dalla Svizzera attraverso il Colle del Gran San Bernardo. I pellegrini erano spesso ospitati dai nobili nei loro manieri ed una testimonianza di quest’epoca sono i graffiti lasciati dai viandanti sulle mura delle stanze.

LA CAPPELLA DUECENTESCA

La Cappella, ubicata al piano terra della torre meridionale, rappresenta uno degli ambienti più antichi del castello e risale al XIII secolo. Originariamente era sovrastata da un soffitto ligneo e sulle sue pareti si ammirano i frammenti di un antico ciclo pittorico realizzato intorno al 1250 e raffigurante episodi religiosi. Rappresenta una delle rare testimonianze della prima pittura gotica in Valle d’Aosta ed è opera di un autore anonimo, chiamato “Maestro di Saint Pierre”. Nel XVIII secolo l’ambiente è stato diviso in due da una volta barocca che taglia a metà gli antichi affreschi. Nel locale sotto la volta i dipinti sono giunti ai giorni nostri in condizioni precarie e raffigurano un’Adorazione dei Magi, con la Madonna in trono raffigurata secondo l’antica iconografia della Sedes Sapientiae e negli strombi di una finestra due “figure di sante“, di cui quella di destra è la Maddalena.  Al di sotto di esse si ammirano due sirene dalla coda bifida ed un grillo parlante, animale che serviva a proteggersi dalle malelingue.
Sopra la volta gli affreschi sono meglio conservati e rappresentano una Crocifissione, la parte superiore della scena dell’Ingresso di Cristo a Gerusalemme e le teste di quattro santi (forse il frammento di un’Ultima Cena). Sono inoltre raffigurati frammenti con gli Strumenti della Passione ed una raffigurazione dell’inferno.
Su una quarta parete della cappella, molto probabilmente riedificata nei primi decenni del XV secolo, sono presenti i resti di un affresco quattrocentesco con san Michele Arcangelo e santa Margherita, opera del pittore Giacomino da Ivrea, l’artista che ha affrescato anche il cortile interno del Castello di Fénis. Nella parte superiore due travi sono l’unica testimonianza dell’antico soffitto ligneo duecentesco, che era stato ricavato da alberi di abete rosso; esse durante i lavori di rifacimento del pavimento nel Novecento sono state riposizionate capovolte. Sono riccamente decorate in stile orientale con motivi geometrici e vegetali e figure di animali. Rappresentano uno dei rari esempi di copertura a travi lignee dipinte ancora presente in Valle d’Aosta.
L’altare della Cappella è settecentesco e sulla sua pala è raffigurata una Crocifissione con Maria Maddalena ai piedi di Gesù Cristo.

 

IL PIANO SUPERIORE

Una scala a chiocciola in pietra con gradini irregolari conduce al primo piano. Sulle mura si possono ammirare i graffiti lasciati nei secoli dai pellegrini, uno dei quali, seicentesco, raffigura due uomini ed una donna che danzano e suonano. Prima di entrare nella parte superiore della Cappella, si passa in una stanza dove è presente una cosa curiosa: il camino quattrocentesco ha al centro una porta; questa bizzarria è frutto della divisione seicentesca del maniero.
Dopo aver ammirato gli affreschi della parte superiore del luogo di culto, si accede alla Cucina, ubicata nella torre e riscaldata da un camino la cui splendida parte superiore risale al Settecento: nel blasone sono raffigurati due pesci circondati da croci, che rimandano alla nobile famiglia di Bard, dai quali discendono i Sarriod, lo stemma dei Sarriod de La Tour e l’aquila di Moriana, che è un riferimento a Casa Savoia. Nella stanza si ammirano anche una cassaforte del 1839 e quattro ritratti di esponenti della famiglia vissuti nel Settecento, tra i quali quello del conte Pierre Louis (1767-1821).

