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La storia della Villa della Regina, la reggia barocca che domina Torino

Villa della Regina, situata sulla collina nella parte orientale di Torino, dal 1997, insieme alle altre Regge Sabaude del Piemonte, è inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dall’Unesco. Faceva parte della “corona di delizie”, un insieme di sfarzose residenze, circondate da lussureggianti giardini, volute a partire dal Cinquecento dai Savoia per celebrare il loro potere. È stata fatta costruire nel XVII secolo da Maurizio di Savoia, il figlio cadetto del duca Carlo Emanuele I e di Caterina d’Asburgo.

 

Maurizio di Savoia

Nato a Torino il 10 gennaio 1593, per motivi politici fu avviato subito alla carriera ecclesiastica e venne nominato cardinale all’età di tredici anni; educato dallo zio Filippo III di Spagna, insieme ai fratelli ebbe anche una formazione militare. Nel 1611 diventò abate commendatario della Sacra di San Michele e sette anni dopo venne inviato a Parigi per concludere il matrimonio di suo fratello Amedeo I con Cristina di Borbone-Francia; durante questa missione si guadagnò la fiducia di re Luigi XIII, che lo nominò cardinale protettore di Francia.

Nel 1637 suo fratello morì lasciando il trono al figlio Francesco Giacinto, di appena sei anni e al decesso di quest’ultimo, avvenuto l’anno seguente, all’altro figlio maschio, Carlo Emanuele II, nato nel 1634; entrambi i fanciulli erano sotto la reggenza della madre. Fu proprio in questo momento che Maurizio cercò di prendersi il trono, tentando di ottenere l’appoggio delle monarchie vicine e portando allo scoppio della Guerra Civile Piemontese. Questo conflitto si risolse con la salita al trono di Carlo Emanuele, la cui sorella Luisa Cristina, detta Ludovica, nel 1642, appena tredicenne, dovette sposare suo zio Maurizio di Savoia, allora quarantanovenne. Questo per impalmarla lasciò la porpora cardinalizia e assunse il titolo di principe di Oneglia e la carica di governatore di Nizza.

 

Le origini di Villa della Regina

Nel 1615 Maurizio di Savoia, ancora cardinale, fece progettare una splendida dimora con annessi giardini e vigneti sulla collina di Torino dall’architetto Ascanio Vittozzi, che aveva già progettato il Palazzo Reale di Torino. In quel luogo esisteva già una precedente vigna, ossia una dimora signorile collinare con giardini e circondata da terreni agricoli.

Il religioso voleva una villa circondata da giardini all’italiana con giochi d’acqua, peschiere, orti, vigneti ed un bosco. Alla morte di Ascanio, avvenuta lo stesso anno, il compito venne affidato a Carlo e Amedeo di Castellamonte e il modello scelto fu quello delle ville laziali, come Villa d’Este a Tivoli e Villa Aldobrandini a Frascati. L’edificio prese il nome di “Villa del Cardinale”.

Una grande loggia centrale divideva due appartamenti con sale affrescate. Maurizio si traferì qui con la giovane moglie e fondò l’Accademia dei Solinghi, una riunione di intellettuali che comprendeva personaggi del calibro di Emanuele Tesauro e il futuro Papa Innocenzo X, i quali discutevano di letteratura, scienza, filosofia e matematica.

I due coniugi amarono molto la villa e vi morirono rispettivamente nel 1657 e nel 1692. L’ex cardinale è oggi sepolto alla Sacra di San Michele.

 

 

Il periodo di Luisa Cristina

Luisa Cristina, rimasta vedova, ribattezzò l’edificio “Villa Ludovica” e lo fece ampliare con la costruzione di quattro padiglioni angolari. Fece inoltre ridecorare piano nobile e secondo piano con soffitti cassettonati e grandi fregi con soggetti storici, mitologici e venatori.

Non avendo avuto figli, quando morì i suoi beni furono ereditati da sua cugina Anna Maria d’Orleans, moglie di Vittorio Amedeo II di Savoia e prima regina della dinastia sabauda.

 

La regina Anna Maria

La nuova proprietaria nel 1694 affidò a Carlo Emanuele Lanfranchi il compito di abbassare gli alti soffitti settecenteschi e rimaneggiare i giardini. Anna scelse per lei l’appartamento dell’ala meridionale e lo fece decorare con stucchi a tema floreale e dipinti di Daniel Seiter.

A Carlo Emanuele Lanfranchi successe il grande maestro Filippo Juvarra, il quale chiuse i loggiati disposti nei cantieri seicenteschi e li riconvertì in vestiboli illuminati da finestroni. Creò inoltre il grande Salone d’Onore, la cui funzione era, ed è ancora oggi, quella di congiungere l’Appartamento del Re, situato nell’ala settentrionale con quello della regina, nell’ala meridionale.

La reggia venne ribattezzata “Villa della Regina”, un luogo di delizie e svago, che nel mese di settembre diventava sede della corte.

 

Il Settecento

Ad Anna Maria di Francia successe Polissena d’Assia-Rheinfels-Rotenburg, moglie di Carlo Emanuele III, il re che viene ricordato per la vittoria piemontese nella Battaglia dell’Assietta.

Polissena aveva qui una cameriera la cui unica mansione era di preparare la cioccolata calda. Dopo di lei la villa fu utilizzata da Elisabetta Teresa di Lorena, terza moglie di Carlo Emanuele III e poi da Maria Antonia di Spagna, consorte di Vittorio Amedeo III.

Durante l’occupazione napoleonica, al contrario della Reggia di Venaria, che venne trasformata in caserma, Villa della Regina mantenne una funzione residenziale e nel 1805 vi soggiornò l’imperatore.

Tornati sul trono, i Savoia continuarono ad utilizzare la residenza fino all’Unità d’Italia, quando cessò di far parte del patrimonio reale. Per volere di Vittorio Emanuele II divenne la sede dell’Istituto Nazionale delle Figlie degli Ufficiali che combatterono nelle Guerre di Indipendenza.

 

La scuola e il periodo di abbandono

Con questa nuova destinazione d’uso, i saloni e le stanze affrescate del piano nobile vennero adibiti ad aule scolastiche e appartamento della direttrice, mentre i due loggiati sul salone rococò ospitarono le classi di disegno e di cucito.

Umberto I fece trasferire molti arredi al Palazzo del Quirinale, tra i quali la boiserie di uno dei quattro salotti cinesi e la libreria eseguita dall’ebanista Pietro Piffetti. Nel 1909 la reggia fu set del cortometraggio muto “Spergiura!

Umberto II, durante il suo periodo torinese, dal 1925 al 1931, visitò l’edificio e la scuola.

La reggia fu gravemente danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale: i bombardamenti distrussero la splendida volta affrescata dal pittore di Molfetta e l’edificio attiguo alla Villa, detto Palazzo del Chiablese che, realizzato nel corso del XVIII secolo, ospitava la cappella con pala d’altare del pittore Daniel Seitter, anch’essa andata distrutta.

Seguì un lungo periodo di degrado ed abbandono, come accadde per la Reggia di Venaria, terminato nel 1994 quando l’edificio fu preso in gestione dalla Soprintendenza per i beni artistici e storici del Piemonte, che ne avviò i lavori di restauro.

 

Villa della Regina oggi

Villa della Regina, insieme alle altre Residenze Sabaude del Piemonte, nel 1997 venne iscritta dall’Unesco nella lista di Patrimoni dell’Umanità. La reggia aprì al pubblico nel 2006 e nei suoi giardini è stato ripiantato il vitigno Freisa, la cui prima vendemmia è stata effettuata nel 2008. È l’unica villa italiana localizzata in una grande città.

Oggi è nuovamente set cinematografico: nel 2014 è stata girata la miniserie di Rai 1 “La bella e la bestia”. È inoltre visitabile dal pubblico, che sempre più numeroso viene ad ammirare le sue bellezze e il suo splendido panorama sulla città di Torino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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