LA “SALA DELLE TESTE”

La meraviglia del primo piano è rappresentata dalla “Sala delle Teste”, fatta realizzare nel 1433 da Jean Sarriod. Questo ambiente, ubicato nell’ala settentrionale, era il salone di rappresentanza del maniero e prende il nome dalla decorazione del suo soffitto ligneo, sorretto da una serie di mensole intagliate. Nei punti di intersezione con le travi, le mensole sono state intagliate con 171 figure che rappresentano una grande varietà di soggetti: volti di nobildonne e gentiluomini con copricapi all’ultima moda del tempo, figure carnevalesche, elementi osceni, animali domestici e selvatici come cani, anatre, lupi, cinghiali e creature fantastiche come la sirena, l’unicorno, il drago ed una serie di mostri dall’ aspetto diabolico. Opere simili a questa erano presenti in altri castelli valdostani, ma l’unica ad essere giunta intatta fino ai giorni nostri è quella che si può ammirare in questo maniero. Il legno utilizzato proviene da pino cembro, abete e noce.
Nell’atelier che ha realizzato questa meraviglia, ha compiuto il suo apprendistato Jean de Chétro, il celebre scultore del legno valdostano che tra il 1465 ed il 1470 ha realizzato gli stalli del coro della Cattedrale di Aosta.
Nel salone sono presenti anche un camino quattrocentesco ed un Rilievo del Compianto su Cristo Morto realizzato nel Quattrocento da Jean de Chétro e che un tempo faceva parte di un trittico. I profili aguzzi dei volti dei personaggi e l’incisività dell’intaglio richiamano sia le mensole del soffitto, che gli elementi che decorano il coro della cattedrale del capoluogo. Degni di nota sono i due pannelli provenienti dalla Chiesa Parrocchiale di Introd, realizzati dallo scultore Stefano Mossettaz nella prima metà del Quattrocento e che tempo facevano parte di un rivestimento ligneo che decorava una stanza di rappresentanza del Castello di Introd. Al centro del primo pannello si ammira un raffinato rosone accompagnato da animali fantastici e da un leone; i personaggi del secondo sono abbigliati secondo la moda in voga nelle corti del Nord Europa di metà Quattrocento. Su uno dei muri sono presenti 2 epitaffi cinquecenteschi della morte di due Sarriod, nonno e nipote.
Uscendo dal maniero, si può vedere il forno per la panificazione, utilizzato anche dagli abitanti del villaggio e che conteneva fino a quaranta pani.

 

QUALCHE CENNO SUL CASTELLO DI SAINT PIERRE

A poca distanza dal Castello Sarriod de La Tour, arroccato su uno sperone roccioso che domina il sottostante borgo, si trova il Castello di Saint-Pierre, che con il suo aspetto scenografico è insieme al Castello di Fénis il maniero simbolo della Valle d’Aosta, nonché uno dei più antichi della regione. Citato per la prima volta in un documento del 1191, deve il nome ai suoi primi proprietari, i nobili De Sancto Petro, ai quali si devono le due torri ancora presenti.
Nei secoli è appartenuto a diverse nobili famiglie: i signori di Quart, i Savoia e gli Challant, anche se i De Sancto Petro, mantennero una parte del maniero. La figlia del loro ultimo rappresentante nel 1507 portò questa porzione in dote al marito Jean Vulliet, primo segretario di Stato del duca Carlo II. 13 marzo 1603 la famiglia Vulliet cedette il castello a Pietro Leonardo Roncas, il cui figlio Pietro Filiberto, marchese di Caselle, trasformò l’edificio in una sontuosa dimora. Caduto successivamente in una condizione di forte degrado, l’edificio nel 1873 è stato comprato dal barone Emanuele Bollati di Saint-Pierre, al quale il maniero deve il suo aspetto fiabesco. E’ stato lui, ispirandosi ai castelli di Baviera, a fare aggiungere le famose quattro torrette laterali agli angoli del mastio. Il maniero è oggi di proprietà del comune e dal 1985 ospita il Museo regionale di scienze naturali Efisio Noussan. Addossata al lato meridionale dello sperone roccioso, si trova la Chiesa parrocchiale di Saint-Pierre, ricostruita nel 1872 sulle fondamenta di diverse chiese precedenti, la più antica delle quali risaliva a prima dell’anno mille. Internamente il maniero si compone di nove sale che conservano ancora oggi la tipica struttura medievale. Tra di esse, l’antica “Scuderia seminterrata” e la “Sala del trono”, ricca di mobili d’epoca, con un grande camino in pietra sul quale è dipinto lo stemma dei De Sancto Petro.

Il maniero ora non è visitabile e riaprirà le porte al pubblico nel 2022.

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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